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varco. 

12. L'antro di Merlino


In principio fu il wara, nel folto delle foreste germaniche. Poi il varar dei fiordi scandinavi. La verità, il patto, la fede. Tradita dal Diavolo, primo degli spergiuri. Alla sua coda puntuta si attaccò subito il verbo leogan, mentire, poiché il demonio è anche il primo traditore e bugiardo. Quando il suo servo deforme e cannibale, il waerloga, approdò sulle isole, gli scozzesi tolsero la vocale finale per indurirne il nome e maledirlo. Così, dalle nebbie delle Highlands emerse il warlock, lo stregone, che adesso stava davanti a lui, nella sala degli anelli.
- Lei deve essere Tolkien.
La veggenza è una dote degli incantatori. 
- Non si meravigli. Come direttore del museo non mi sfugge nulla di quanto accade qui dentro. 
Il professor Hogarth si presentò e Ronald gli strinse la mano evitando di guardarlo negli occhi. Si concentrò sul pizzetto grigio scolpito sul mento.
- Ad esempio so che a lei piace fermarsi qui quando non c'è più nessuno. 
Ronald pensò che il custode doveva aver rivelato il suo segreto.
- Io...
- Non incolpi Harris, la prego. E' una persona discreta.
Forse gli leggeva davvero la mente.
- E' stato Lawrence a parlarmi di lei. - proseguì Hogarth. - Credo sia rimasto molto colpito dalle vostre chiacchiere davanti a questa teca. 
- Gli sarò apparso davvero ingenuo. - disse Ronald. - Purtroppo ho scoperto chi è soltanto dopo il nostro incontro. Non mi tengo aggiornato sull'attualità.
- Certo, lei preferisce il passato, come me. - un sorriso sotto i baffi. - Permette che le tenga compagnia? - indicò la sala attigua. - Venga, anche a me piace passeggiare tra i cimeli quando il museo è vuoto.
Mentre si incamminavano affiancati, Ronald pensò che era come se lo stesse aspettando, come se l'intero museo fosse approntato per loro. Eppure sotto la superficie della cortesia non poteva celarsi altro che il premio per l'assidua frequentazione fuori orario. Era tornato lì nella speranza di incontrare di nuovo Lawrence, parlargli ancora. Per qualche oscura ragione si era accorto di provare nostalgia di quel breve attimo di sincerità davanti agli anelli. Dopo l'apparizione spettrale di qualche sera prima, si sentiva ancora più solo di quanto l'avessero lasciato i lutti di guerra. Avrebbe voluto superare il pudore e provare a parlarne a qualcuno, magari nell'intimità di un museo vuoto, anche se adesso sapeva che Lawrence non era certo un individuo comune. Si rese conto di quanto quell'idea fosse sciocca e puerile e la cancellò dalla testa, mentre si lasciava accompagnare verso la sala dell'epoca anglosassone. 
Terrecotte, spille ed else ripulite dalla ruggine, le lame perse in battaglie che avevano deciso il dominio sull'isola e adesso giacevano chissà dove, tra le costole degli scheletri, sotto una coltre di terra e muschio.
Hogarth indicò una delle vetrine. 
- Alcuni di questi oggetti sono ritrovamenti di Lawrence, sa? Quando era studente setacciava la campagna per conto del museo. In fondo noi archeologi facciamo un mestiere molto simile al suo, signor Tolkien. Ricaviamo ipotesi e storie dalle schegge del tempo. Da una sillaba lei risale a una parola, a un concetto, capace di restituirci il senso di un poema perduto. Da un capitello noi ricostruiamo un tempio, una città. Si è mai chiesto cosa spinge gente come lei e me a volgersi verso il passato? 
- Immagino sia la sua perfezione. - rispose Ronald. - Il fatto che non può deluderci.
Hogarth annuì, puntando lo sguardo verso l'alto come dovesse leggere la risposta sul soffito.
- Non solo. Pensi a ciò che ha spinto Winckelmann e Schliemann e guida ancora i nostri Petrie e Evans. - la voce dello stregone era un rivolo d'acqua tiepida. - E' l'ambizione di scoprire il teatro dei poemi, dei miti, delle religioni. Noi cerchiamo Achille, Odisseo, Mosé. Vogliamo guardare il volto della Gorgone riflesso nello scudo di Perseo e afferrare il Minotauro per le corna. Il mio amico
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