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soccorrerlo e si sposta lungo il convoglio, per osservare meglio il crinale, dove i soldati hanno messo in fuga i beduini. 
A volte è solo, a volte guida schiere di cavalieri. Appare e scompare.
Il vento che si alza gli provoca una scarica di brividi. E' aria sabbiosa, che viene da lontano, da oriente, ricopre la mole contorta del treno, infetta le ferite. 
Tutti lo temono. Anche tu.
Qualcuno porta una seggiola da campo e Jemal si siede, la mente compressa dal vuoto. Un solo pensiero riesce a filtrare. Mancherà all'appuntamento con Allenby. 

Le bestie galoppano via sotto i colpi di frusta. Nessuno si volta, preoccupato soltanto di ritrovare la protezione del deserto. La fuga finisce quando il paesaggio cambia e i dromedari, stremati, si rifutano di proseguire.
Allora si può smontare e scoprire se si è ancora vivi, cercare le ferite sotto i vestiti.
L'inglese ne conta cinque sul proprio corpo. Tutti colpi di striscio. 
- Tu sei molto fortunato, Urens.
Ali gli porge un otre puzzolente.
- Cos'è?
- Urina di cammello. Versala sulle ferite. Impedisce le infezioni.
L'inglese esegue l'operazione con una smorfia di disgusto e dolore.
- Ci fiuteranno da miglia di distanza.
Ali sogghigna.
- Avranno il tempo di preparare i festeggiamenti. - poi diventa serio, si avvicina e gli tocca il braccio. - Oggi hai fatto tremare la terra fino a Costantinopoli. Tutti lo sapranno. D'ora in poi devi avere occhi anche dietro la testa.
Auda sta già incitando a riprendere la marcia. Uno alla volta montano in sella e si avviano verso il deserto. L'inglese sale per ultimo, dandosi il tempo di vederli sfilare con il sole alle spalle. Le tuniche bianche, i volti scuri, con i riccioli neri che scendono da sotto i copricapi. Nessuna parata potrà mai infondergli l'orgoglio e la compassione di quel momento. Vorrebbe fotografarli, ma non ha portato con sé la fotocamera. Vorrebbe, anche soltanto per lo scorcio di quella giornata campale, essere davvero uno di loro.

27. Vaughan


Quando uscirono dal pub, Jack si accorse che Warnie barcollava. Si guardò attorno, contento che fosse tardi e che suo fratello fosse in abiti borghesi. Lo sostenne e lo guidò in direzione dell'albergo. Le poche volte che approfittava di una licenza per venire a trovarlo, non accettava mai ospitalità. Non voleva avere niente a che fare con la signora Moore, per lui quella donna era come se non esistesse. Jack rispettava le consegne e non ne parlava mai, anche se sospettava che non fosse solo la sconvenienza di quella relazione a condizionare Warnie. 
Il fatto era che quello stato di cose li aveva allontanati. Dalla morte della mamma non era mai successo, erano sempre stati loro due, bambini, ragazzi, soldati. Jack era convinto che Warnie si sentisse tradito e che questo esasperasse la sua misogina. Mentre caracollavano lungo il marciapiede e sentiva l'alito etilico del fratello sulla faccia, pensò che erano riusciti a stare insieme senza rancori, nonostante il peso del non detto. La contropartita era che Warnie aveva dovuto bere forte per mantenere l'autocontrollo. Non era una novità. Di solito non si riduceva mai tanto male da non ritrovare la via di casa, ma di quando in quando gli capitava di avere bisogno di una dritta. Jack si offrì di accompagnarlo fino in camera, ma lui rifiutò, bofonchiando soltanto un buonanotte e rimandando ogni ulteriore parola alla mattina seguente.
Jack rimase sulla soglia a vederlo salire le scale, come per assicurarsi che non ruzzolasse giù appena avesse distolto lo sguardo. Non riuscì a non provare pena per lui, a non sentirsi almeno un po' in colpa, a non pensare che tutto sarebbe potuto andare diversamente. 
Si consolò con l'idea che il loro legame non si sarebbe mai spezzato e ripensando ai pomeriggi trascorsi insieme in soffitta, frugando nel baule dove si annidavano vecchi tomi mangiati dagli acari. Libri che narravano storie avventurose, di maghi e cavalieri, che erano diventate il fulcro
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