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leggenda vivente?
- Sì.
- Beh, una volta ha preso una pistola e ha sparato fuori dalla finestra, in Turl Street. Per fortuna non passava nessuno. 
- Perché diavolo l'ha fatto?
- Non lo so. Ci sono persone così. I depressi, credo. Anch'io a volte lo sono, ma non a quel modo, cioè non davvero, voglio dire. I veri depressi possono fare del male a se stessi e agli altri. Glielo leggi negli occhi, sono anime in pena.
- E se io fossi uno dei suoi ammiratori?
- Non credo, Jack. Tu non sei il tipo che fa la corte agli eroi.
- Chi te lo dice?
- Hai fatto la guerra. Io ho potuto soltanto leggere le poesie di Sassoon. 
- Che tipo sarei?
- Sinceramente?
- Sinceramente.
Vaughan socchiuse gli occhi come per prendergli le misure.
- Secondo me sei uno di quelli che cambiano. Sei giovane, hai un sacco di tempo.
- A me sembra di non averne mai abbastanza.
Vaughan parve meditare a fondo sulle sue parole. In quel momento la faccia compiaciuta di Barfield si intrufolò tra loro.
- Allora, James, sei stato ammesso al rifugio di Jack Lewis. Benvenuto tra i pochi eletti.
- Non starlo a sentire, è un provocatore. - disse Jack.
Vaughan sogghignò. Barfield sedette in mezzo a loro.
- Una pipata, Jack?
- Perché no?
Caricarono con calma, affettando i gesti, mentre Vaughan osservava divertito, sprofondato di nuovo nel silenzio e nella sedia, le gambe distese. Jack accostò il fiammifero al tabacco finché una nuvola di fumo si alzò lenta dal fornello.
- Di cosa parlavate? - chiese Barfield.
- Del colonnello Lawrence. - rispose Vaughan. - Pare che Jack non sia attratto dalle storie avventurose che circolano sul suo conto.
Barfield sbuffò fuori il fumo.
- Oh, Jack è un severo razionalista. Il che, in effetti, è strano per un poeta. Anche se ho il sospetto che sotto la scorza vada matto per favole e leggende.
- Quelle moderne mi attirano meno. Almeno gli antichi avevano la scusa dell'ignoranza. Non vorrete davvero credere alla storia dell'eroe del deserto?
- Sospendo il giudizio, non ne so abbastanza. Devo ammettere però che... - Barfield tacque all'improvviso. 
Jack era scattato in piedi. Lo videro sfrecciare via. 
Poco più in là la signora Moore smise di chiacchierare e rimase immobile, come incantata, la cordialità pietrificata in faccia.
Jack varcò il cancello, la pipa in pugno come un'arma, a caccia della figura che era certo di avere visto sbirciare dentro il giardino. Interrogò la strada in entrambe le direzioni. Nessuno. Sperò d'esserselo immaginato. Eppure la visione era stata nitida, almeno per un momento. La faccia livida e beffarda di Eric Moran che lo spiava. Strinse i pugni fino a farsi dolere le nocche. Doveva averlo seguito. Aveva visto, profanato l'intimità del suo segreto. D'un tratto si sentì nudo e inerme, come in fondo a quella buca, insieme al cadavere del sergente Ayers. 
Ebbe voglia di gridare, non riuscì a emettere suono.

Gli ospiti si congedarono quando i raggi del sole serpeggiavano già tra i rami degli alberi. Barfield strinse forte la mano di Jack e baciò quella della signora Moore, con un vezzo d'altri tempi. Promise di tornare a trovarli. Prese sotto braccio Vaughan e lo portò via fingendo di dover trascinare un ubriaco.
- Scusate, ma proprio non regge la limonata.
La signora Moore finì di risistemare le sedie, mentre Jack preparava una cena fredda. Mangiarono come una famiglia, ma più silenziosi del solito, come se il malumore di Jack avesse bisogno di raccoglimento. 
Quando ebbero finito, Jack preparò le bottiglie d'acqua calda per il letto della signora Moore e diede la buona notte a madre e figlia. 
Sedette sul lettino nel sottoscala ripensando all'apparizione del pomeriggio. Le intenzioni di Moran sembravano chiare. Lui l'aveva colpito e Moran era abbastanza vendicativo da non fargliela passare liscia, anche soltanto per prendersi la soddisfazione di esercitare un ricatto. Quanto poteva avere scoperto? Era venuto altre volte? L'idea gli fece
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