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era un uomo sposato, adesso. 
Ripensò alle parole di Nancy. Riusciva sempre a mettere il dito nei suoi punti deboli. Robert provava vergogna, perché sapeva che c'era un barlume di ragione in ciò che lei diceva. Era questione ancestrale, di viscere, annidata nella mente virile dai tempi delle antiche cacce sotto le stelle del paleolitico. Quel viscido affetto d'uomini che avanzano fianco a fianco, cullando il pensiero che la bella morte è un destino auspicabile quanto l'amore. Quando la realtà mostruosa e disumana del conflitto si era rivelata in tutta la sua inutilità e gli occhi non avevano potuto non vedere, era rimasto il compianto reciproco, guardarsi le spalle a vicenda, condividere il tè prima delle ronde, le corvée e le guardie notturne, raccogliere e seppellire i morti. Se non c'era più niente di eroico nella miseria bellica che li aveva ridotti a becchini, era stata la compassione a tenerli uniti nell'obiettivo comune di sopravvivere. Oggi era la condivisione del segreto di ciò che si era visto, vissuto. E che nessuno, a casa, voleva sentirsi raccontare. 
Chissà che non avesse ragione Nancy. Forse stava ricercando quell'unità ideale lasciandosi sedurre dal fascino di T.E. Philip l'aveva messo in guardia dal suo mistero. Eppure T.E. era un enigma da risolvere, pane per i denti del poeta evocatore di miti. 
Robert si era lambiccato a lungo sugli indizi a disposizione, fino a elaborare una teoria plausibile, che partiva dai volumi sulla mensola del caminetto. 
Se vuoi sapere qualcosa di un uomo scopri cosa legge.
Il primo era La morte d'Artù di Thomas Malory, un classico della sua adolescenza. Lo aveva ripreso in mano dopo anni, con l'occhio nuovo del detective, per ritrovarci il sogno cavalleresco, la Grande Ricerca, il viaggio, la morte romantica. Qualcosa che portava direttamente al secondo libro, il meno inaspettato. Arabia Deserta di Doughty, il racconto del poeta esploratore che per primo aveva attraversato la penisola arabica. T.E. ne parlava come di un semidio, l'aveva conosciuto prima della guerra, e ora che anche lui era entrato nel circolo degli "arabi" d'Albione, figliocci putativi del sommo Richard Francis Burton, non se lo lasciava più scappare.
Infine c'era l'Oxford Book of English Verse, l'antologia dei poeti inglesi. 
Ecco che il filo iniziava a dipanarsi. 
Per qualche ragione Robert si era convinto che quei libri contenessero la chiave dei versi dedicatori che T.E. gli aveva consegnato perché li annotasse. Sfilò la poesia dalla tasca della giacca. Le immagini erano buone, ma andavano aggiustate qua e là, si potevano inserire un paio di verbi per renderle ancora più vivide. La rilesse.

a S.A.

Ti amavo, così ho tratto questa marea d'uomini nelle mie mani
e ho scritto la mia volontà nel cielo, tra le stelle,
Per conquistarti la Libertà, la nobile casa dai sette pilastri,
affinché i tuoi occhi splendessero per me
quando vi fossi giunto.
La Morte era il mio servo lungo la strada, fino a quando fummo vicini
e ti vedemmo in attesa:
Quando tu sorridesti e nella sua penosa invidia lei mi abbandonò e prese te:
Nella sua pace.
Così la ricompensa del nostro amore fu il tuo corpo gettato via per essere abbracciato
appena un momento
Prima che le soffici mani della terra esplorassero il tuo viso e i ciechi vermi trasformassero la tua debole sostanza.
Gli uomini mi pregarono di fondare la mia opera, la casa inviolata 
in tua memoria.
Ma come monumento adatto io la mandai in pezzi, incompiuta: e ora
I piccoli esseri strisciano fuori a rattopparsi le tane
nell'ombra sfigurata
del tuo dono.

Mentre ripiegava il foglio la voce di Nancy tornò a vibrargli nelle orecchie. 
Chi è S.A.?
Attraverso i secoli era proprio il vecchio Malory a suggerire la risposta all'arcano. I poeti del medioevo dedicavano i loro sonetti a una dama. Eleonora d'Aquitania come la regina Ginevra. Sua Altezza, ovvero Son Altesse. Una tradizione che arrivava alla corte di
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