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gli entusiasmi giovanili?
- Consigliami: dovrei lasciar perdere prima le mie idee politiche o la poesia?
- Dannazione, Robert!
- Che ne dici di sospendere le ostilità? Siamo arrivati.

Appoggiò il bicchiere vuoto e in quel momento decise che qualunque cosa poteva servire a distrarlo. Cercò un bandolo nel flusso di parole che correva attraverso il grande refettorio, ma incappò solo nei commenti di vecchi tories e nella cronaca dell'ultima partita di cricket disputata dalla squadra del college. Si ritirò in un angolo occupato da una coppia male assortita: un ometto dalla testa grossa, e uno spilungone ingobbito, che, gli parve di ricordare, doveva essere il regio professore di teologia.
- Ho sempre pensato che i filosofi greco-siriani abbiano avuto un'influenza determinante sul cristianesimo delle origini. Penso alla scuola di Gadara. Nell'Epistola di San Giacomo compare un riferimento esplicito al poeta alessandrino Mnasalce... 
- Forse dovrebbe approfondire l'intuizione, colonnello Lawrence.
Robert incrociò lo sguardo del piccoletto. Gli occhi, nascosti sotto le sopracciglia folte, avevano qualcosa di ipnotico che catturava l'attenzione, i capelli biondo paglierino riflettevano la luce dei lampadari. Sembrava molto giovane. Si chiese perché l'ospite d'onore della serata non tenesse il centro della sala.
- Mi accontenterei di poter tradurre l'Antologia di Meleagro. E' curioso che nessuno abbia ancora pensato di farlo, vero?
- Credo sia per via dei molti epigrammi osceni. Una volta epurati da ogni riferimento all'immonda attitudine dei greci ne rimarrebbe ben poco. 
- Immagino di sì.
- Ad ogni modo, se dovesse decidere di tentare l'impresa, colonnello, non dimentichi di consultare il professor Murray. Ha idee originali in merito all'attività del traduttore.
Robert si sentì più goffo che mai, mentre le parole uscivano da sole. 
- "Salve, Lucifero, messaggero dell'alba, e torna presto come Vespro, per riportare in segreto colei che ora mi rubi." 
Lo guardarono vagamente interdetti. Poi Lawrence sorrise.
- Meleagro di Gadara.
- Perdonate. Involontariamente ho orecchiato la conversazione. - disse Robert superando l'imbarazzo. - La stella di Venere identificata con Lucifero sembra legare saldamente Meleagro alla tradizione ebraica.
Il professore drizzò il naso.
- In effetti gli ebrei si sbarazzarono del culto di Venere una volta divenuti stanziali, e lo fecero nel modo più netto, associandola a Lucifero, o se si preferisce a Satana, nella sua veste serale. Sono stati i cristiani a ridare all'astro una connotazione positiva... - aggrottò le sopracciglia nello sforzo di ricordare. -  Nella seconda lettera di San Pietro l'apostolo definisce la parusia come il giorno in cui la stella del mattino si leverà nei nostri cuori. Certo l'amore pagano e carnale dei poeti ellenistici non può avere niente a che spartire con questo.
- Immagino di no. - ammiccò Lawrence. - E' quel genere d'amore che danna il corpo e l'anima. - si rivolse a Robert. - Lei deve essere Graves, il poeta. Mi avevano detto che sarebbe venuto. Ho letto una raccolta di sue poesie in Egitto nel '17 e le ho trovate molto belle.
- Sono lusingato, colonnello.
- Prego, tralasciamo i gradi. Le nostre uniformi combattono le tarme nell'armadio. 
Qualcuno affiancò il professore di teologia, col pretesto di coinvolgerlo in una discussione sulla trinità. Robert ebbe l'impressione che fosse un modo per avvicinarsi al protagonista della serata, ma Lawrence ne approfittò invece per scostarsi di mezzo passo, ruotando il busto quanto bastava a isolare l'altra conversazione.
- Io e lei abbiamo almeno due cose in comune. Un padre irlandese e una nascita gallese. La sua famiglia vive a Harlech, vero? Io sono nato dall'altra parte della baia, a Tremadoc.
- Davvero?
- Beh, per la verità la mia famiglia si è spostata parecchio. - un gesto vago con la mano per cambiare discorso. - Al Cairo ho conosciuto suo fratello Philip. Abbiamo 
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