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torvo attraverso le fiamme.
- Quanti erano i cavalieri di questo tuo re cristiano?
- Centocinquanta. 
Un grugnito di soddisfazione.
- Auda ne radunerà cinquecento. E prenderà Aqaba, se Dio lo vorrà. Così un giorno qualcuno scriverà anche di me.
I commenti si levano più alti.
- Qualcuno dovrebbe farlo, sì. Ma è incauto far precedere al gesto le parole.
La bocca sdentata del guerriero si apre in un ghigno.
- Vedrai, Urens. Vedrai come lavora il vecchio Auda.
All'alba, quando la compagnia si divide, l'esiguo drappello che punta a nord riesce ancora a sentire il grido di Auda che rimbalza contro le montagne.
- Tra due settimane, inglese! Se ritardi comincio la guerra senza di te!
L'eco di una risata arcigna raggiunge i cavalieri sulla pista. Il più esile di loro, avvolto nella veste polverosa dei beduini, sorride sotto la stoffa che gli ricopre la bocca.
Uno dei compagni sprona il dromedario per affiancarlo.
- Urens, adesso me lo puoi dire chi dobbiamo incontrare su al nord. 
- Un fotografo. - un'occhiata divertita all'espressione incredula dell'altro. - Non temere, saremo all'appuntamento con Auda.
Le bestie vengono lanciate al piccolo trotto sul terreno più soffice.

19. Buio pesto


Era stata una giornata faticosa, frammentata dalle incombenze più diverse. Aveva spalato la neve dal giardino della signora Moore, oliato il cancello perché la serratura non gelasse, accompagnato Maureen a lezione di violino, fatto i preventivi delle spese domestiche, ripulito lo sgabuzzino e preparato la cena. Il tempo non era passato in fretta, aveva dovuto forzare il corpo a compiere ogni gesto ignorando la stanchezza e l'emicrania. 
Il tragitto in bicicletta fino al college, attraverso le strade già buie e ricoperte di nevischio fangoso, gli sembrò lungo il doppio del solito. Dopo cena, mentre cercava di strappare qualche ora di studio al mal di testa nella sala comune, Jack si scoprì a guardare Darsey con astio. Il compagno di stanza era tornato dal White Horse pieno di birra e storie su Lawrence d'Arabia. Aveva offerto da bere a un paio di borsisti di All Souls, in cambio di qualche racconto orecchiato davanti al camino. Trasudava entusiasmo e puzza di fumo. 
Lo lasciò parlare, premendo le dita sulle tempie pulsanti. Blaterava di traversate a dorso di cammello, bivacchi sotto cieli stellati, attacchi alla ferrovia. Non gli diede corda, ma non riuscì nemmeno a interromperlo, ipnotizzato dalla stanchezza e dal profluvio di parole. Le difese iniziavano a cedere. Darsey era troppo preso dal romanzo della guerra nel deserto per accorgersi del suo malessere, così la rabbia antica affiorò di nuovo, poco a poco, una lenta marea di frustrazione e disgusto che gli affannò il respiro.
- Una storia incredibile. - stava dicendo Darsey. - Incredibile!
Nel mondo di Darsey ogni cosa aveva un risvolto positivo, bastava cercarlo, la malafede non aveva cittadinanza. Era andato a stanarlo per spacciargli quella sua ingenuità da bambino mai cresciuto. Darsey non aveva visto l'orrore, non sapeva cosa fosse portare il peso delle conseguenze a schiena nuda.
- Tu dov'eri, Charlie? Impiegato al Ministero della Guerra?
La domanda a bruciapelo bloccò l'amico. Guardò Jack con meraviglia, riconoscendo un tono minaccioso. Spalancò gli occhi e le braccia con l'aria di chi ostenta la propria innocenza.
- Lo sai che ho fatto il passacarte per due anni. A quale muro vuoi fucilarmi?
Jack mise da parte i fogli e si sporse sul tavolo.
- Mio fratello è alcolizzato. 
Darsey lo osservò confuso. Jack non l'aveva abituato alle confidenze.
- Ha iniziato a bere per scacciare il tremito che lo prende ogni volta che sente un rumore più forte di questo.
Una botta secca sul tavolo. La violenza del gesto fece trasalire Darsey. Jack continuò.
- Il mio ricordo più nitido è il torace squarciato del sergente Ayers. A volte mi sembra ancora di sentire quell'odore e mi viene da vomitare, non riesco più a mangiare.
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