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un'estrema forza di volontà. Laggiù nel Wadi Safra, circondato dai suoi uomini litigiosi e male armati, frustrato dall'inazione, era un diamante incastonato in una montatura di stagno. La speranza più genuina che gli arabi potessero custodire. Aveva il portamento, la grandezza di spirito, l'onestà e l'intelligenza per essere un capo. Ma bisognava metterlo in condizione di diventarlo e per questo servivano armi e denaro. In fretta, prima che i turchi capissero di poter spegnere la rivolta in una sola mossa. 
Allungò la mano per prendere il bicchiere d'acqua sul tavolino. Il silenzio era tale che lo sentirono deglutire. Depose il bicchiere con calma, assaporando l'attesa. Infine tornò a rivolgersi a loro.
- Prima di ripartire diedi in pegno alla nostra amicizia la promessa che le cose sarebbero cambiate presto. Andai a Karthoum e al Cairo per convincere i miei superiori e ottenni le rassicurazioni che chiedevo. Tornai in Arabia con l'incarico di consigliere militare presso il principe. Lo raggiunsi nel suo nuovo quartier generale, sulle colline dietro Yenbo, una cittadina sulla costa tenuta dalle nostre navi da guerra. Gli diedi la buona novella, riscattando la sua fiducia, e ridiscesi in città. Non sapevo che il rastrellamento turco era già cominciato. 
Si interruppe, distratto dalla porta che si apriva. Un ritardatario entrò in punta di piedi, rosso d'imbarazzo, e sgattaiolò nell'angolo.
- La mattina dopo mi svegliarono le grida d'allarme. Salii sul camminamento della porta orientale e da lassù li vidi. - con la mano tracciò una linea invisibile a mezz'aria. - Duemila cavalieri riempivano l'orizzonte. Feisal cavalcava alla testa, il cielo si tingeva d'oro alle loro spalle. Non ho mai visto nulla di così maestoso come quella ritirata. Avevano provato a resistere all'artiglieria turca con i loro ferrivecchi, poi avevano dovuto sganciarsi e abbandonare l'accampamento. Eppure l'ingresso in città era trionfale. Capii che avevo fatto la scelta giusta, ma che ogni sforzo poteva ancora rivelarsi vano. Se i turchi fossero avanzati fino a lì, niente avrebbe impedito la sconfitta definitiva dell'armata araba.
Li lasciò di nuovo in bilico per qualche istante, prima di riprendere. 
- Trascorsi la notte su una delle navi. Mi addormentai, convinto che entro poche ore il rumore degli spari dalla terraferma mi avrebbe svegliato. Invece non accadde nulla. L'alba arrivò e capimmo che i turchi avevano rinunciato ad attaccare. - lo sguardo tradì un guizzo luminoso - Quella notte perdettero la guerra. Il fuoco della rivolta era pronto a divampare. 
La pendola batté le nove, quasi che anche il tempo si fosse piegato al ritmo del racconto, ma nessuno cercò conferma sul proprio orologio. Li aveva condotti lontano, dove le ore duravano giorni e settimane. Oxford era un luogo remoto, un'isola solitaria circondata dai flutti e dalle nebbie, a cui nessuno bramava tornare. 
- Radunammo le forze per muovere a nord. Cinquemila cammellieri e cinquemila fanti. Mitragliatrici e cannoni, finalmente, e le navi di rincalzo dal mare. Perfino un idroplano. Eravamo consapevoli che qualcosa di grandioso stava cominciando. Espugnammo Um Lejj e Wejh, sulla costa. I turchi opposero poca resistenza, mentre ogni giorno che passava gli arabi diventavano più credibili agli occhi dell'Alto comando britannico. Al Cairo si entusiasmarono e promisero nuova artiglieria e nuovo oro. Ci spedirono anche due autoblindo Rolls Royce. - si trattenne. - Ma dissero a Feisal di fermarsi. 
Lasciò la frase sospesa nella stanza, come per assicurarsi che tutti lo seguissero, di non aver perso nessuno lungo la pista che stava battendo.
- L'Alto comando voleva che tagliassimo la ferrovia per isolare la guarnigione turca di Medina e costringerla alla resa. Dal loro punto di vista combattere per la seconda città santa dell'Islam era quanto di meglio si potesse offrire ai nostri alleati arabi. - cercò gli sguardi che lo attorniavano. - Si sa che
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