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Spossato.
- I postumi dell'incidente?
Si era sfiorato le costole. Il suo ultimo viaggio in aereo si era risolto con un'avaria e un tragico atterraggio. Il pilota era morto.
- Qualche fitta quando piove mi ricorda che ho avuto fortuna.  
- Resterà qui. Deve riscrivere il libro. E' quello che ci si aspetta da lei.
- Nessuno si aspetta più niente da me.
- Ha dimenticato chi ha fatto di lei quello che è? Abbiamo bisogno di testi che forniscano argomenti. Le cose non avvengono da sole, ragazzo mio, bisogna preparare il terreno. 
- Lei non capisce. Parigi è stata una débacle, non voglio più avere niente a che fare con la politica. Niente più arabi, sionisti...
- La partita non è chiusa.
- Lo crede davvero?
- Ne sono convinto. E in fondo lo crede anche lei, visto che insiste a spedire rapporti al Foreign Office e lettere ai giornali.
- Il Times le pubblica censurate.
- Lo so. Il nuovo direttore non è dei nostri. Per questo deve scrivere il libro. Ricominci da capo e non tralasci niente. Le ho fatto ottenere una borsa di studio ad All Souls. Pensa di riuscire a lavorare con quella mano?
- Non è la mano. Tornare su quell'esperienza mi risulta... faticoso.
- Lei è ancora il nostro Sir Galahad. Non può deluderci. 
Lo stregone la sapeva lunga. Lo conosceva da troppo tempo. Si era accorto del suo puerile tentativo di sottrarsi al compito impartito. Senza batter ciglio gli aveva messo la penna in mano e un altro foglio bianco sotto il naso. Come dieci anni prima, quando gli aveva proposto di ripartire subito, appena rientrato dal Libano, questa volta a caccia di una città sepolta nell'Alta Mesopotamia, insieme a Woolley. Erano stati gli anni migliori. 
Chiuse lo zaino e fece qualche passo nella stanza. Suo padre aveva fatto costruire il cottage per lui, il genio di famiglia. La memoria proiettò le ombre di cinque ragazzi che giocavano sul prato e quella del padre, curvo dietro il cavalletto per immortalarli. La macchina fotografica era l'unica eredità a cui tenesse. 
Un salto temporale, rivide dita abbronzate che armeggiavano con l'obiettivo.
No, aspetta, così lo sporchi.
Lanciò un'occhiata ai cassetti dello scrittoio, dove custodiva le fotografie, ma represse l'insano istinto di portarle con sé. Era lo scrigno delle lacrime, un serbatoio di malinconia che l'avrebbe soltanto reso più tetro.
La mente vagò ancora all'indietro, aiutata dal crepuscolo, che rendeva più facile sovrapporre passato e presente. Rievocò le epiche imprese dei fratelli Lawrence in quel giardino, durante le giornate estive. Avventure, battaglie, salvataggi improvvisi. Il tempo era infinito allora, la paura sconosciuta, i segreti di famiglia ben custoditi nel cuore di sua madre. 
Con alterne fortune avevano provato a diventare i cavalieri senza macchia che immaginavano da ragazzi. Oggi Bob era un devoto e morigerato servo di Dio. Arnie, il più giovane, studiava ancora e chissà quale sarebbe stata la sua strada. Will e Frank erano stati tra i primi ad arruolarsi ed erano rimasti uccisi in Francia. 
Poi c'era lui, Ned, che era stato tutto senza diventare niente. Non un artista. Non un archeologo. Nemmeno un buon soldato. Se era considerato un eroe di guerra lo doveva al fatto che i governi incensano chi fa il lavoro sporco per conto loro. La medaglia che avrebbe dovuto conferirgli l'Ordine del Bagno era rimasta a mezz'aria, tra le mani del segretario di Sua Maestà. Davanti al suo rifiuto di accettare la decorazione, Giorgio V aveva tradito un moto di disappunto, ignaro di non essere il primo re a restare deluso da lui. 
Al momento come scrittore non aveva maggiore successo, se era giunto a odiare il suo manoscritto al punto da abbandonarlo in una stazione ferroviaria. 
Ricominciare da capo, con spirito nuovo. 
Forse poteva tornare utile la fama che Lowell Thomas gli stava procurando nei teatri di Londra. Hogarth non ne aveva fatto cenno, ma si poteva scommettere che aveva fatto i suoi conti.
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