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facciamo.
Contzen raccoglie il binocolo e lo punta a caso sulla spianata riarsa.
- Un po' di ingratitudine è un prezzo accettabile per battere la concorrenza.
- Concorrenza? Francesi, russi e inglesi vogliono soltanto spartirsi l'impero ottomano un pezzo per uno. Noi  lavoriamo per tenerlo in piedi. Anzi, sui binari. 
Il calvo sogghigna divertito dalla propria ironia, mentre il binocolo di Contzen scivola lento sull'orizzonte.
- Adesso è lei l'ingenuo, Grendel. 
L'altro non ribatte, finisce di bere il tè e innesta una sigaretta su un bocchino nero. La accende e sbuffa fuori il fumo piegando la testa all'indietro.
Il binocolo si ferma.
- Se la può consolare, anche gli inglesi procedono a rilento.
- Perché passano il tempo a spiarci.
Contzen abbassa il binocolo.
- Sono archeologi. Recuperano cocci e statuette. Quel Woolley è un tipo alla mano.
- Crede d'essere il padrone che fa gli onori di casa. Tipico degli inglesi. Che mi dice di quel suo assistente? E' sempre a gironzolare qua intorno, parla con i nostri operai. Secondo me si informa su quello che facciamo.
- Molti di loro lavorano anche agli scavi. Nessuno qui fa una cosa soltanto. Nemmeno noi. - Contzen raccoglie il bicchiere e beve a lunghe sorsate, poi lo rimette sul tavolo, sbirciando Grendel di sottecchi. - Da Berlino ci chiedono di fare qualche carotaggio più in profondità. Forse se usassero la parola trivellazioni i turchi potrebbero aversene a male. E se poi scoprissimo davvero il petrolio, che faremmo?
Grendel smette di fumare.
- E se lo scoprissero gli inglesi? Magari mentre cercano le statuette?
Contzen solleva di nuovo il binocolo per non incrociare lo sguardo dell'altro.
- Comunque vada sappiamo tutti cosa ci aspetta. E' solo questione di tempo.
La voce non nasconde un filo di amarezza. Grendel sembra compiacersi di aver spazzato via il sarcasmo del collega e cerca di fare lo stesso con le mosche che ronzano sotto la tenda.
Le lenti di Contzen inquadrano un movimento al limitare della spianata. Un gruppo di uomini cammina dietro una figura che avanza.
Le dita mettono a fuoco un ometto basso e abbronzato.
- Come si chiama l'assistente di Woolley?
L'altro si sfiora la fronte con il dito tozzo.
- Lorenz, mi pare. Un nome del genere... Un ficcanaso.
- Un ficcanaso audace. Sta attraversando la spianata con questo sole a picco, e sembra proprio che punti da questa parte.
Grendel si raddrizza sulla sedia producendo un cigolio sinistro.
- Che diavolo vorrà?
Contzen non risponde. Si alza e attende l'inglese sotto la tenda. Osserva il piccoletto farsi avanti: indossa un copricapo arabo per ripararsi dal sole. Gli operai si fermano e lo lasciano proseguire da solo. Si pianta a un passo dalla linea dell'ombra, come avesse raggiunto un punto prestabilito e invalicabile.
- Salve.
- Buongiorno.
- Una bella passeggiata. Possiamo offrirle del tè freddo?
- No, grazie. 
Il giovane lancia un'occhiata glaciale alle spalle di Contzen.
- Questa mattina il suo ingegnere ha aggredito il mio aiutante.
L'espressione stupita di Contzen non produce alcun effetto sulla faccia dell'inglese.
- Herr Grendel non ha aggredito nessuno, glielo garantisco. Ha frustato un operaio perché gli aveva mancato di rispetto.
- E non la definisce un'aggressione?
- Certo che no. - interviene Grendel. Si fa avanti ondeggiando sulle gambe. - E' ordinaria amministrazione. Non è possibile avvalersi dei nativi senza frustarli. Da noi capita ogni giorno, non c'è altro modo.
Silenzio. Il piccoletto tiene gli occhi in faccia al gigante, che lo sovrasta di almeno due spanne.
Contzen osserva la scena interdetto. Gli operai si sono stretti in semicerchio alle spalle dell'inglese e rimangono a distanza, ma guardano Grendel, che potrebbe sbatterlo a terra con una mano sola.
Il giovane tiene le mani lungo i fianchi e parla con voce ferma.
- Noi siamo qui da più tempo di voi e non abbiamo mai percosso uno dei nostri operai. Non permetteremo che voi
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