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Riccardo Cuordileone, il re crociato che aveva affrontato Saladino. Cavalieri cortesi, uomini d'arme e poesia, in marcia verso la Terra Santa. Uno tra tutti predestinato alla più grande impresa. I pezzi andavano al loro posto, il mosaico si ricomponeva e lasciava intuire un disegno che dava i brividi.
Se l'ipotesi era giusta, allora T.E. non stava scrivendo una cronaca di guerra, non soltanto. Era la chanson della rivolta araba quella che prendeva forma nel buio della sua stanza. L'impresa nell'impresa, dedicata a una musa ispiratrice. Una musa morta, stando alla poesia, ma ancora viva nella mente del poeta. 
Robert si chiese se forse non avrebbe dovuto scendere in città. Poteva domandarglielo, pur avendo la sensazione che niente come quella domanda diretta avrebbe potuto irritarlo. Avrebbe corso il rischio, ma non quel giorno. 
Si incamminò verso casa, deciso a fare la pace con Nancy, ma dopo pochi passi vide un uomo in miniatura in fondo alla strada. Diventava sempre più grande, in balia di una fretta sgraziata. Le braccia sbattevano a casaccio come quelle di un burattino. Ci mise un po' a riconoscere Edmund. Gli andò incontro in preda ai peggiori presentimenti. 
- Sei pazzo. - gli gridò alla distanza.
Ed tentò di rispondere qualcosa ma il fiato gli morì in gola. I polmoni non gli consentivano quello sforzo. Si fermò, aspettando che fosse Robert a raggiungerlo. 
- Nancy. - dissero le labbra. La bocca era un mantice forato. - Il bambino.
Robert si mise a correre.

Lord Dinamite
Nord dell'Arabia, giugno 1917


- Cosa sono le stelle, Urens?
I due uomini sono stesi per terra, sotto il manto notturno, unica fonte di luce fin dove arriva lo sguardo. 
- Migliaia di soli. Talmente lontani che la nostra mente non può coglierne la distanza. Possiamo studiarli solo con i telescopi più potenti.
- Perché?
- Per farne un elenco e dare un nome a ciascuno. Affinché la notte non sia più un mistero.
Auda incrocia le mani sotto la nuca, la fronte corrugata dai pensieri.
- Perché gli occidentali vogliono conoscere sempre tutto? Noi arabi riusciamo a vedere Dio dietro le nostre poche stelle e voi non ci riuscite dietro tutti gli astri che studiate.
- Noi vogliamo che il mondo finisca, Auda. Vogliamo tracciarne i confini.
Il vecchio capo fa sibilare l'aria tra i denti.
- Questo appartiene a Dio. Se lo scopo della conoscenza è sommare stella a stella, allora la nostra ignoranza è piacevole.
- Può darsi che lo sia.
- Domani attaccheremo il passo di Aba El Lissan. Ci sono cinquecento turchi bene armati. Tu vorresti sapere se morirai?
- No.
L'arabo grugnisce soddisfatto.
- Allora anche tu preferisci l'ignoranza.
L'inglese rimane zitto, sorridendo a se stesso. L'uomo che ha accanto non smette di stupirlo. Per qualche minuto il silenzio torna a dominare incontrastato la notte.
- Urens?
- Sì.
- Cosa sei andato a fare a nord?
La saggia discrezione del capo lo ha spinto a conservare la domanda da quando si sono riuniti, giorni prima, in attesa del momento migliore per formularla.
- Sono andato a vedere cosa ci aspetta dopo che avremo preso Aqaba. - l'inglese si gira appena verso il capo degli Howeitat. - E visto che non so se morirò domani, vi ho portato delle fotografie. A volte un po' di conoscenza non guasta.
Il vecchio predone ridacchia nel buio e si gira sul fianco alla ricerca del sonno. 

Nasir ha le labbra spaccate dal sole e si tampona il sangue con la manica, mentre scivola all'ombra della roccia, accanto a lui.
I colpi risuonano più radi adesso. Per tutta la mattina hanno riempito la vallata. E' chiaro che il piano non ha funzionato, non c'è bisogno che lo sceriffo lo dica: i tiri dalla cresta delle colline non hanno spinto i turchi a farsi avanti. Tengono lo stretto passo in fondo alla valle, sanno che dietro di loro c'è Aqaba, forse il loro comandante si sente Leonida alle Termopoli, è troppo furbo per accettare lo scontro sul terreno aperto. 
Nasir respira il
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