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repubblicani irlandesi avevano proclamato l'indipendenza dall'impero britannico e dato vita a un governo clandestino. Si erano accesi focolai di ribellione in tutta l'isola. Anche Robert aveva rischiato di rimanerci sotto. Aveva trascorso gli ultimi mesi di ferma proprio lassù e solo per un colpo di fortuna era riuscito a ottenere il congedo, un attimo prima che la situazione degenerasse.
- Credi che faranno la rivoluzione anche in Irlanda? - chiese Ed come avesse condiviso il filo di quei pensieri.
Robert provò a stendere le gambe, accorgendosi che erano troppo lunghe e toccavano la vetrata. Finì per accavallarle in modo goffo. 
- Non lo so. - disse. - Certo da queste parti mi accontenterei di un po' di progresso sociale.
Edmund ebbe da ridire anche su quello. Robert e Nancy si erano impegnati a fondo nella campagna per il controllo delle nascite, ma era un progressismo astratto, disse. Che senso aveva propagandare la contraccezione dopo una guerra che aveva decimato mezza Europa? Per non parlare della febbre spagnola, portata a casa dalle trincee, che era stata un secondo colpo di lama, come se la falce fosse tornata indietro a portare lo sterminio anche tra le mura domestiche. E poi Nancy non era di nuovo incinta?
Robert si vergognò di dirgli che quella gravidanza non era cercata. Il figlio di Ed aveva cinque settimane quando era morto a causa di una bottiglia di latte infetto. Così rimasero zitti a lungo, fino a che la voce di Ed non fece capolino sull'orlo del silenzio. 
- A volte penso che abbiamo fatto un grande giro per tornare a calpestare le vecchie orme. Siamo ancora sotto l'ombra dell'albero di Matthew Arnold, a contemplare i pinnacoli di Oxford, con attorno la quieta campagna inglese. Campi e campanili. Com'è conciliante e ordinata questa natura. Popolata da creature innocue e laboriose, regolare e placida come l'Oxfordshire. - indicò i pascoli. - Siegfried l'ha capito, sai. E' per questo che apprezza le mie poesie e le pubblica sul giornale. E' l'orrore che si scorge in trasparenza. Non c'è bisogno d'essere modernisti per vedere i crateri delle bombe in mezzo ai prati. 
- Ma non possiamo scrivere della guerra per sempre. - ribatté Robert. - Io vorrei che Nancy illustrasse i miei versi. Voglio scrivere per Jenny. C'è qualcosa davanti a noi, il resto della vita, la famiglia, i figli. 
Si trattenne. Chiese scusa. 
Ed parve non farci caso. - Siamo come talpe. - mormorò. - Abbiamo scavato il nostro buco su questa collina e sbirciamo fuori, chiedendoci cosa ci sia laggiù. Laggiù c'è ancora la guerra. Ci sono i mostri. Facciamo finta di non saperlo, ma ci stringono d'assedio.
Robert si voltò a osservare il profilo dell'amico, scuro e minuto, il naso prominente, gli occhi gentili. Sentì nel petto il calore della compassione. Disse che avevano una responsabilità verso se stessi e chi non era tornato. Erano sopravvissuti per vivere. Non era la rivoluzione, ma era quello che potevano fare. 
Edmund Blunden annuì. Magari erano anche abbastanza in gamba da riuscirci.

Nancy era sulla soglia di casa con la bambina al collo. Mentre si avvicinava, Robert la osservò: un baffo di tempera blu sulla guancia, Jenny accoccolata sulla spalla, il pancione. La figura piccola e compatta emanava energia vitale, riserva di forza per il futuro. 
Le sorrise.
- Lo sai com'è Edmund.
Lei lo baciò sulla guancia.
- Ancora la guerra, immagino.
Il tono era di rimprovero.
- Il socialismo. - mentì lui.
Nancy gli depose la figlia in braccio. 
- Deve mangiare tutta la cena. - disse. - Senza storie.
Robert la guardò interdetto.
- Margaret ha il pomeriggio libero e c'è ancora un po' di luce. - disse Nancy.
Mostrò il pennello che teneva nella tasca della tuta da lavoro e si allontanò. Prima di sparire nello studiolo si voltò ancora una volta.
- L'unico socialismo, Robert, è la parità tra i sessi. Stessi diritti, stessi doveri.
Lui sospirò.
Jenny iniziò a piangere.

Quella notte
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