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Il capolavoro tattico di Allenby. 
Dettaglio interessante: nessuna bandiera britannica in vista. Nemmeno in cima al palazzo del governatore. 
L'appuntamento è per le 10.00 di mattina. C'è tutto il tempo di vedere il bazaar.

- Grazie di avermi ricevuto, colonnello Storrs.
- Si accomodi, la prego, signor Thomas. Purtroppo il generale Allenby è molto occupato e non sarà qui tanto presto. 
Mentre si siede, l'americano ne approfitta per inquadrare l'uomo che ha di fronte. Aria raffinata, elegante anche nella divisa kaki; guance scavate e baffi d'ordinanza. Cortesia inglese. Il nuovo governatore militare di Gerusalemme.
- Prometto di rubare meno tempo possibile. 
- Di questo non possiamo che esserle grati. Se ho capito bene lei è qui per raccontare ai suoi concittadini cosa stiamo combinando in Medio Oriente.
Con un gesto automatico l'americano tira fuori penna e taccuino.
- Diciamo che il mio giornale vorrebbe rendere chiaro ai lettori perché vale la pena combattere questa guerra al fianco di Gran Bretagna e Francia. Cerchiamo qualcosa che vada al di là delle fredde ragioni politiche, non so se mi spiego. All'inizio mi ero indirizzato sul fronte francese, ma, a essere sincero, non ho trovato materiale interessante.
Storrs lo fissa rigido. 
- Capisco. Le trincee non sono molto accattivanti.
- Non per quello che ho in mente, in effetti.
Ebbene sì, sono uno yankee, pensa l'americano, mentre ostenta un sorriso devoto.
- Cosa vuole sapere?
- Ho sentito parlare di lotta per l'indipendenza araba. Poi questa mattina, al bazaar, mi sono imbattuto in una storia curiosa. Riguarda un certo maggiore Lawrence. In città ne parlano tutti.
- Ah. - Storrs si liscia i baffi. - E cosa dicono?
- Che si è messo a capo di un'armata di beduini e combatte contro i turchi. Che è un mago della dinamite ed è diventato una specie di eroe. 
Il militare si alza e raggiunge una porta laterale. Quando la spalanca, l'americano scatta in piedi.
C'è un uomo seduto a un grande tavolo. Indossa un vestito tradizionale, candido come la neve. Insieme alla pistola porta in cintura un pugnale ricurvo, elsa e fondina intarsiate d'oro. Quando alza gli occhi dal grosso tomo, il giornalista nota che sono di un blu intenso.
Storrs assume un tono divertito.
- Signor Thomas, le presento il maggiore Lawrence, il Re Senzacorona d'Arabia.
L'americano si fa avanti con la mano tesa.
- Questo è il signor Lowell Thomas del Chicago Evening Journal. Vuole farla conoscere agli americani.
Una stretta timida.
- Molto lieto, maggiore.
Storrs ne approfitta per accomiatarsi e tornare ai propri affari.
L'inglese lo invita a sedersi con un gesto affettato.
Il giornalista prende tempo, incredulo di ciò che vede. Vorrebbe scoppiare in una risata: è puro cinema, esattamente quello che stava cercando. Lo sguardo gli cade sul libro: parla delle rovine di Petra.
- In guerra si trova anche il tempo per l'archeologia?
- Una vecchia passione. 
L'americano estrae un pacchetto dalla giacca.
- Sigaretta?
- Grazie, non fumo. - L'inglese fa scattare un accendisigari d'argento. - Mi permetta, la prego.
 Le volute azzurre salgono verso il soffitto.
- Lo tiene per dare fuoco alle micce?
Non sembra cogliere l'ironia.
- Per la verità usiamo detonatori elettrici. - osserva l'oggetto che ha in mano. - Credo appartenga a von Falkenhayn. Questo era il suo quartier generale. - un sorriso indulgente. - Nella fretta del trasloco probabilmente lo ha dimenticato qui.
- Falkenhayn? - Lowell Thomas si guarda intorno, mentre riapre il taccuino. - Era da questa stanza che escogitava le difese della Palestina per conto dei turchi?
- Precisamente. 
- Posso scrivere che ha requisito l'accendisigari del suo avversario, allora?
- Oh, nient'affatto. Intendo ridarglielo, se ci farà la cortesia di aspettarci a Damasco, quando arriveremo.
- Bella risposta. Mi concede una breve intervista?
- Credevo avesse già cominciato.
Lowell Thomas sogghigna
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