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sull'attenti.
- Buon giorno, signor Thomas. E benvenuto a Gerusalemme. - Allenby getta il cappello sul tavolo e gli elargisce una stretta poderosa. - Temo di poterle concedere soltanto pochi minuti.
- Li farò bastare, generale.
Il comandante in capo non si siede. Si appoggia al tavolo, incrociando appena gli stivali, le braccia conserte, ma fa cenno al giornalista di mettersi comodo. 
Mentre impugna gli arnesi del mestiere, Lowell Thomas pensa che è esattamente come lo immaginava. Mascella quadrata, occhi grigi, baffi affilati come baionette. Un capolavoro di estetica marziale. 
- Per cominciare, le mie congratulazioni. Negli annali non sono molti quelli che hanno espugnato la Città Santa.
- Devo correggerla, signor Thomas. Io non l'ho espugnata, l'ho liberata. 
- Oh, sì, ho avuto il privilegio di filmare il suo ingresso trionfale. Lei è entrato a piedi, senza insegne e senza bandiere.
- Vede, quando il Kaiser Guglielmo venne in visita qui, sfilò a cavallo per le strade insieme alla sua guardia reale. Da queste parti è considerato un gesto di conquista, di dominio. I tedeschi non capiranno mai questa gente.
- Lei invece sì. Qual è il segreto?
- Io voglio farlo. 
Le pagine si riempiono di geroglifici.
- Gli ebrei americani sono molto interessati al proclama del governo britannico che ha definito la Palestina... - il giornalista sfoglia il taccuino in cerca di un appunto precedente. - ..."un focolare per il popolo ebraico". Significa che appoggerete il progetto sionista? 
Allenby alza una mano.
- La mia è un'amministrazione militare, signor Thomas. Per me la politica è solo una necessità contingente. Se vuole una risposta alla sua domanda deve andare a Londra e rivolgerla direttamente a Lord Balfour.
- Quindi è incidentale che il capo dei suoi servizi segreti sia un ebreo sionista... 
Allenby non cambia espressione.
- Il colonnello Meinertzhagen è un ufficiale di Sua Maestà. Un ottimo ufficiale. Tanto basta.
L'americano china la testa in segno di resa.
- D'accordo. Poco fa ho conosciuto il maggiore Lawrence. Un personaggio singolare. Forse di lui può dirmi qualcosa.
- Il miglior combattente che abbia sotto il mio comando. E il peggior soldato. 
- In effetti dall'aspetto non lo si direbbe nemmeno un militare.
Il generale gli lancia un'occhiata indecifrabile.
- Si riferisce alla sua mascherata. Non sono un formalista, valuto in base ai risultati.
- Quindi la messinscena funziona? 
- Giudichi da solo. Diciotto mesi fa gli arabi si ritiravano davanti a Medina. Oggi ho tremila irregolari che tengono in scacco l'intera linea del Giordano.
- Sorprendente. E' vero che i turchi hanno messo una taglia sulla sua testa?
- Pare di sì. E' stato fortunato che quando l'hanno preso non l'abbiano riconosciuto.
L'americano si blocca.
- E' stato catturato dai turchi? Quando?
Il generale trattiene le parole, come avesse detto qualcosa di sconveniente, poi le lascia cadere una alla volta in tono sommesso. - Il mese scorso, mentre era in ricognizione a Deraa, al nord. Credo l'abbiano scambiato per un disertore caucasico, molti di loro hanno capelli biondi e occhi azzurri. Non devono averlo trattato con i guanti, i turchi non lo fanno mai. Bisogna ringraziare la loro ignoranza se l'hanno lasciato andare. Ma è inutile che gli faccia domande sull'episodio, non le dirà nulla. - il generale si avvicina alla finestra e guarda la città come dovesse sincerarsi che niente turbi la sua conquista. Per un momento è come se parlasse a se stesso. - Ci sono lati di quell'uomo che ho rinunciato a comprendere e credo sia giusto così. Io non sono un filosofo, signor Thomas, sono un soldato. 
L'americano riprende a scrivere.
- Capisco. Che farà Lawrence adesso?
Allenby torna al tavolo. 
- Farà a modo suo, come al solito. Ed è esattamente quello che ci serve. Scatenerà gli uomini di Feisal contro le stazioni ferroviarie tra qui e Damasco e ingaggerà la IV armata turca, tenendola lontana dalla 
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