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Altezza, gli inglesi combattono anche in Francia, ma i francesi non temono per la propria libertà.
- L'Hejaz non è la Francia, tenente Lawrence. E' un paese debole e diviso. 
Un refolo di vento filtra attraverso i tendaggi, portando odore di terra e piante, richiami distanti, liti di dromedari. 
Ogni reticenza sarebbe fuori luogo, le carte sono sul tavolo, la sincerità è l'unica mano vincente.
- La scommessa della rivolta è questa. Trasformare gli arabi in una nazione. Renderli capaci di decidere per il proprio bene.  
Un sospiro profondo. Il principe si sposta verso i cuscini che circondano il grande tavolo basso e scosta dai fianchi i lembi del mantello.
- La vostra idea del bene è molto diversa dalla mia. Un bene imposto con la violenza è comunque causa di dolore. 
Quell'uomo sa di non avere scelta. Esternare la propria dolente consapevolezza è il suo modo di farglielo sapere. Non resta che insistere. 
- Io credo che i sogni degli arabi e le aspirazioni dell'Inghilterra possano coincidere. Sono qui per renderlo possibile.
Feisal si siede e fa segno di accomodarsi sul tappeto accanto a lui. 
E' fatta.
A un battito di mani vengono portati datteri e latte appena munto. Il principe aspetta che l'ospite si sia servito, prima di esternare l'ultimo pensiero.
- E' difficile essere devoti a due padroni. C'è soltanto un tipo d'uomo che può riuscirci ed è colui che combatte per se stesso. Ma quell'uomo io non lo invidio, perché nessuna causa gli appartiene davvero. La sua è una strada solitaria.

18. All Souls


- Colonnello...
Distolse lo sguardo dalle fiamme e dai ricordi. Qualcuno lo aveva appena sfiorato. 
- Colonnello, si sente bene?
Un ragazzo lentigginoso con un accenno di baffi sottili. 
Si contrasse nell'angolo del divano. 
- Sì... certo, sì. Grazie.
Ned guardò l'orologio alla parete. Mezz'ora era passata in un minuto. Qualcuno doveva essersi preoccupato nel vederlo fissare il fuoco a quel modo. Si accorse che fuori aveva preso a nevicare. Grossi fiocchi candidi si appiccicavano al vetro delle finestre e scivolavano giù.
Il ragazzo sedette.
- Mi chiamo Neville. Desmond Neville, signore. Mi chiedevo... Posso farle una domanda, signore?
Lo osservò meglio. Si chiese se fosse l'ingenuità a dargli il coraggio. Si accorse che i pochi studenti nella sala comune erano zitti e attenti alla conversazione. Immaginò che avessero tirato a sorte chi dovesse farsi avanti, ma forse era una malignità partorita dalla depressione.
- Non siamo più sotto le armi, Neville, e io non sono così vecchio. Chiamami T.E.
L'altro lo guardò titubante. 
- Qual è la domanda? - lo incoraggiò lui.
Un sorriso incerto. 
- Com'è il deserto? Voglio dire... la prima volta che uno lo vede.
Osservò il giovane come gli avesse sottoposto un enigma. Il silenzio era totale, il respiro sospeso. 

Seduti sui divani, qualcuno sul pavimento, lo attorniavano catturati da ogni parola, nella quiete densa della sera. Erano arrivati poco alla volta, mano a mano che la voce si spargeva per i corridoi e nelle stanze. L'uomo che contendeva la fama a Francis Drake e Richard Burton aveva iniziato il racconto. 
Fuori la neve cadeva lieve, ricopriva i tetti e il cortile con un manto bianco di silenzio. 
Al tepore di quell'unione d'anime, eletta a platea intorno al fuoco, Ned fece scorrere lo sguardo sui volti, quasi dovesse rivolgersi a ciascuno, nome e cognome, per ringraziarlo dell'attenzione.
- Sbarcai in Arabia convinto di una cosa soltanto: una rivolta ha bisogno di una guida che ne incarni lo spirito. Appena lo incontrai seppi che l'uomo che cercavo era il principe Feisal, il terzogenito di re Hussein. Da ragazzo aveva vissuto a Costantinopoli e servito nell'esercito turco. Conosceva la diplomazia dei governi e poteva elencare nel dettaglio ogni difetto del suo popolo. Questa consapevolezza gli solcava il volto di rughe profonde, nonostante fosse giovane, e lo spingeva a contrapporre alla sorte
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