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facile entrare in quell'effimera sintonia, ma qualcosa glielo impediva. L'ago che puntava a nord era il senso di responsabilità, l'àncora che lo teneva con i piedi ben saldi a terra e gli consentiva di sopportare il peso. Era troppo cresciuto e troppo stanco per perdere tempo con la politica.  
Scivolò a distanza da Darsey e senza parlare gli fece capire che se ne sarebbe andato a dormire. L'altro indicò Walton, poi scrollò le spalle e tornò ad ascoltare.
Jack raggiunse la camera, tolse giacca e camicia, recuperò un asciugamano e andò in bagno, dove prese a strofinarsi i capelli davanti allo specchio.
Moran si radeva alla luce della lampada, la faccia insaponata.
- Come mai non sei di là?
Aveva il solito tono fastidioso.
- E tu? - ribatté Jack senza guardarlo.
Il raschio della lama sulla pelle gli diede i brividi.
- Molto rumore per nulla. - disse Moran con aria di sufficienza. - Sentono arrivare la primavera e scalpitano. Non hanno cambiato le cose i tumulti dell'anno scorso e vorrebbero riuscirci adesso... 
- Senza fucili non è una cosa seria, vero? - incalzò caustico Jack. - Ma non mi pare che tu sia in Irlanda a lottare per l'indipendenza. 
Moran scrollò le spalle.
- Almeno io non ho combattuto per chi occupa il mio paese, come certi fessi che conosco.
Jack deglutì la rabbia senza ribattere. Moran continuò a radersi.
- Dove sei stato? - chiese dopo qualche secondo.
- Non credo ti riguardi. - rispose Jack.
- E se qualcuno fa una soffiata ai decani?
Jack fissò la propria espressione nello specchio. 
- Cos'è che fanno alle spie i tuoi amici dell'I.R.A.?
Moran sogghignò.
- Sei uno sciocco, Lewis, se credi che in questo posto si possa conservare un segreto.
Jack immaginò di voltarsi e colpirlo, ma non voleva dargli soddisfazione. Era abbastanza stanco ma non abbastanza annebbiato per lasciarsi andare. Finì di asciugarsi e recuperò le sue cose.
- Chi è Paddy?
La domanda gli si piantò tra le scapole. Jack restò immobile, contratto, mentre la lama lo attraversava. Avrebbe voluto fingere di essere morto, come le lucertole quando vengono intrappolate. 
Sentì l'altro riporre rasoio e pennello nell'astuccio.
- C'è soltanto una sottile parete che divide i nostri letti. Ti hanno mai detto che parli nel sonno? - Moran gli passò alle spalle con aria beffarda. - 'Notte, Lewis.
Jack dovette attendere che il respiro si facesse lento e regolare per rientrare in camera. 

16. La regina delle fate


Si voltò a cercare Edith e la vide ferma con le braccia al petto, pochi passi indietro.
- Andiamo. Non essere sciocca, è domenica.
Ronald lanciò un'occhiata attorno. Il sagrato di St. Aloysius non era affollato. I cattolici in città erano una piccola schiera, ma a lui non piaceva farsi notare a quel modo.
Tornò indietro.
- Non mi fa sentire meglio raccontare i fatti miei a un estraneo. - disse lei. - E' soltanto imbarazzante.
Lui sospirò.
- Edith...
- E' una cosa medievale. - aggiunse stizzita. - Voglio parlare con te, non con il prete. 
Ormai erano entrati tutti. Ronald le prese le mani.
- Fallo per me.
Edith sollevò il broncio, sospirò, poi si rassegnò a seguirlo in chiesa. 

Quando si ritrovarono all'aria aperta, lì investì un raggio di sole. Faceva freddo, ma lei insistette per fare una passeggiata. John era affidato a sua cugina e potevano prendersi la mattinata libera. Ronald fu lieto di accontentarla. Nelle ultime settimane il lavoro non gli aveva lasciato molto tempo per rimanere solo con lei.
- In un bel posto. - disse Edith. - Voglio un prato. Gli alberi.
Attraversarono il centro a braccetto. Passarono davanti all'Exeter College e Ronald si divertì a raccontarle un paio di aneddotti di quando era studente. Poi rimasero a lungo in silenzio. Le poche nuvole scivolavano via rapide, rivelando il cielo turchese. Si sentivano leggeri. Passarono sotto il Ponte dei Sospiri e costeggiarono il New College, accompagnati dagli sguardi truci dei mostri 
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