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sapere chi incontri in una stazione, né su quale treno salirà. Commessi viaggiatori con la bombetta d'ordinanza, madri con figli al collo, facchini e macchinisti sporchi di grasso, tutti assieme in una manciata di metri quadrati.
Pensò che avrebbe potuto prendere un treno alla cieca e sparire, diventare qualcun altro da qualche altra parte. Lasciare che il mondo lo dimenticasse sarebbe stato il modo migliore per seppellire il fallimento. Quante energie sprecate. A Parigi era stato una zanzara tra gli elefanti. Si era perfino mascherato per compiacere i reporter. L'americano, Lowell Thomas, ne aveva cavato fuori uno spettacolo circense. 
Si era reso ridicolo. Era riuscito solo a registrare la memoria della sua infamia su quelle pagine chiuse in valigia. Il vangelo di Giuda.
Pensò ai momenti rubati per fissare i ricordi sui taccuini, tra una riunione e l'altra, tra un incontro privato e una colazione pubblica, di getto, con la fretta di finire, prima che anche l'ultimo confine del mondo venisse chiuso. L'orgoglio dei popoli non si accende e spegne come una lampada elettrica. I conti fatti a Versailles erano tutti sbagliati e i vecchi padroni della pace se ne sarebbero accorti molto presto. 
L'altoparlante annunciò il diretto per Oxford. La ferita alla mano riprese a pulsare. 

Il trillo del telefono risuonò nitido nel silenzio. L'unica persona che occupava la stanza alzò la testa dai fogli e osservò l'apparecchio con l'aria di chi si interroghi sulla natura di un oggetto misterioso. Attese che suonasse una seconda e una terza volta, poi allungò la mano.
- Parla Hogarth.

Compose il numero quasi in trance, respirando nella cornetta, sperando che qualcuno in quell'ufficio rispondesse all'S.O.S., che una voce nota gli dicesse ancora cosa era meglio fare. Se solo avesse avuto una direzione si sarebbe messo a correre. Si trovava in una zona morta, fuori dal corso degli eventi, e guardava gli altri da dietro un vetro. Ci sbatteva contro rabbioso, con i pugni e con la fronte. Colpi che rimbombavano sordi, lontano. Una volta. Due. Alla terza qualcuno alzò il ricevitore.
- Parla Hogarth.
- Ho perso quei maledetti fogli.
- Ma chi parla?
- Mi hanno rubato il manoscritto.
- Lawrence...? Dov'è successo?
- Alla stazione di Reading, nel pub, era nella valigia. L'ho lasciata lì.
- E' tornato a cercarla?
- Dappertutto. E' sparita.
- Ha conservato i suoi appunti, spero.
- Gli appunti... sì.
- Non le resta che rimettersi al lavoro.
- Come...? 
- Non vorrà che vada tutto perso? 
- Ma è già andato perso.
- Si calmi, per favore. Dove si trova adesso?
- Sono ancora qui, alla stazione.
- Prenda il primo treno e mi raggiunga al museo. Dobbiamo parlare. 
La comunicazione si interruppe. Ritornò ai binari a passi lenti e si ritrovò su una panchina senza ricordare d'essersi seduto. La mano doleva, la benda era sporca. Si sentiva stranamente leggero, sollevato, come se il corpo sottile si fosse liberato di un fardello. Nulla sarebbe più dipeso da lui, la storia poteva continuare in sua assenza. Era questo che voleva, ritrovare la quiete, se mai fosse stato possibile. Cancellare il lutto. 
Si rese conto che stava gelando. Decise che non gli importava e rimase seduto, covando l'intima speranza di restare così per sempre. Monumento di ossa e carne al viaggiatore solitario. 

5. Ronald


La pista si perdeva tra i ghiacci. Il mostro cercava il suo elemento. Scovarlo era un'impresa degna di Beowulf e degli impavidi Geati. Per metà cavallo e per metà balena, con zanne affilate come spade, l'essere poteva muoversi a piacimento nell'oceano e sulla terraferma. 
Gli antichi inglesi lo chiamavano Horschael. Il nome aveva raggiunto l'isola sulle navi vichinghe. Hrosshvalr o Rosmhvar, lo appellavano i norreni: il cavallo marino, la balena anfibia. Per scovarlo bisognava riattraversare il Mare del Nord fino a toccare i fiordi norvegesi, dove di solito si nascondeva. Lassù si poteva avvistare il suo 
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