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Alla fine optarono per il rientro dalle vacanze estive, che sarebbero iniziate presto. Archer e Neville si congedarono e mancò poco che facessero il saluto militare. Raggiunsero il cornicione e si calarono nella stanza. 
Robert e T.E. rimasero seduti a guardare la luce calare rapida dietro la Radcliffe Camera e i pinnacoli del Lincoln College. 
- Se li scoprono li espellono dall'università, lo sai, vero?
- Sei stato tu a dirmi che dovevo ispirarli. - disse T.E. 
- Non è esattamente quello che avevo in mente.
- Non li scopriranno, perché sarò io a guidarli. Questa città ha bisogno di una scrollata. Vieni, facciamo due passi.
Si incamminarono sui tetti. Raggiunsero il quadrilatero maggiore e ne percorsero i lati, passando dietro le torri e poi sopra la biblioteca, fino alla meridiana. Il cielo si riempiva di stelle e la luna illuminava la distesa di tetti rendendo il percorso ben visibile.
- Vengo spesso qui. Mi aiuta a pensare.
Si appoggiarono a una guglia d'angolo e Robert si accorse che avevano raggiunto il confine dei tetti dell'Hertford College. 
Era il momento di chiederglielo. 
- Perché non vuoi che legga il manoscritto?
T.E. guardò in basso.
- Non è ancora pronto. Non lo sono io. 
- Che significa?
Gli parve che l'altro cercasse le parole adatte.
- Ci sono cose che mi è costato molto scrivere e di cui non vado fiero. Altre, beh, non ci sono proprio riuscito. Non si combatte mai soltanto per motivi ideali. Si è spinti da molte ragioni. Prestigio, ricompensa, senso del dovere, vendetta e, perché no?, perfino l'amore. Cose che possono accecarti, nel fuoco di una guerra di liberazione. Poi c'è quello che si subisce. La sofferenza, l'abbrutimento. - L'espressione si fece tetra, distante, come stesse scrutando in fondo a un mare torbido. Robert sentì un brivido. L'emozione gli inumidì gli occhi, dovette deglutire e controllare il respiro mentre l'altro continuava. - La verità è che la vita è qualcosa di talmente intimo che nessuna circostanza dovrebbe poter giustificare la violenza di un uomo su un altro. 
T.E. si riscosse e cercò di alleviare la grevità dei propri pensieri. 
- Per lo meno l'epigrafe è molto più efficace adesso. Grazie a te. 
Robert decise di assecondarlo.
- Tutti si domanderanno chi è S.A. Ma a te i misteri piacciono.
Un'alzata di spalle.
- Parlarne mi rattrista. Era la mia giovinezza, il mio Graal. Un'idea che mi spingeva a mettere in gioco tutto. Effimera, come l'impresa che ho lasciato a metà. 
Nessuno dei due seppe cosa aggiungere. T.E. chinò la testa e quando la risollevò aveva un altro sguardo. - Ho ricevuto una lettera dalla Siria. La situazione è drammatica. Lloyd George si illude di poter restare alla finestra, ma tutta l'area sta scoppiando, da Gerusalemme a Baghdad. Presto o tardi il governo sarà costretto a fare qualcosa. 
- E tu? Cos'hai intenzione di fare?
Non rispose. Si limitò a contemplare le stelle con aria sognante. Per un po' rimasero in silenzio. Poi T.E. riprese a parlare, guardando davanti a sé.
- Era una notte limpida come questa, quella prima di entrare a Damasco. Le esplosioni illuminavano il cielo oltre la collina, l'aria vibrava. I turchi e i tedeschi, prima di ritirarsi, facevano saltare le polveriere. Uno spettacolo magnifico e terribile. Il premio era là, dietro l'ultimo sperone di roccia, in mezzo all'oasi che tremila anni fa accolse i fondatori della città. La nostra promessa, la posta dell'intera guerra. - Le dita si tesero nel buio, verso la linea scura dei tetti di Oxford. - Bastava allungare la mano e prenderla. Eppure mi aggiravo per l'accampamento in mezzo a quegli accenti australiani, inglesi, ai dialetti arabi, senza sapere a quale fuoco sedermi. Avrei dovuto saperlo, invece non ero pronto alla perdita dello scopo. Le ragioni politiche svanivano e i moventi personali, i miei sentimenti profondi, erano sepolti nel deserto. Quella notte mi sono reso conto che il mio compito era finito e che me ne
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