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Woolley vuole trovare la città di Ur, dove nacque Abramo. Lei cosa cerca in queste sale, signor Tolkien? Forse Beowulf, oppure Sigurd. I nomi cambiano, ma è la stessa storia che si ripete dalla notte dei tempi. Un re saggio e potente siede nella sua reggia, afflitta da una minaccia oscura. Uno straniero giunge dal mare per offrire i propri servigi. E' l'eroe che compirà l'impresa. Il re è Minosse, o forse Hrothgar, Artù sul trono di Camelot. Il campione pronto a mettere in gioco la vita per liberare la terra dalla maledizione è Teseo, Galahad... o perché no? Lawrence. 
Proseguirono. Il professore incrociò le mani dietro la schiena. 
- Che ci piaccia o no camminiamo rivolti all'indietro. Un archeologo trasforma i miti in realtà storica. Un filologo può restituirci la grandiosità poetica degli antichi. Chi ricostruisce mondi perduti può essere capace di immaginarne di nuovi. Sta a noi decidere come spendere la piccola forza creatrice che ci è stata consegnata. E' quello che Lawrence ha fatto.  
- Suppongo che lei ne sia molto fiero.
Hogarth sorrise compiaciuto.
- Ho soltanto dato a un giovane schivo e caparbio una piccola spinta fuori da qui, verso il confine che separa ciò che siamo da quello che potremmo essere. Ma il suo destino l'ha scelto da sé.
Si spostarono lenti nella sala successiva, senza che Hogarth smettesse di parlare con lo stesso tono affabulatorio.
- Un proverbio arabo dice che chi vive vede molto, ma chi viaggia vede di più. Il suo primo viaggio è stato attraverso la Francia, fino al Mediterraneo. Un mare significa un'altra sponda e nuove genti e terre inesplorate, città celesti da strappare alla sabbia dei millenni. Lawrence l'ha fatto prima da solo, accompagnato dai miei buoni auspici, poi insieme a Woolley, nel deserto siriano. Finché la sorte di tutti noi non è stata proiettata su uno scenario più ampio, e ci ha trasformati in pedine del Grande Gioco. Abbiamo dovuto fare tutti la nostra parte.
Stavano attraversando la sala dei ritratti. Dalle pareti li osservavano uomini del XVI secolo strozzati da rigidi colletti bianchi, dame con animaletti da compagnia e acconciature spericolate, una serie di nobiluomini dall'aria esotica. Un turcomanno con il turbante e la barba a punta. Un giovane principe arabo, avvolto in una ricca veste. Gli occhi neri e ridenti sembravano canzonare l'aria austera di tutti gli altri.
Ronald si ritrovò presso l'uscita senza accorgersene e senza più cognizione del tempo. Il sole era già sceso sotto la linea delle finestre e l'atrio del museo era attraversato da una luce dorata. 
- Forse si chiede perché le ho raccontato tutto questo. Diciamo che è il mio modo di sdebitarmi. Involontariamente lei mi ha aiutato a convincere Lawrence che può portare a termine il suo lavoro anche con la penna in mano. Scrivere la cronaca di guerra sarà la sua impresa più difficile. 
Ronald esitò per un momento.
- E' stato molto interessante. 
Il professore gli strinse la mano. 
- Torni a trovarmi quando vuole. 
Prima di scendere la scalinata, Ronald si voltò a guardare il portone del tempio che veniva richiuso con un tonfo profondo, a suggello del suo prezioso tesoro.
Raggiunse la strada e prese la via di casa, rimuginando sulle parole appena sentite. In quell'esposizione brillante e pulita c'era qualcosa che non lo convinceva. Probabilmente il fatto che quella sera, quando lo aveva incontrato nella sala degli anelli, Lawrence gli era apparso come un uomo piccolo e inoffensivo, pieno di dubbi, con il quale avrebbe perfino trovato il coraggio di confidarsi. Era difficile immaginarlo come il nuovo Achille di cui parlavano tutti. Era addirittura ingiusto.
Si ritrovò all'angolo con Alfred Street e si accorse di non avere alcuna voglia di rientrare a casa. Sapeva bene perché. Da quando aveva avuto l'allucinazione provava uno strano brivido ogni volta che sedeva nello studio. Non riusciva ad accettarlo, era uno scherzo macabro della mente, che
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