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genitali.
Andy sentì i pensieri accelerare fino a bloccarsi. 
- Perché?
- Merito lo stesso odio. Ho tradito i miei compagni, le persone che amavo. Non ho risparmiato nessuno. - la sua faccia faceva spavento. - Devo essere punito.
Andy cercò di scacciare l'idea scuotendo forte il capo. 
- Tu sei pazzo. - riuscì a dire tra i denti.
Succhiare il cazzo ai depravati che adescava al Garden non era niente davanti a quella cosa... quella cosa insana. Provò a parlare, a dirgli quanto lo disprezzasse, ma si accorse di non riuscirci. Allora gli sputò addosso.
Lui non reagì.  
- Ti darò più soldi. Il doppio. - la voce era senza tono.
Andy impugnò la canna. Sentì il sudore tra le dita. Il cuore batteva a mille adesso, e per dio, la rabbia che provava prendeva la forma di una chiara bestemmia, che avrebbe voluto urlargli in faccia, per poi colpirlo, fargliela vedere. 
Ned si voltò.
- Fallo adesso.
Andy si mosse e in quel momento la luce esterna colse il corpo magro e pallido davanti a lui.
I peli delle braccia si drizzarono come spilli. Sbarrò gli occhi.
- Cristo santo... Oh, Cristo.
Lasciò cadere il frustino e corse fuori, giù per le scale, in strada, verso il fiume, sul ponte, al margine opposto della città, fino al limite del mondo.

26. Ritorno


Da quell'altezza la vista allargava il cuore. Lo sguardo dominava la città attorno e spaziava fino all'orizzonte. Davanti a lui svettava il campanile di St. Mary, che proiettava l'ombra sulla piazza. Sugli altri lati la foresta di guglie e comignoli di All Souls, del Lincoln e della Bodleian Library era una corona per la grande cupola della Radcliffe Camera.
Era salito lassù per distendere la mente. Adesso che la stagione volgeva al bello, rimanere chiuso tutto il pomeriggio nella grande sala di lettura dava un senso di oppressione e mancanza di fiato. Strascichi di nevrastenia da non sottovalutare. Tornare a casa dopo le lezioni neanche a parlarne. Dalla nascita di David non era più un posto dove poter studiare. Le coliche del neonato e la gelosia di Jenny erano una miscela letale per i suoi nervi. Il nuovo arrivato esercitava i polmoni con assiduità e i segni di nervosismo della sorella erano sempre più forti. La prima volta che la bimba aveva visto Nancy allattare al seno se n'era uscita con una sfilza di urla che lo avevano costretto a chiudersi in bagno con le mani sulle orecchie. La notte prima li aveva tenuti in ostaggio fino a strappare la riammissione nella loro camera da letto, dove poteva vigilare sulle poppate dell'usurpatore. Alle prime luci dell'alba Robert si era vestito senza fare rumore ed era sceso in città. 
Quello che gli dispiaceva di più era che nel caos seguito alla nascita non aveva ancora fatto in tempo a familiarizzare con suo figlio. Tra le ansie di Nancy, le premure della bambinaia e le scenate di Jenny, riusciva a malapena a intravederlo quando tornava a casa la sera. Era pronto a scommettere che sarebbe stato un tipo simpatico, lo aveva pensato fin da quando gliel'avevano scodellato tra le braccia, appena ripulito dal sangue e dal liquido amniotico. 
Per il momento però non poteva che assecondare il proprio istinto di fuga dal gineceo domestico, lasciando il piccolo in pegno della propria assenza. 
Era più difficile sfuggire agli incubi. 
Aveva di nuovo sognato il labirinto. Questa volta però era fin troppo simile alle trincee di La Bassée invase dal gas e lui ci strisciava dentro in cerca di uno spiraglio di luce e aria. Nelle orecchie il rumore sinistro del respiro attraverso il filtro della maschera e la sensazione pressante di un pericolo molto vicino. 
Il cielo diventava sempre più terso. Scacciò quei pensieri concentrandosi sul panorama, oltre il Grande Tom e i prati di Christchurch, dove la città incontrava il Tamigi. Quell'acqua andava a Londra e il pensiero non poté fare a meno di seguirla, sulle tracce di chi l'aveva piantato in asso davanti alla burrasca, portandosi via i propri
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