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parola.
- L'Oriente.
Gli occhi grigi di Hogarth si fissano in quelli del ragazzo. 
- Dove tutto ha avuto inizio... - mormora il professore.
Eccola, la verità che aspettava. Un tipo capace di nascondere bene l'arroganza giovanile, ma abbastanza intraprendente da saper essere sincero quando occorre. C'è qualcosa in lui, oro puro, un filone che il tempo potrebbe prosciugare o trasformare in miniera di tesori. 
- Il professor Poole mi dice che lei vorrebbe scrivere una tesi sulle Crociate. E' vero?
- Sissignore.
- Argomento piuttosto vasto. Ha pensato a come circoscriverlo?
- Mi interessa l'architettura militare. Ho trascorso le ultime estati in Francia e ho visitato i castelli dei Plantageneti. Mi piacerebbe studiare le contaminazioni architettoniche tra quelli e gli edifici coevi in Terra Santa. 
Poole ha accennato anche a questo, ma Hogarth preferisce ascoltare il diretto interessato. L'esposizione è corretta, probabilmente preparata con cura. Si concede ancora qualche momento di riflessione. Adesso è il suo turno di essere sincero.
- Molti anni fa, quando ero uno studente come lei, qualcuno mi ha offerto una grande opportunità. - lascia correre lo sguardo sui reperti negli scaffali. - Io ho saputo coglierla e se oggi sono quello che sono è perché ho fatto quella scelta. 
Il viso di Lawrence è serrato in un'espressione tesa, la curiosità compressa nel corpo piccolo e nervoso.
- A quanto mi dicono lei è lo studente più brillante del suo corso. - Hogarth indica la spada arrugginita. - E a quanto vedo preferisce trascorrere le domeniche scavando lungo il fiume anziché giocando per i colori del Jesus College.
Lawrence è zitto e attento, è chiaro che non sa ancora cosa dire.
- Credo che lei meriti la stessa chance che ho avuto io. - continua Hogarth. - Se vuole raccogliere il materiale per la tesi non le basterà andare Oltremanica. Che programmi ha per le vacanze estive?
La voce del giovane esce strozzata dall'emozione.
- Nessuno.
- Che ne direbbe di un viaggio in Medio Oriente? 
Lo sente deglutire.
- Sarebbe fantastico.
- Dovrebbe visitare le fortezze costiere della Palestina e del Libano. E quelle dell'entroterra siriano, ovviamente. Posso procurarle una lettera di presentazione di Lord Curzon per le autorità turche, in modo che le concedano il visto e non la ostacolino negli spostamenti. Tuttavia un viaggio del genere in piena estate potrebbe rivelarsi piuttosto faticoso. 
Lawrence si affretta a intervenire.
- La fatica non mi spaventa, mi creda.
- Non ne dubito, amico mio, ma è meglio che si consulti con chi ha viaggiato a quelle latitudini prima di lei. Le farò avere il recapito di Charles Doughty.
- Doughty?
- Sì. Ha letto Arabia Deserta, spero.
- Due volte.
- Molto bene. - commenta Hogarth. - Gli scriva a nome mio e chieda ogni consiglio utile. E' una persona affabile, le darà tutte le informazioni che può. - il professore consulta un elenco mentale. - Avrà anche bisogno di un'infarinatura di arabo. Prima di partire può prendere lezioni dal reverendo Odeh. Vive qui a Oxford, è siriano ed è un mio buon amico, lo farà con piacere. Poi, quando sarà in Libano, può rivolgersi alla signora Faridah el Akle. Vive a Jebail, non lontano da Beirut, e insegna arabo al personale diplomatico europeo. 
Hogarth smette di parlare. L'effetto delle sue parole sul volto di Lawrence è visibile a occhio nudo.
- Professore, io... 
Hogarth previene il suo imbarazzo e gli posa una mano sul braccio.
- Vada laggiù, Lawrence, e guardi con i suoi occhi. L'Oriente non è solo il passato che leggiamo nei libri. La storia non è lettera morta, noi stessi ne facciamo parte. - fa una pausa, meditando su cosa aggiungere, poi conclude: - Al ritorno parleremo del suo futuro.
Si alza e gli tende la mano attraverso il tavolo. Lawrence impiega qualche istante a rendersi conto che lo sta congedando. Si alza e infonde nella stretta tutta la gratitudine di cui è capace.
Hogarth guarda
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