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fa barcollare come un ubriaco fino a perdere l'equilibrio. E la pietra non si sbriciola per il caldo, ma per la pioggia. Il caldo tutt'al più la lucida, la spacca, l'annerisce, spesso la deforma. - sorrise ancora. - Ma sono i cavilli di uno che ha rischiato davvero di morire di sete, non farci caso.   
Robert prese i fogli.
- Tu puoi essere un'ispirazione. - indicò gli edifici del college, oltre la finestra. - Puoi farli sentire uniti, dopo quello che hanno passato.
Lo vide accarezzare la statuetta d'argilla.
- Non ho intenzione di illudere più nessuno.
- E gli inservienti? 
- Volevo soltanto vedere la faccia che avrebbe fatto il preside.
Aveva l'aria noncurante adesso, come stesse inseguendo altri pensieri.
- Se una minima parte di quello che racconta Lowell Thomas è vera...
Robert tacque davanti alla mano alzata. 
- Ti prego. Thomas ha fatto di me un idolo da avanspettacolo. Avrei dovuto accorgermene la prima volta che lo incontrai a Gerusalemme, invece di mettermi in posa per lui. 
- Non ti chiedi perché l'hai fatto? - insinuò Robert. - Magari perché credi nella forza delle storie almeno quanto me.
- Voleva un eroe da mettere in mostra per convincere gli americani che la guerra era una cosa buona e giusta. Sono stato al gioco. 
- Tu volevi che si parlasse della rivolta, che tutti sapessero. E' stato utile allo scopo.
T.E. storse la bocca. - Allo scopo di chi? - alzò lo sguardo sul ritratto sopra il camino. - Abbiamo fatto combattere gli arabi in cambio di promesse che sapevamo di non poter mantenere: l'indipendenza e Damasco come capitale. Ci siamo spartiti la loro terra con i francesi e adesso a Whitehall cadono dalle nuvole perché il Medio Oriente è in subbuglio.
Si interruppe, la rabbia svanita in un istante.
- L'hai scritto sul giornale, l'hanno letto tutti. - disse Robert. - Per questo ti ammirano ancora di più.
- Non capisci. - sbottò T.E. - Se io fossi davvero quello che credono, sarei ancora laggiù a combattere. Sarebbe il solo modo di riscattarmi.
Robert lo vide incupirsi. Era consapevole che ciò che stava per dire non avrebbe mutato l'umore dell'amico.
- Stai scrivendo la storia della rivolta. Anche questo è combattere. 
L'altro annuì.
- E' l'unico motivo per cui ho accettato di farlo. - estrasse un foglio dalla tasca. - Hai detto che vuoi sdebitarti. Mi serve il tuo consiglio.
Robert scorse i versi vergati a penna.
- L'hai scritta tu?
- Vorrei che diventasse l'epigrafe del libro. Ti va di aiutarmi?
- Volentieri.
- Ti sarei molto grato se la leggessi più tardi.
- Certo. - disse Robert trattenendo la curiosità. 
Ripiegò il foglio e lo intascò.
- Visto che lo sciopero è finito, Burnes vorrà senz'altro offrirti un boccale. Vado a chiamarlo.
Quando rimase solo nella stanza, Robert dovette forzarsi per non pensare alla poesia che aveva in tasca. Sarebbe stato imbarazzante farsi trovare intento a leggerla. Si alzò e andò sotto il ritratto del principe Feisal. Interrogò quello sguardo come potesse rivelargli i segreti dell'uomo che aveva lottato al suo fianco. Ispezionò la mensola, senza toccare nulla. La campanella d'ottone puntellava due volumi malconci e un terzo meglio conservato. 
Se vuoi sapere qualcosa di un uomo, scopri cosa legge. 
I titoli di costa erano grattati e rovinati dall'usura, ma si riuscivano ancora a decifrare. 

Lord Dinamite
Wadi Safra, Hejaz, giugno 1916 


Il principe è una statua di lino bianco. Il copricapo scarlatto incornicia il volto magro ed emaciato, le lunghe ciglia abbassate a celare lo sguardo, come se gli occhi avessero visto abbastanza da non voler guardare ancora. La voce è una cantilena gentile. 
- Noi siamo legati agli inglesi per necessità, ma siamo consapevoli che sono alleati troppo grandi. Molti tra la mia gente credono che il vostro aiuto non sia affatto disinteressato e che presto o tardi vorrete stabilirvi qui. Che prenderete il nostro paese, come avete fatto con l'Egitto e il Sudan. 
-
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