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prodige. Si conoscevano da prima della guerra e il passaggio di Lawrence al nostro ufficio fu fortemente voluto da Hogarth stesso. Mi risulta che oggi sia tornato dietro la sua scrivania all'Ashmolean Museum. 
Dei trascorsi di Lawrence so molto poco. Credo che le origini della sua famiglia siano irlandesi, ma porta il marchio indelebile di chi è cresciuto a Oxford, all'ombra delle antiche lettere. Ha viaggiato, è certo. Ricordo che una volta accennò a un giro della Francia in bicicletta, a caccia di castelli dei Plantageneti. Parlò anche di un viaggio in Libano e in Siria, a piedi, armato solo di una vecchia pistola e di una macchina fotografica. Posso soltanto immaginare che siano stati quei primi vagabondaggi a salvarlo da un oscuro destino accademico. Certo non aveva il cognome giusto per fare carriera. Aveva partecipato agli scavi archeologici in Siria e a una spedizione nel Sinai insieme a Leonard Woolley. E questo è tutto quello che so di lui prima del nostro incontro al Cairo, nel '15. 
Era difficile non notarlo. Andava in giro senza bandoliera e con l'uniforme sbottonata. Non credo che il Regno Unito abbia mai avuto un soldato più trasandato. Il nostro compito al servizio cartografico consisteva nel mappare gli spostamenti delle guarnigioni turche, e per farlo dovevamo raccogliere informazioni da chi era disposto a passarcele. Lawrence era particolarmente portato per quel compito. Aveva una memoria di ferro per nomi e luoghi, e sapeva tenere la parte come pochi. 
Insieme a Hogarth redigeva un giornale interno, il Bollettino Arabo, che nelle sue intenzioni doveva impartirci i precetti di comportamento per trattare con i nostri interlocutori al di là del Sinai. L'effetto che ottenne fu di irritare lo Stato Maggiore. Il suo modo esplicito di dire le cose urtava la sicumera dei capi. In un certo senso li tacciava tutti di ignoranza. Per qualche oscuro motivo, però, veniva tenuto in considerazione a prescindere dal suo grado e gli era concesso pronunciarsi nel merito di questioni salienti. Era come se un'aura di follia lo avvolgesse e lo proteggesse dalle rappresaglie. Non sono le culture antiche che considerano i matti toccati dagli dèi? 
Riuscì perfino a farsi mandare in missione all'estero, prima ad Atene, poi in Mesopotamia. Ma la trattativa che condusse con i turchi per ottenere la liberazione delle nostre guarnigioni sotto assedio a Kut fallì del tutto. Ci aspettavamo di vederlo cadere in digrazia, sbattuto nei ranghi più infimi dell'amministrazione. Invece riuscì ad aggregarsi a Ronald Storrs, il nostro comandante in seconda, in partenza per l'Hejaz. 
Pochi mesi prima re Hussein della Mecca era insorto contro la dominazione turca e aveva affidato il comando delle operazioni ai suoi figli. Le loro forze però erano esigue e male equipaggiate, le artiglierie turche le avevano respinte già due volte davanti a Medina. Senza rifornimenti e munizioni, la rivolta aveva i giorni contati. L'Alto Comando pensava che potesse essere poco più di un diversivo per stornare l'attenzione dei turchi da Suez, ma dopo la disfatta di Gallipoli, si trovava costretto a ripensare l'intera strategia per il fronte sud-orientale. Così il Bureau ottenne carta bianca e fu deciso che Storrs andasse a incontrare i figli di re Hussein per saggiare il terreno della rivolta. 
Non so perché i grandi capi accettarono che Lawrence lo accompagnasse. Forse perché davano scarso peso alle nostre aspettative sull'Arabia e non vedevano l'ora di togliersi di torno un impiastro petulante. O forse l'uomo dei segreti aveva davvero qualche santo in paradiso, come si divertiva a farci credere. E' stato così che ha attraversato il Mar Rosso ed è diventato il nostro jolly in una mano di re, fanti e regine. 
Ricordo cosa mi disse quando venne a salutarmi prima di partire: "Se questa rivolta avrà successo, sarà la cosa più grossa accaduta nel Vicino Oriente dalla conquista di Solimano il Magnifico." Parole roboanti
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