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lavorato fianco a fianco all'Arab Bureau. Una persona brillante.
- E' un inviato del Times adesso. Altri miei fratelli hanno intrapreso carriere diplomatiche all'estero. Io sono la pecora nera della famiglia. 
- Non si crucci, qualcuno deve pur esserlo affinché i bravi ragazzi brillino di luce propria. 
Robert si chiese se la simpatia epidermica che provava fosse condizionata dalla fama del personaggio.
- Se non ho capito male le interessa la poesia classica.
- In verità mi attirano di più i poeti moderni. A Londra ho incontrato Siegfried Sassoon, che tra le altre cose mi ha parlato di lei. Qui i poeti sono di casa. Forse lei potrebbe aiutarmi a conoscerne meglio qualcuno.
- Se crede...
- Sarebbe splendido. Manco dall'Inghilterra da troppo tempo e mi serve un Cicerone. 
- Spero di essere all'altezza.
- Oh, al contrario, Graves, spero di esserlo io. La motivazione della mia borsa di studio parla chiaro: devo redigere il resoconto della guerra in Arabia. Mi serve la prosa migliore.
- Crede che i poeti possano esserle utili?
- Per quello che ho in mente sì, senz'altro. Una volta ho chiesto a Charles Doughty cosa fosse andato a cercare in Arabia e lui mi ha risposto che voleva riscattare la lingua inglese dai pantani in cui languiva dai tempi di Spenser. 
- Bella sfida.
Un decano rubicondo si fece largo fino a raggiungerli.
- Ah, ecco chi può darci un parere autorevole. Si discuteva della necessità del blocco navale alla Russia. Lei, colonnello, non crede sia un'esigenza vitale?
- La definirei piuttosto una vocazione, professor Chambers. 
L'uomo si lisciò i baffi.
- Temo di non capire.
- Russia, Irlanda, Medio Oriente. Reprimere rivoluzioni è l'attitudine nazionale del momento. Mi chiedo quale successo si speri di ottenere.
- Per quanto riguarda la Russia non abbiamo scelta. - insistette il professore. - O i bolscevichi dilagheranno fino a qui.
Lawrence inclinò appena il capo con aria pensosa.
- Scambiare il nostro posato Lloyd George con un capo carismatico come Lenin. Dio ce ne scampi, il paese non sopravviverebbe allo shock.
L'altro finse di cogliere lo spirito della provocazione.
- Non mi dirà che simpatizza per Lenin, colonnello?
- Mi limito a invidiarlo. E' riuscito dove io ho fallito. 
La risposta spense il sorriso sulla faccia del professore.
- La prego di scusarmi. - disse Lawrence.
Non ebbe bisogno di aggiungere altro, né di farsi largo tra gli abiti da sera. Semplicemente si sottrasse, scivolò di lato, fuori portata da ogni ulteriore domanda, come un servo che abbia ultimato i suoi compiti e prenda congedo dai padroni.
Robert si ritrovò a seguirlo senza pensare. Immaginò che avrebbero addirittura lasciato la sala per trasferirsi a chiacchierare altrove, lontano dalle cariatidi di All Souls. Invece gli sguardi di tutti li accompagnarono fino a due poltrone. 
- Credo che Chambers ci sia rimasto male. - disse Lawrence. - Non volevo offenderlo. Lei, Graves, che idea si è fatta del socialismo? 
- Io sono socialista. 
- Perdoni l'ingenuità, avrei dovuto immaginarlo. Magari ha anche firmato il Documento di Oxford.
- Non c'era bisogno di essere socialisti per firmarlo, signor Lawrence. Bastava il buon senso.
- Sono d'accordo. L'odio anti-tedesco è un'assurdità propagandistica. 
- Molti credono che le condizioni di resa imposte alla Germania presto o tardi finiranno per scatenare un'altra guerra.
- Hanno ragione da vendere. Sconteremo gli sbagli fatti alla Conferenza di Pace negli anni a venire. E non solo per quanto riguarda la Germania. Si fidi, io c'ero. Ma forse potremmo concederci argomenti di conversazione meno tetri. Magari domani a colazione? 
- Molto volentieri. 
- Parleremo finalmente di poesia. E, se non le dispiace, il mio è diventato un nome dannatamente ingombrante, lo lasci perdere. 
- Niente gradi, niente nomi. Come devo chiamarla?
- Due lettere possono bastare. Per gli amici sono T.E. 

11. Seconda vita


Jack finì di riporre i
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