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patate. Chris raccontò l'aneddoto di quando i membri della T.C.B.S. erano andati ai Magazzini Barrow dopo la prova generale della recita scolastica. 
- Era The Rivals di Sheridan, vero? Non avevamo fatto in tempo a cambiarci d'abito, così quando ci togliemmo i cappotti, rimanemmo con i costumi di scena. Non dimenticherò mai le facce dei camerieri!
Mentre ascoltava la risata di Edith, Ronald pensò che era proprio quella felicità raggiunta con fatica a ingigantire la minaccia. Era la paura che l'equilibrio non potesse durare. Stava concedendo terreno alle ossessioni e proprio questo poteva compromettere ciò che voleva difendere. 
Dopo mangiato Ronald e Chris si accomodarono nello studio con le pipe e un paio di bicchieri.
Ronald temporeggiò armeggiando col tabacco, incerto su come affrontare l'argomento, ma fu Chris a toglierlo subito dall'imbarazzo.
- Dunque è qui che è successo.
Si guardò intorno, come se gli spettri dovessero apparire di nuovo.
Ronald annuì.
- Sei sicuro che siano proprio loro?
- Sì.
Per un attimo le volute di fumo li avvolsero entrambi e l'odore dolce del tabacco pervase lo studio. 
- E se ne stanno semplicemente qui e ti guardano?
Ronald scosse il capo. 
- Te l'ho scritto. L'ultima volta mi hanno chiamato per nome.
Chris accostò il fiammifero alla pipa e tirò una serie di boccate.
- Mmmh. Allucinazioni visive e uditive. So che a Londra ci sono dei medici specializzati in queste patologie. Ma non credo che il tuo caso sia così grave.
- Chi ti dice che non possa diventarlo?
Chris non rispose, per un po' si limitò a fumare. Poi tolse la pipa di bocca. 
- Sai, Rob e Geoffrey mancano molto anche a me. Purtroppo pregare per loro non allevia la sofferenza. Siamo le uniche persone al mondo che possono saperlo. Forse non è così strano che il dolore si concretizzi in immagini. Anche nello stato di veglia, intendo.
Per un attimo rimasero in silenzio, sopraffatti dai ricordi del Tea Club diventato poi Barrovian Society. T.C.B.S., nel gergo degli unici quattro affiliati. Era il tempo felice prima della crescita accelerata nelle trincee. Ronald pensò che avrebbe provato nostalgia di quegli anni anche se Rob e Geoffrey fossero sopravvissuti, ma il fatto che non ci fossero più rendeva l'atto di ricordare ingiustamente lugubre. Aveva dovuto guardare avanti, pensare alla famiglia, chiudere il passato in un vecchio cassetto, dove custodiva ancora l'ultima lettera di Geoffrey B. Smith, insieme al volume di sue poesie che lui e Chris avevano dato alle stampe a guerra finita. Il 1916 era stato un anno maledetto. Rob era morto il primo giorno dell'offensiva sulla Somme, mentre guidava i suoi uomini all'attacco. Geoffrey a dicembre, per le ferite di una granata andate in cancrena. Dalla nave su cui prestava servizio, Chris aveva mandato a Ronald una lettera con poche righe e una chiosa che non aveva dimenticato. Sono senza parole. Prego umilmente l'altissimo Signore di essere considerato degno di lui.
Ascoltò la propria voce riportare entrambi al presente.
- Non so che fare.
Chris distese i tratti del viso.
- Perché non proviamo ad analizzare la faccenda nel dettaglio?
Ronald annuì. Conosceva Christopher Wiseman da troppo tempo per non aspettarsi del metodo. Era una mente matematica, la sua specialità era scomporre i problemi in fattori primi e risolverli uno dopo l'altro. Accostò di nuovo il fiammifero al tabacco e attese con aria rassegnata. 
Chris si accomodò meglio in poltrona.
- Ricordi la prima volta che è capitato?
- Poco dopo la fine della guerra, - rispose Ronald togliendosi la pipa dalla bocca. - nella vecchia casa. Non ci ho dato peso, era un periodo difficile.
- Poi?
- Qui. Una volta di notte, l'altra in pieno giorno. A distanza di pochi mesi.
- Luoghi e circostanze diverse, quindi. - Chris si sfiorò il mento con la mano. - Queste... - cercò la parola giusta. - ...apparizioni, sono sempre uguali o cambiano? 
- Più o meno identiche. Loro
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