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senso. Bisogna risalire la china. - mimò il gesto di arrampicarsi. -  Mi hanno reso complice di un inganno, ma posso ancora fare abbastanza rumore da scuotere qualche poltrona.
- Chi se non Lawrence della Mecca...
- Ho finito il libro.
- Questa è una grande notizia.
- E' soltanto una bozza, c'è ancora molto lavoro da fare. Non so ancora se lo pubblicherò.
Robert estrasse il foglio dalla tasca interna della giacca. - Beh, ecco la tua epigrafe. Credo che possa diventare molto incisiva. 
T.E. la prese e la appoggiò sul tavolo senza guardarla.
- Grazie.
Robert consultò l'orologio, cercando di ignorare il proprio imbarazzo.
- E' meglio che sia a casa per cena. - Si alzò, imitato da T.E., ma rimase fermo, incerto se parlare. Quando fu sulla soglia decise di chiederglielo.
- Chi è S.A.?
T.E. non reagì, come si aspettasse la domanda e non le desse troppo peso.
- Una persona che ha offerto un pegno sproporzionato all'avventura araba. - un sorriso amaro. - Un altro fardello per la mia coscienza. 
Robert si rese conto che non era la risposta evasiva a irritarlo, ma quello smaccato egocentrismo. Avevano fatto parte di un ingranaggio troppo grande e complesso per poter ridurre tutto a una responsabilità personale. A suo tempo aveva cercato di spiegarlo anche a Siegfried, ma senza grossi risultati.
- Sbagli a tirarti la croce addosso. Siamo stati tutti vittime e complici.
T.E. si appoggiò allo stipite della porta, sfiorandolo con la guancia.
- Non cerco assoluzione. Voglio solo restituire un po' di colpi. Non sarà facile. - gli occhi risero. - In fondo la mia specialità non è l'inchiostro, ma la dinamite.

Lord Dinamite
Valle dello Yarmuk, Sud della Siria, novembre 1917


Il drago esce rapido dalla montagna con un soffio di vapore rovente. La corazza, ancora bagnata di pioggia, risplende alla luce del mattino e riflette lo scintillio del fiume. Corre parallelo al corso d'acqua senza rallentare, per incrociarlo più a ovest, dove la piana si restringe sotto la gobba erbosa del Jabal ad Duruz. E' enorme e maestoso: dodici vagoni, tirati da due locomotive al massimo della potenza. Trasportano il prezioso carico a Gerusalemme. In lontananza i tuoni del temporale sembrano le cannonate su Gaza e Bersheeva portate dal vento. In risposta il drago lancia un grido acuto, d'attacco, come se il suo passaggio dovesse spaccare il mondo in due. Affronta la curva e si lancia in discesa verso il ponte.

Quando il treno emerge dalla galleria, Jemal Pasha strizza gli occhi, abbagliato dal riverbero del cielo. Si stringe nel cappotto dell'uniforme, su cui spiccano le stelle d'argento. Nel grande salone su ruote è troppo freddo e per un attimo invidia i soldati, pigiati nei vagoni. Fuori dal finestrino lo Yarmuk si avvicina di nuovo alla ferrovia e scivola sotto le arcate di mattoni di un ponte. La locomotiva corre incontro al fiume, per sormontarlo e lasciarlo sotto le ruote. 

L'uomo avvolto nel mantello lacero osserva il drago farsi sempre più vicino.  
Non può fare a meno di ammirare la bellezza aerodinamica delle motrici e la potenza dello spostamento. 
Avanti, vieni avanti.
Se questo fosse un dipinto, pensa, avrei una lancia. 
Se questa fosse una leggenda avrei una fionda o un palo acuminato.    
La prima ruota arriva sul ponte.
Invece ho soltanto questa leva e questo innesco.
Adesso.
La terra esplode con un ruggito assordante, l'aria lo strappa via per farlo ricadere qualche metro più in là. Passano i secondi e la prima cosa che scorge attraverso il fumo è il busto carbonizzato di un uomo, il macchinista forse. Poi le proprie braccia, graffiate e sanguinanti. Tra le gambe il detonatore sfasciato. Infine il treno, inerte, le locomotive capovolte nel fiume, i vagoni deragliati. Intorno risuonano gli spari dell'attacco.

Le fucilate filtrano attraverso il ronzio dei timpani. Un inconfondibile rumore di galoppo, accompagnato dal nitrito dei cavalli. I miei cavalli, pensa Jemal. E'
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