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ritrovarono davanti a una selva di teste e colli allungati sulla soglia della hall. Robert sfruttò la statura per avere una visione chiara delle tavolate. Non erano apparecchiate, nessuno aveva allestito la sala. 
Sciopero. 
Qualcuno stava dicendo che nemmeno le camere erano state pulite, biancheria e lenzuola erano ancora ammucchiate nelle stanze. 
Sciopero.
Robert rise. Stava succedendo davvero.
Cercò T.E. e lo scorse appoggiato a una parete, in disparte. Osservava la scena senza nascondere il compiacimento. Il preside riceveva le richieste degli inservienti, indeciso su quale contegno tenere. Nessuno lo aveva preparato a quella circostanza, perché nessuno aveva mai organizzato uno sciopero nell'ateneo. Il risultato era che riusciva soltanto ad apparire ebete più di quanto non fosse. La corte dei professori si strinse intorno a lui, mentre annunciava che il provvedimento sull'orario veniva ritirato. 
Robert iniziò a battere le mani da solo, subito seguito da Burnes e piano piano dagli studenti che assistevano all'evento, finché un lungo applauso riempì la sala. Dal suo angolo T.E. gli rivolse un inchino e un sorriso lusingato.

- Dovresti spendere una parola anche per loro. - disse Robert.
Camminavano nel cortile grande, sotto l'occhio ciclopico della meridiana. Gli studenti che uscivano dalla biblioteca si fermavano per stringere la mano a T.E. o gli indirizzavano cenni di saluto. Robert si chiese il perché di quella promenade, se non per assaporare il plauso del momento.
- Molti hanno conosciuto troppi ufficiali indegni di fiducia per non apprezzare un tipo come te.
- Io non sono una guida, non più. - un sorriso amaro. - Non una di quelle buone, comunque.
Qualcuno intonò un hurrà, dall'altro lato del quadrangolo.
- Quello che hai fatto in guerra dice il contrario. Vogliono soltanto sentire una storia che possa ispirarli. E' a questo che servono le storie, no? A infondere coraggio, a sentirsi meno soli.
T.E. gli lanciò un'occhiata di sottecchi.
- Intravedo uno spilungone in mezzo al gruppo.
- Lo ammetto, - disse Robert, - sono curioso. Quanto ti manca per finire? 
Percepì una rigidità improvvisa.
- Me lo ha chiesto anche Hogarth. La risposta è la stessa: non lo so.
Il tono era freddo, quanto bastava a segnalare che era stata superata una linea invisibile. Robert si trattenne e decise di cambiare discorso. 
- Hai letto la mia raccolta?
Il corpo minuto di T.E. si distese. Infilò le mani in tasca, contento che la palla fosse tornata nell'altra metà del campo.
- Country Sentiment. L'ho letta. Il titolo rispecchia il mutamento.
Stavano tornando indietro, camminando lenti, verso il cortile piccolo e gli alloggi.
Robert rimase in ascolto.
- Nessun riferimento alla guerra. - proseguì T.E. - Perfino ninnananne e filastrocche. Qualche stupido dirà che Graves si è rammollito. A me è venuta voglia di sapere dove porterà questo nuovo corso.
Robert annuì. Presero le scale e raggiunsero la stanza di T.E. L'odore dolce e speziato investì Robert appena varcata la soglia.   
- Hai dato un'occhiata anche alle nuove poesie?
T.E. lo invitò a sedersi. - Ho fatto come hai chiesto. - tirò fuori da un cassetto una risma di fogli dattiloscritti. - Le annotazioni sono a matita. 
- Dovrò sdebitarmi in qualche modo. - Robert allungò una mano avida, ma T.E. prese a sfogliare il plico. 
- Beh, che ne pensi?
T.E. si mise ritto sul basamento del camino.
- Ritorno è la mia preferita. "Ora è finita la maledizione dei sette anni, che mi portò lontano da questa terra gentile, dal ramo di gelso e di melo e dalle frasche gommose flesse dal vento dell'ovest, a bere la brina dai laghi ghiacciati e arrotare i denti sulla sabbia." - un sorrisetto. - Eccomi allo specchio, a chiedermi se è finita davvero. - porse il plico a Robert. - Avrei qualcosa da ridire sull'immagine della seconda strofa. La sete non è "vuota". La sete è un'agonia straziante che ti lascia a bocca spalancata e ti
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