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Sassoon e Nichols, in particolare. Una rinascita, la definì Lawrence, e solo dopo che l'ebbe detto, Robert si accorse che si stava riferendo a una sua vecchia poesia. 
- "Le loro ossa biancheggiano sulla roccia di Achi Baba e nelle pianure delle Fiandre, ma dal loro strazio e dai loro gemiti è rinata la Poesia." - recitò Lawrence.
- Quei versi sono usciti dal fondo di una trincea, nel '16. - disse Robert. - Oggi non sottoscriverei niente di così retorico.
- Credo tuttavia che centrino la questione. - insistette Lawrence. - La poesia indaga enigmi e si nutre di paradossi.
- Tutta la poesia del mondo non vale la vita di un uomo. - commentò Ed in tono amaro.
A Robert parve di avere esagerato, nessuno lo giudicava. Lawrence invitò Ed a parlare di quello che stava scrivendo. Si allontanarono dalla guerra a grandi passi, e lasciarono scorrere le parole insieme al tempo.
Quando si accomiatarono, Lawrence li invitò a tornare anche il giorno dopo.

Trascorsero il resto della mattinata ascoltando una lezione su Wordsworth. Quel pomeriggio la risalita a Boar's Hill fu lenta e faticosa. Edmund aveva il fiato corto, ma era per quell'aria pulita che aveva ottenuto la dispensa a vivere fuori dal college, perciò ansimava senza lamentarsi. A Robert era bastata la diagnosi di nevrastenia acuta. Si salutarono all'altezza dell'abitazione di Edmund. Robert proseguì fino a Masefield Manor, come avevano preso a chiamarla, e al piccolo cottage. Dalla soglia captò il silenzio. Sul tavolo del soggiorno c'era un biglietto accanto a una busta.
"Andiamo a dipingere. C'è una lettera per te. N. & J."
Controllò il mittente. Aspettava quella risposta da un pezzo. Sedette alla luce della lampada e rigirò la lettera tra le mani.
Le risa di Jenny lo raggiunsero dal cortile. La porta si aprì e sua figlia gli corse incontro con le mani protese al cielo. Sulla soglia, Nancy sbuffava reggendosi la pancia, mentre Margaret appoggiava il cavalletto e la scatola dei colori. 
- Bentornato, signore. - disse la balia.
Nancy raggiunse una sedia.
- Cosa ti scrive Philip?
- La solita ramanzina, immagino. 
Robert lasciò che la figlia gli tirasse i capelli e scherzò con lei finché Nancy non chiese a Margaret di occuparsi della bambina. Jenny mise il broncio e si lasciò condurre via. Quando rimasero soli, Nancy sedette sulle ginocchia del marito, gli prese una mano e la portò sul ventre. 
- Oggi è nervoso. Scalcia come un puledro.
- Sei sicura che è maschio?
- Lo sento.
Le accarezzò il ciuffo sbarazzino sugli occhi, con il dito scivolò sul profilo minuto, il naso all'insù, la bocca, il mento rotondo. Non le raccontò di quella mattina. Non disse della visita a Lawrence, né di quelle che l'avevano preceduta. Lei non avrebbe apprezzato l'indulgenza verso il più eccentrico dei sopravvissuti. Le diede un bacio.
- Che ne dici di David?
- David. - ripeté lei assaporando il suono di ogni lettera. - Sì. Mi piace. 

Lord Dinamite
Il Cairo, novembre 1915


La hall del Savoy è una distesa color kaki. Il brusio sommesso che pervade l'ambiente ha un che di rilassato, come ci si trovasse a un ricevimento dell'alta società anziché nel pieno di un conflitto mondiale. L'unico dettaglio esotico sono i posacenere a forma di scarabeo e i fattorini egiziani che sfrecciano tra i separé.
- Sessantacinque. - decreta uno dei due uomini seduti sul divanetto d'angolo. - Se i Turchi vogliono vincere la guerra basta che mettano una bomba qui dentro.
- Sessantaquattro. Quel generale di brigata là in fondo si è spostato e l'hai contato due volte.
- Conosco personalmente il generale Middlemandlemountmouth. Non potrei mai confondermi.
Sogghignano, continuando a sbirciare attraverso il buco nel paravento da cui hanno eseguito la conta.  
- Hanno mandato qui quello che si è consegnato a Ismailia. Clayton vuole che lo interroghiamo subito.
Un mugugno d'assenso.
- Perderemo la conferenza.
- E da quando siamo invitati?
Il
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