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piatti nella credenza e si spostò in salotto abbottonando le maniche della camicia. 
- Hai finito? - chiese alla ragazzina seduta al tavolo.
Lei alzò gli occhi dal quaderno.
- Quasi. 
Jack sbirciò sopra la sua spalla, sovrappensiero. Doveva trovare il tempo di dedicarsi anche al proprio lavoro, gli esami erano più vicini di quanto potesse sembrare. 
- Jack?
- Si?
- Quanti anni hai?
- Ventuno.
- E quando mi sposi?
Jack finse di tirarle un orecchio. 
- Smettila, Maureen. Finisci i compiti.
- Hai soltanto dieci anni più di me.
Il tono malizioso della ragazzina era forzato e patetico.
- Tua madre si arrabbierà.
- Se ci sposiamo?
La guardò storto. 
- Se non finisci i compiti.
Troncò la discussione e sedette nella poltrona incastrata sotto la finestra. Rimase a guardarla per qualche minuto. Era seduta composta e si vezzeggiava dondolando appena una gamba, la punta della scarpetta di vernice che sfiorava il pavimento. Indossava un grembiule ormai troppo piccolo e Jack si scoprì a osservare che il suo corpo non era più quello di una bambina. Certo non era un buon motivo perché lei gli comunicasse esplicitamente di essere cresciuta. Era una faccenda da donne, avrebbe dovuto parlarne con sua madre. Forse se fossero stati fratelli sarebbe stato meno imbarazzante. 
Sentì una vampa di calore salire dal bassoventre fino alle orecchie. Si affrettò a ricondurre quei pensieri alla dura necessità domestica: annotò che avrebbe dovuto mettere da parte i soldi per comprarle dei vestiti nuovi, della taglia giusta.
Prese a riordinare gli appunti, ma lo sguardo si perse subito sulla trama del tessuto che ricopriva il bracciolo. Stoffa di poco prezzo già lisa. Chiuse gli occhi, soltanto un attimo, quanto bastava a raccogliere le idee, sufficiente per assopirsi.

Il tocco di una mano. Su di lui un sorriso placido, materno.
Jack sollevò la testa dallo schienale.
- Mi sono addormentato.
Setacciò la stanza con lo sguardo.
- E' fuori a giocare. - lo tranquillizzò lei. 
- Ho fatto la spesa. E' in cucina.
Jack fece per alzarsi ma lei lo trattenne. 
- Perché non ti sdrai sul letto?
- Meglio di no. - la scostò con delicatezza e si sforzò di sorridere. - Dormirei fino a domattina.
In quel momento notò la busta tra le mani della donna.
- Notizie? - chiese titubante.
- Niente di nuovo. - lei guardò altrove per nascondere l'espressione delusa. - La Bestia non ci darà un penny di più.  
Jack arrossì. Si imbarazzava quando lei nominava il marito in quel modo. 
- Nemmeno per Maureen? - chiese.
- E' il suo modo di vendicarsi.
Jack strinse i pugni.
- E' terribile.
- Sì. - si voltò per accarezzargli il volto. - Ti stiamo gravando troppo.
- No, non intendevo questo. - si affrettò a dire lui, - ... per te, per tua figlia.
Janie Moore rimase in silenzio e Jack la osservò mentre cercava le parole per esprimere i pensieri che l'affliggevano. La bocca sottile, i capelli raccolti sulla nuca, gli occhi dall'espressione ridente che nemmeno la tristezza riusciva a cancellare del tutto. Non era bella, anche se portava bene i suoi anni. Conservava una testarda dignità di fronte alle difficoltà della vita, che Jack aveva finito per ammirare.      
- Sei così giovane. - disse lei, rinunciando ai giri di parole. - Se volessi lasciarci... 
Lui le prese le mani.
- Smettila.
-  Non possiamo pretendere questo da te. 
- Non dire nulla.
Lei gli sfiorò ancora la guancia con la punta delle dita. Riusciva sempre a placare la rabbia che Jack covava nell'animo. Il suo sguardo gli ricordava quello di sua madre prima che la malattia lo offuscasse. Allora non aveva potuto salvarla, ma la vita gli concedeva un'altra possibilità. Riempire il vuoto della morte di Paddy, mantenere la promessa. 
Lei lo aveva accudito in ospedale, lo aveva accolto al posto di quel figlio che non era tornato. Una donna sola, che a quarant'anni passati si trovava separata dal marito, con una bambina che cresceva senza
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