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Quelli come lui non hanno amici. Solo ammiratori e amanti. 
- Non puoi dirlo, non lo conosci.
- Oh no, caro, il mondo è pieno di guerrieri che decantano le proprie imprese. 
Robert alzò la voce.
- Spiacente di deluderti, ma quell'uomo ha del talento.
Nancy forzò ancora un sorriso cattivo.
- Pare proprio che abbia trovato il suo scudiero. L'hai detto a Siegfried? Morirà di gelosia.
Il libro venne chiuso con un tonfo.
- Lasciami lavorare.
- Se almeno trovassi il coraggio di ammetterlo. La verità è che avete tutti una maledetta nostalgia della guerra. E vuoi sapere perché, Robert? Io credo che tu lo sappia. Perché laggiù non c'era nemmeno una donna a guastare il vostro idillio. Fratelli per la vita e per la morte. E noi a casa, a sostenere lo sforzo bellico.
- Noi?! Non mi risulta che tu abbia fatto i turni in fabbrica!
Li interruppe il pianto di Jenny, come ogni volta che litigavano. Un guaito che si trasformò in colpi di tosse e conati. Simulava di soffocare per farli smettere. Ricordava a entrambi che esisteva e che non avrebbero dovuto abbandonarla. 
Nancy la prese in braccio e sparì nell'altra stanza.
Per qualche minuto Robert cercò di calmarsi, ma fu inutile. Si sentiva in colpa rispetto alla piccola e a se stesso per essersi lasciato provocare da Nancy. Sapeva che quel sarcasmo era la ricompensa per la sua assenza, qualcosa che al fondo meritava, e la consapevolezza lo rendeva ancora più nervoso. Afferrò la giacca e cercò di distanziare i pensieri uscendo in fretta di casa. Attraversò il giardino e prese a camminare lungo la strada verso Youlbury. Mentre il respiro tornava regolare, recuperò la calma. L'aria era umida di pioggia appena caduta, come se milioni di goccioline fossero rimaste sospese, per appiccicarsi alla faccia e ai capelli. Trovò la sensazione piacevole e proseguì, destando il pigro interesse di un cavallo al pascolo. Solo in vista del campo di Arnold rallentò il passo.
Si fermò al margine del prato e sedette su una staccionata. Nessun segno di vita a perdita d'occhio, solo voli di rondini e uno scoiattolo temerario che attraversò il campo fino a raggiungere gli alberi. Poteva essere l'ultimo uomo rimasto al mondo. 
Qualche giorno prima aveva rivisto Peter e il suo umore era peggiorato. Sapeva che era arrivato a Oxford, anche se non si era mai procurato l'occasione di incontrarlo. Peter apparteneva alla vita precedente, prima della discesa agli Inferi e della lenta risalita in superficie. Robert aveva represso il tuffo al cuore mentre si incrociavano, a distanza sufficiente per fingere di non essersi visti o riconosciuti. Un'ipocrisia salutare per entrambi. Non erano più a scuola, quando le pulsioni naturali dovevano scavarsi contorte trincee nei meandri di quella società maschile e sessuofobica. Nel giro di pochi anni la guerra aveva imposto a tutti un sacro terrore per l'amore virile sbagliato, quello che non ricerca la bella morte, ma il bello delle forme. Rientrare nella lista nera significava emarginazione sociale e tutto il peggio che si potesse immaginare. Peter c'era andato molto vicino, quando un soldato canadese l'aveva accusato di adescamento. Era l'epoca dello scandalo dei 47.000, quando tutto il paese era stato attraversato dal sacro furore contro "la piaga" dell'omosessualità. Robert ricordava di avere pensato che se davvero, come sostenevano i grandi accusatori, il Kaiser avesse infiltrato schiere di effeminati agenti seduttori sull'isola per fiaccare l'ardore britannico, sarebbe stata la prova definitiva della sua follia. Eppure i giornali avevano preso la cosa sul serio, imbeccando le autorità e i politici, e non pochi avevano tremato. 
Per fortuna le accuse contro Peter erano cadute, ma da quel giorno Robert si era sorpreso a provare diffidenza. Per se stesso prima che per la loro amicizia. La cultura del sospetto contagiava l'anima fino ad allontanarla dalle vecchie passioni, per potersi sentire dalla parte "giusta". In fondo
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