<?xml encoding="utf-8"?>
<A HREF="055#b" NOPUSH><</A>
alberi, solo un vecchio maschio sollevò le corna imponenti per guardarlo passare. Una mandria antica, l'orgoglio del college, custodita con gelosia. Si diceva che in mezzo al branco vi fosse un esemplare albino, ma lui non scorse nessun manto più chiaro degli altri. Una volta aveva portato lì il piccolo John, perché vedesse quegli animali maestosi e si era emozionato leggendo la gioia sul suo volto. Ai versi di meraviglia era seguito il pianto al momento di tornare a casa.
Respirò a fondo e si guardò alle spalle, come accorgendosi per la prima volta di quanta strada avesse percorso. 

Baciò il piccolo e lo strinse forte, in preda a un'ansia immotivata, come avesse corso il rischio di perderlo. Una manina si avvinghiò ai suoi capelli, poi gli tirò un labbro e lui lasciò fare, con gli occhi lucidi.
Si accorse che Edith era sulla soglia della cucina.
- Hanno spostato la buchetta dall'altra parte della città?
Ronald lasciò che il figlio si accoccolasse sulla sua spalla.
- Avevo bisogno di fare due passi.
Lei sorrise e prelevò il piccolo dalle sue braccia. 
- Edith...
- Sì.
- Che faresti se io impazzissi?
Lei sorrise.
- Immagino che mi prenderei cura di te. Ma che razza di domanda...
- E' successo a molti tornati dalla Francia. Certe patologie possono manifestarsi anche dopo anni.
Edith scosse il capo divertita.
- Oh, non tu, Ronald.
Sparì oltre la porta continuando a scuotere la testa. Lui si affacciò nello studio titubante. Nessuno.
Sedette alla scrivania e poco dopo la sentì entrare.
- Mi dici cosa succede? Vuoi farti visitare?
- No. No, sono solo preoccupato per te. - le posò una mano sul ventre ingrossato. - E per il bambino.
Gli accarezzò la testa. 
- Sbagli, andrà tutto bene. - lo sguardo le cadde su un foglio. - Questo cos'è?
- Un modulo.
- Lo vedo.
Ronald non la guardò negli occhi e si affrettò a infilare il foglio nel cassetto. Poi pensò che tanto valeva dirglielo.
- Si è liberato un posto all'università di Leeds.
Lei si ritrasse e rimase zitta per un momento.
- E' lontano. - disse.
- Pensavo di provare. Certo si tratterebbe di trasferirci ancora, ma sarebbe un lavoro sicuro. Una carriera stabile. Insegnare mi piace.
La voce andò spegnendosi. Attese la reazione della moglie come una sentenza. Avrebbe preferito non dirle niente finché non avesse saputo qualcosa di più concreto.
Edith tornò ad avvicinarsi.
- Tu non impazzirai mai, John Ronald Reuel Tolkien. Sei come quel pino al giardino botanico. Un albero con salde radici. - Assunse un tono canzonatorio. - Solo non molto alto.
Lui finse di risentirsi, poi scoppiò a ridere.

21. Sua Altezza


Il giorno di Pentecoste, mentre Artù e i suoi cavalieri sedevano alla Tavola Rotonda per il banchetto annuale, un eremita comparve a corte e chiese perché il Seggio Periglioso fosse vuoto. Re Artù rispose che sedervisi era morte certa per chiunque eccetto il cavaliere predestinato alla più grande impresa.
- Chi è il prescelto? - chiese l'eremita.
- Ancora non ci è dato saperlo. - rispose il re.
- Allora vi dirò che verrà concepito e nascerà quest'anno. Egli siederà sul Seggio Periglioso e conquisterà il Santo Graal. 
Con queste parole l'eremita sparì.

- Hai un'amante, Robert?
Alzò gli occhi dal libro e si voltò a guardarla sorpreso. Nancy era sulla soglia dello studio con i capelli macchiati di tempera e cibo della bambina. Jenny doveva appena aver finito di pranzare e si stropicciava gli occhi tra le gambe della mamma.
- Prego?
- Chi è S.A.?
Robert capì l'equivoco e sorrise.
- Ho una mezza idea, ma vorrei saperlo anch'io.
- Mi prendi in giro?
- Non dovresti frugare nelle mie tasche.
- Così non troverei poesie d'amore.
- Così non ti faresti idee sbagliate. Ti sembra la mia scrittura? E' di Lawrence. E' la dedica del suo libro.
Lo guardò con un odioso sorriso di supponenza. 
- Non riesci a stargli lontano, eh?
Robert sospirò.
- E' mio amico.
- Sei patetico.
<A HREF="057" NOPUSH>></A>