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mia ala destra mentre avanzo verso nord. 
- Lei sembra fidarsi molto degli arabi.
- Vede, per fortuna gli arabi non sono affar mio e di questo devo ringraziare il maggiore Lawrence. Io devo occuparmi del grosso del contingente turco-tedesco, che è ancora tra noi e Damasco e non ci renderà la vita facile. - consulta l'orologio al polso, raccoglie il cappello e lo infila sotto il braccio. - Adesso purtroppo sono costretto a lasciarla. Ha intenzione di seguire la nostra avanzata?
- Vorrei documentarla, sì.
- Molto bene. Arrivederci allora.
Se ne va rapido come è arrivato, facendo risuonare i passi nel corridoio.
Lowell Thomas si guarda intorno indeciso sul da farsi. Poi si risiede e accende un'altra sigaretta. Con calma rilegge gli appunti, fino alla prima pagina bianca. Scrive in stampatello.
Lawrence degli Arabi... 
Il Principe della Mecca... 
L'efficienza inglese avrà ripristinato il telegrafo.  Il pezzo può essere pronto per la sera stessa.
Lord Dinamite... 
Che ore saranno a Chicago? 
Lawrence d'Arabia.

28. Essay Club


Io vorrei che fossimo felici, Ronald. 
La voce di Edith lo accompagnava lungo la strada, mentre passava accanto alle lapidi di St. Mary Magdalen, storte e ricoperte di muschio. Non aveva alcuna fretta, non lo aspettavano prima di mezz'ora, e poteva concedersi di passeggiare per le strade che preferiva, come un visitatore capitato lì per la prima volta. Si era affezionato a Oxford, l'idea di lasciarla non lo allettava. Eppure l'occasione che gli avevano offerto era irripetibile. 
Il viaggio al nord era stato foriero di novità e decisioni da prendere. Leeds lo aveva accolto al rumore delle sirene delle fabbriche e dei motori. Il colloquio era stato cordiale: il consiglio d'istituto non si era ancora riunito ufficialmente, ma gli avevano fatto sapere che, se voleva, il posto era suo. 
Al ritorno, Edith lo aspettava sulla soglia di casa, cercando di decifrare l'espressione sul suo volto. 
- Vuoi davvero andare lassù?
- Certo che no, preferirei restare qui. Ma voglio insegnare. Garantirvi un futuro.
Svoltò all'incrocio con Broad Street e sedette su una panchina davanti al Balliol, la valigetta sulle ginocchia. C'era un altro motivo che lo spingeva a tentare, un motivo che non aveva certo condiviso con Edith. Lasciare Oxford poteva essere un modo di sfuggire ai fantasmi. La tentazione era forte, ma poteva rivelarsi un'arma a doppio taglio. Se fossero comparsi anche altrove? Sarebbe stata una sentenza senza appello sul suo stato mentale.
- In una città piena di ciminiere e fumo?
Leeds era brutta, senz'altro. Industrie, ferrovie, quartieri operai grigi e spettrali. Ma all'università gli garantivano quello che lì sarebbe stata eresia. Avrebbe avuto mano libera nell'indirizzare gli studi letterari e linguistici, differenziandoli e allo stesso tempo rendendoli complementari. Un'occasione unica per un docente di ventotto anni alla prima nomina. 
- Credi che sia una scelta facile? Potrebbero passare mesi prima che riesca a trovare una sistemazione per te e i bambini.
- Io vorrei che fossimo felici, Ronald.
Non riusciva a non pensare al trasferimento come a un esilio, lontano da ciò che amava, persone, luoghi. Lo prese il rimpianto di ogni posto in cui aveva vissuto. L'infanzia in Sudafrica, poi Birmingham, la scuola, infine Oxford, l'Exeter College, che adesso lo attendeva dall'altra parte della strada per ascoltarlo leggere davanti all'uditorio dell'Essay Club. Un onore riservato agli ex-allievi. Con quella città aveva instaurato un legame particolare, che gli sarebbe toccato recidere, per cambiare ancora, trovare una nuova via. Le necessità non lasciavano molte opzioni. Se fosse rimasto, avrebbe continuato a insegnare senza una cattedra né riconoscimenti. Un professore senza professione.
Consultò l'orologio. Doveva andare. Si scoprì più teso del previsto, era parecchio che non leggeva in pubblico. Si era risolto a recuperare La caduta di
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