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caldo a grandi boccate.
- Stiamo finendo le munizioni. Che facciamo, Urens? 
- Non lo so.
Non c'è acqua, né aria, il caldo uccide i pensieri. Le rocce sono lastre roventi, i fucili pezzi di metallo infuocato. Qualcuno è già svenuto, sopraffatto dal sole, lasciando una striscia di sudore mentre veniva trascinato via.
Auda cammina tra i sibili delle pallottole che sollevano schegge di pietrisco, la faccia coperta di polvere. Quando li avvista accasciati nell'ombra, sogghigna divertito e li raggiunge.
- Stanchi? Gli Howeitat hanno appena cominciato.
- Non valgono niente. Sparano molto e colpiscono poco.
Il predone fissa l'occidentale con i pugni stretti e gli occhi rossi di rabbia. 
- Procurati una bestia, inglese. E vieni a vedere.
Si rialzano mentre Auda corre su per la collina e richiama i guerrieri con grida roche che graffiano le ossa.
- L'hai fatto arrabbiare, Urens.
- Altroché. Andiamo.
Raggiungono i dromedari, poi la vetta della collina, appena in tempo per vedere i cavalieri che si allineano sull'orlo della conca.
Nasir trattiene il fiato.
- Guarda, Urens!
La scimitarra del capo si solleva a invocare su di loro la protezione di Dio e la rovina dei nemici. 
Auda!
Il coro dei guerrieri è un grido di morte che percorre la schiera e ghermisce i cuori.
Auda!
Un brulicare di formiche sulla linea di difesa dei turchi.
Auda!
La spada cala. La marea trabocca, lenta poi sempre più rapida, gli animali galoppano giù per il pendio, avvolti in una nube di polvere e rumore assordante.
I due uomini si guardano, trattenendo ancora le cavalcature. 
Il revolver luccica al sole. 
Lo sceriffo alza la frusta. 
- Auda!
Le loro voci si uniscono al turbine che invade la vallata, mentre spronano i dromedari. E' come guardare il mondo dal fronte di una valanga. Qualcuno cade disarcionato, ma niente può fermare il flagello, Auda il Terribile, Auda la Collera di Dio. Gli insetti davanti a loro diventano uniformi, fucili, uomini, facce, occhi sbarrati dal panico, corpi in fuga travolti, schiacciati, investiti da quintali di ossa e carne. Il tamburo scatta a ripetizione, la mira traballante dalla groppa della bestia in corsa, la mira di un inglese in mezzo alla tempesta, il dromedario crolla, stramazza al suolo, e lui vola lontano, come un acrobata al circo ma senza rete, sbatte a terra, ubriaco di adrenalina, il colpo gli strappa il fiato e l'udito. 
Il mondo tace. 
Prima che i turchi si avventino su di lui. 
Prima che la carica lo calpesti. 
Prima che le ossa si sbriciolino. 
La mente vola via, altrove, si aggrappa a un pensiero, ai pochi versi di una preghiera.
Signore, ero libero fra tutti i tuoi fiori, ma ho scelto le tristi rose di questo mondo.
Ecco perché i miei piedi sono lacerati, e i miei occhi accecati dal sudore.
Il tempo scorre, il cuore batte, i rumori rientrano nella testa poco alla volta, l'uragano si allontana senza toccarlo.
Quando riesce a mettersi seduto sente il corpo ancora caldo del dromedario che l'ha protetto, dividendo la fiumana come uno scoglio la corrente di una rapida. L'ultimo atto eroico della bestia che l'ha portato fino a lì. Guarda la pistola che stringe ancora in pugno e capisce. E' stato il suo proiettile a colpire alla testa l'animale. Morte istantanea.
Intorno a lui il caos sta scemando. I turchi scappano su per la montagna, falciati alle spalle, decimati, una scia di cadaveri lungo il passo. 
Poco più in là, Nasir alza il braccio in segno di vittoria nella sua direzione, mentre tiene sotto tiro un ufficiale. Auda avanza zoppicante, scavalcando i corpi, ancora in preda al fremito della battaglia. I fori di proiettile sono ben visibili sulla custodia del cannocchiale, sulla fondina della pistola e sul fodero della spada. Gli occhi scintillano, la voce è un ringhio.
- Fatti, non parole, inglese. - Guarda la carcassa arenata nella polvere. - Se vuoi venire ad Aqaba ti servirà un altro animale.

Dalle colline la vista solleva l'anima. Aqaba
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