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ribollire il sangue. Cercò di ignorare il languore tra lo stomaco e il bassoventre, ma l'agitazione lo constrinse ad alzarsi e camminare per la stanza.
- Non hai sonno?
Si voltò di scatto, come l'avessero colto a fare qualcosa di sconveniente.
- Pensavo fossi già a dormire.
Lo prese per mano e lo condusse sul letto.
- Cosa c'è che non va?
Gli accarezzò la testa, facendogli scorrere le dita tra i capelli. Un gesto che ricordava con vividezza da quando era piccolo. Sentì la consistenza di quel corpo femminile sotto i vestiti, e desiderò esserne avvolto, sparirle in grembo, tornare a prima della guerra, prima di incontrare Paddy, prima che la morte la portasse via da lui, prima che la nascita lo strappasse all'unione perfetta. C'era qualcosa di simile alla pena nello sguardo di Janie Moore, e alla passione. Si accoccolò su di lei, in modo che i loro corpi combaciassero. Lei non smise di accarezzargli la testa mentre lui le scopriva il seno e portava le labbra al capezzolo. 
- Povero Jack. - mormorò. 
Con movimenti delicati gli slacciò i pantaloni e gli toccò il membro. Lui le sollevò la gonna. Solo quando fu dentro di lei si accorse che qualcuno stava piangendo. Era un bambino di nove anni, nascosto nella soffitta di una casa di Belfast, mentre al piano di sotto i dottori firmavano l'ultimo referto. Ad ogni spinta gli risuonava in testa la stessa parola.
Madre... madre... madre...

24. L'invocazione


Riconobbe il sorriso placido di Chris in mezzo al viavai del binario. L'altezza, unita ai colori chiari e al mento volitivo lo facevano assomigliare a un attore o a un uomo d'affari americano più che al figlio di un pastore metodista. Mentre gli stringeva la mano, Ronald si sentì già sollevato e si pentì di averlo fatto preoccupare al punto da venire fino a Oxford. Si consolò con l'idea che la lettera fosse stata una scusa per rivedersi. Raccolse la piccola valigia, ignorando le proteste dell'amico e si avviarono fuori dalla stazione.
- Come sta Edith?
- Bene. Spero soltanto che l'estate non sia troppo calda. Ti confesso che sono molto in apprensione. 
Non ebbe bisogno di ricordare all'amico che, alla nascita del primo figlio, Edith aveva rischiato di morire.
- Andrà tutto bene. - disse Chris. - Quanto è cresciuto il piccolo Johnny?
- Un ometto, vedrai.
Per tutto il tragitto fino a casa non parlarono del motivo della visita. Nella lettera che annunciava il suo arrivo, Chris non aveva fatto riferimento alla richiesta di aiuto di Ronald. Lui apprezzava quella discrezione e sapeva di essersi rivolto a Chris anche per quello. Chris volle sapere invece della domanda d'insegnamento a Leeds.
- L'ho inoltrata. Aspetto una risposta. - tagliò corto Ronald.
- Edith come l'ha presa? - azzardò l'altro.
- Così. Ha già dovuto seguirmi tante volte, ma adesso è diverso. Ci sono John e il bambino in arrivo. Sai com'è fatta, si tiene le cose dentro, ma non credo che l'idea di un altro trasferimento la entusiasmi.
- Beh, io penso che saresti un ottimo insegnante di letteratura inglese. 
- Non puoi saperlo.
- Ricordati che stai parlando con uno che studia per fare il preside. E poi, caro mio, me le ricordo le riunioni della T.C.B.S. Quando ti alzavi in punta di piedi per sembrare più alto e declamavi le tue poesie o i brani di qualche vecchia saga... 
- E' una cosa diversa.
- Ti sbagli. E' proprio quella passione che serve a trasmettere qualcosa agli altri.
Arrivarono a casa e Chris venne accolto dal calore della famiglia Tolkien al completo.
Scherzò con Edith e sua cugina Janet, consegnò a John il regalo che aveva portato, un'automobilina di latta, e lo ebbe subito ai suoi piedi. Ronald lasciò che tutto apparisse normale. Edith non doveva sapere il vero motivo di quella visita o si sarebbe preoccupata. Tanto più che il sospetto di avere esagerato andava rafforzandosi, mano a mano che lo spirito della rimpatriata pervadeva la casa.
A pranzo venne servito pollo arrosto con
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