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la spada.
- Non posso ricambiare con un dono altrettanto prezioso. - afferra il libro di Malory e glielo porge. - Ma una buona lettura può farle comodo.
Il ragazzo prende il libro e sorride. 
- Grazie.
Hogarth aspetta che esca dallo studio e si risiede, trovandosi di nuovo sotto gli occhi la spada spezzata. Senza pensare la impugna con una presa salda e la solleva come fosse ancora intera.
- Sorga un cavaliere. - mormora tra sé. 

10. Il colonnello Lawrence


Quello che colpiva erano gli occhi. Fin dalla prima volta che lo inquadrarono, appena il tempo di incrociare i suoi, Robert si accorse che contrastavano con il tono gentile e il modo inconsueto, attento, di porre le domande. Come se pensasse di poter cogliere un frammento di verità in ogni risposta. Nessuna parola era spesa a caso, nemmeno il nome del più oscuro poeta.
Meleagro di Gadara.

- Chi?
- Il colonnello Thomas Edward Lawrence, l'eroe d'Arabia. E' un ricevimento in suo onore, a All Souls College. Se solo ogni tanto ti degnassi di sfogliare un giornale.
- Per leggere cosa, Robert? Che non esistono più le brave ragazze di una volta? O che il cervello delle donne è per natura inferiore a quello degli uomini? 
- Qualche fatto del mondo, Nancy. Quello che succede intorno a noi.
- Vorrei leggere della condizione del proletariato femminile, ma nemmeno l'Herald sembra trovare interessante l'argomento. Perché non ti lamenti col tuo amico Sassoon?
- Siegfried dirige le pagine letterarie. 
- E magari pensa di guidare la rivoluzione da lì.
- Mio padre mi ha chiesto di accompagnarlo. Viene apposta da Harlech. E' un'occasione per salutarci.
- E per conoscere un altro che mette in bella mostra le stimmate di guerra. Le mogli degli operai inglesi stanno in trincea tutta la vita, ma nessuno organizza ricevimenti per loro.
- Dovrò rispolverare l'abito da sera.
- Non vai in uniforme?
- Smettila, Nancy. 
- Buon divertimento, Robert.

Robert varcò l'ingresso impreparato, ancora nervoso per la discussione con suo padre, che invece si tuffò subito in un grand tour di saluti. Robert si ritrovò a osservare la compagnia che affollava la sala come fosse un dipinto, sentendosi un visitatore che ha sbagliato museo.
Non ti sembra l'ora di abbandonare gli entusiasmi giovanili? 
Guadagnò la parete, cercando di non farsi notare. Toccò il cravattino, incerto se fosse storto o piuttosto sul punto di soffocarlo. 
Eccetto qualche ospite esterno come lui e suo padre, gli invitati erano tutti membri del college. Donne, nessuna. Un chiacchiericcio misurato e indistinto era il prodotto di decine di conversazioni. Le frasi giungevano a brandelli, ma gli parve che predominasse la politica, con qualche puntata sulla letteratura e le novità sportive. Cercò suo padre con lo sguardo e lo scoprì ai margini di un capanello di decani. L'astio di pochi minuti prima gli impediva di distendere i nervi. La passeggiata sullo High fino a lì era stata uno strazio. 
Sei tu che mi preoccupi, Robert. 
Ebbe voglia di imprecare, si fece coraggio e agguantò un bicchierino di sherry dal vassoio del cameriere. 

- Immagino che nemmeno il nascituro verrà battezzato.
- Sai come la pensiamo io e Nancy, papà.
- E il cognome? 
- Non ne abbiamo ancora parlato.
- Ma perché non il tuo? Perché Jenny porta quello della madre? 
- Perché no? Trovi giusto che i figli siano proprietà esclusiva del padre o ti preoccupa la discendenza del nostro nome? Prima o poi Dick e Philip ti daranno soddisfazione, vedrai.
- Sei tu che mi preoccupi, Robert.
- Perché non sono uguale a loro.
- Non è vero. Philip era feniano, e sai quanto mi ha fatto dannare con le sue prese di posizione a favore dei Boeri. 
- Ma ha messo la testa a posto. Io non sono Philip, papà.
- Il fatto che sei stato al fronte non significa che non puoi aspirare a una vita normale e a una famiglia rispettabile. Hai venticinque anni e un secondo figlio in arrivo. Non ti sembra l'ora di abbandonare
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