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seguente.
Gordon era sgattaiolato via in fretta, con l'aria di chi si sente in colpa. 
Ronald si staccò dalla buchetta, come un nuotatore che azzardi lasciare la boa che lo tiene a galla. Si spinse oltre St. Giles' Street e proseguì senza meta, ascoltando i propri passi sul marciapiede. Aveva bisogno d'aria, voleva guadagnare tempo prima di rientrare nello studio.
John Ronald. 
Rimasto solo, aveva preso carta e penna e iniziato a scrivere una lettera all'unica persona che poteva aiutarlo. 
Chris. 
L'altro sopravvissuto della vecchia banda, generosamente risparmiato dagli U-Boot del Kaiser. 
C'era voluto diverso tempo per scegliere le parole. Non voleva apparire sconvolto, ma razionale e in grado di fare fronte alla cosa. Gli aveva raccontato dei sogni a occhi aperti. Per qualche ragione si rifiutava di definirli allucinazioni. Forse sperava che gli dicesse che capitava anche a lui, per avere qualcuno con cui condividere la sventura. Chris era comprensivo e generoso, lo aveva sempre incitato e forse anche capito più degli altri. Non riusciva a immaginare nessuno che potesse confortarlo meglio di lui. Nemmeno Edith, che doveva essere preservata da quella preoccupazione. Mentre chiudeva la busta e scriveva l'indirizzo si era sorpreso a pensare a Lawrence, al loro incontro al museo, mesi prima, e al fatto che avebbe potuto parlare anche con lui. In certi momenti di innata intimità è più facile confessarsi con un estraneo che con un famigliare. Nessuna implicazione. Solo tu, lui e Dio. Non riusciva a immaginare come qualcuno potesse rinunciare a quel conforto. Eppure iniziava a convincersi che il suo caso non fosse materia per un prete, quanto piuttosto per un medico. 
Aveva detto che usciva a imbucare una lettera, ma a voce bassa, sentendosi come uno che sta scappando. Le donne erano troppo occupate con le faccende per badare al suo annuncio. 
Camminò a lungo. La strada fece una curva a gomito e svoltò a sud, fino ai campi sportivi ripuliti dalla neve. Era in corso una partita di rugby. Si fermò a guardare i giocatori, riconoscendo i colori del Balliol, ma non quelli della squadra avversaria. Il campo da gioco era troppo lontano per riuscire a decifrare le grida d'incitamento. 
Si rivide sul prato della scuola di Birmingham, schizzare veloce sulla fascia laterale, la palla stretta sotto il braccio, con gli avversari che lo braccavano dappresso. Una torsione del busto, appena il tempo di sbarazzarsi dell'ovale, prima di essere travolto e sbattuto giù. Ricordava le nuvole sopra di sé, mentre giaceva sull'erba fangosa e sentiva il sapore del sangue in bocca. Non riusciva a parlare, si era morsicato la lingua. Una voce diceva che bisognava portarlo in infermeria. 
Un salto della memoria lo proiettò in un angolo della biblioteca della scuola, curvo sul fornellino ad alcool a preparare il tè proibito del pomeriggio. La Tea Club Barrovian Society era al gran completo. Rob aveva portato uno dei suoi disegni e la riproduzione di un dipinto di Luca Della Robbia. Geoffrey una poesia scritta di suo pugno e una scatola di biscotti. Chris del té nero scovato ai Magazzini Barrow.
E tu, John Ronald, cos'hai portato?
Si rese conto di non ricordarlo più. Qual era stato il suo contributo all'ultima riunione della società? Un brano del Beowulf? O forse del Sir Gawain? Rivide le facce perplesse degli amici in attesa di una risposta, ma la lingua doleva, come se non gli avessero ancora tolto i punti. Eppure gli sembrava che l'incidente risalisse ad almeno un anno prima. La distanza giocava strani scherzi di prospettiva.
Si staccò dai ricordi e riprese a camminare, con la mezza intenzione di raggiungere il giardino botanico. Invece svoltò per una stradina laterale, che costeggiava il parco del Magdalen College. Oltre il canale il Nuovo Edificio torreggiava solitario in mezzo alla spianata, solido e squadrato, con le sue cento finestre anonime. Oltre il cancello i daini brucavano tranquilli sotto gli
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