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Robert non riuscì a dormire. Aveva ripreso a piovere, l'umidità faceva dolere la cicatrice. Il battere delle gocce cullava il sonno di Nancy, della bambina e della creatura nel ventre materno, ignara del mondo. 
Alle soglie del quarto di secolo aveva già una moglie, una figlia, un secondo bambino in arrivo, una pensione di guerra e un assegno di studio che, sommati, equivalevano ad appena 120 sterline l'anno. Ancora non sapeva che ne sarebbe stato di sé. A cinquant'anni si sarebbe voltato indietro per vedere cosa? La guerra non sarebbe più stata un ricordo così vivido. Magari gli avrebbe perfino strappato un sorriso accondiscendente, quello di un uomo di mezza età che contempla i propri vent'anni. 
Si disse che avrebbe mantenuto l'impegno preso con Nancy. Non avrebbe parlato ai piccoli di quello che aveva passato. C'erano le poesie, le avrebbero lette da grandi, se ne avessero avuto voglia. 
Presto anche il 1919 sarebbe giunto al termine. Il decennio si chiudeva sotto i presunti buoni auspici della conferenza di pace di Parigi, che aveva ridisegnato il mondo. A Versailles si era dovuto fare i conti con il crollo dei vecchi imperi, tutti tranne uno, quello britannico, seduto dalla parte giusta del tavolo. Colpe e debiti di guerra scaricati sulla Germania, un paese stremato che non avrebbe potuto onorarli nemmeno in cent'anni e ne avrebbe tratto motivo di rancore perpetuo. Così si voltava pagina all'insegna del Vae victis, spazzando le ceneri della vecchia Europa sotto il tappeto, insieme a braci tutt'altro che spente.   
Robert pensò che non c'era scelta, bisognava dedicarsi ai vivi, come aveva detto a Ed per convincere anche se stesso. Dedicarsi alla vita regolata da cicli certi come il divenire delle stagioni. Non limitarsi a cercare rifugio in una contea privata, ma schierare Madre Natura contro Marte. La dea della terra contro gli déi del cielo e della guerra. Uno scontro millenario, ancor più frontale della lotta di classe. 
Il socialismo secondo Nancy Nicholson. 
Si chiese se in fondo non fosse proprio quella la vera contraddizione: la fiducia nel progresso. Se Lenin indicava la direzione della Storia, al dito di Lady Proserpina stava l'anello della vita e della morte, più potente di qualunque verso imposto al mondo. Un ciclo che lui aveva spezzato, varcando la porta custodita da Cerbero e tornando indietro. Era morto per un'ora o poco più, quanto bastava a intravedere la dea che l'aspettava sull'altra sponda del Lete, pronta ad accoglierlo tra le sue braccia d'avorio. Aveva riaperto gli occhi in una branda dell'ospedale da campo. Il capitano Graves figurava già nell'elenco dei caduti di quel giorno d'estate, ma respirava ancora. Un mezzo miracolo, visto che la granata era esplosa a pochi passi da lui e una scheggia gli aveva trapassato un polmone. 
Si assopì seduto in poltrona e sognò di essere all'ingresso di un enorme palazzo. Nancy era accanto a lui, il ventre enorme, smisurato, il seno gonfio di latte. Gli consegnava un rotolo di spago rosso e lo spingeva a entrare. Appena varcata la soglia si trovava in una galleria che scendeva nelle viscere della terra e incrociava un reticolo di tunnel. Erano deserti, ma rimandavano ancora l'eco di battaglie antiche, intrappolata dall'alba dei tempi in quello scrigno di roccia e diamante. Tornò ad avere paura. Le viscere della terra custodivano mostri.

7. University College


- Benedictus sit Deus in donis suis.
La voce dello studente riecheggiò nel silenzio del refettorio, sopra le teste dei collegianti. Quella settimana la Grazia toccava a Percy, uno del primo anno. 
- Et sanctus in omnibus operibus suis. - rispose il professore di latino.
Jack sollevò gli occhi dal piatto e sbirciò la scena. Percy era in piedi, paonazzo di vergogna, concentrato nello sforzo di non sbagliare la pronuncia. Cercava di imprimere convinzione al tono di voce, riuscendo soltanto a produrre un effetto ridicolo. 
- Adiutorium nostrum in Nomine
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