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a quello di una chiesa francese.
Non sparare, inglese, non sparare.
Vide le facce dei prigionieri sporche di fango e lacrime, mentre si arrendevano a un ragazzo di diciott'anni.
La voce del capitano.
Molto ben fatto, sottotenente Lewis. Molto ben fatto.    
Avrebbe voluto urlare.
Paddy, ho mantenuto la promessa, sai? L'ho mantenuta. 
Paddy? Paddy? 
Il frastuono era cessato. 
Sollevò il capo. Il vento da ovest respingeva i nembi verso la costa. Il temporale marciava lontano, spazzando la campagna. C'era davvero qualcuno, pochi passi più in là. Un uomo fradicio di pioggia, mani e schiena attaccate al muro. Si guardarono. Poi l'altro si mosse, incerto sulle gambe. 
Poteva avere qualche anno in più. Forse uno dei corsi avanzati, oppure un borsista. Magro e dinoccolato, occhi grigi e inquieti. 
- Tutto bene? - chiese.
Voce profonda, ancora scossa dai tuoni. 
- Sì. E' che non sopporto i temporali... 
- ...i clacson, le sirene dei treni, i rumori forti e improvvisi. - gli rivolse un'occhiata ammiccante. - Siamo soci dello stesso club. 
Si strinsero la mano con cautela, in equilibrio sulla fune tesa sopra l'imbarazzo.
- Robert Graves, Royal Welch Fusiliers.
- Clive Staples Lewis, Somerset Light Infantry. Per gli amici sono Jack.
- Frequenti Lettere Classiche, vero?
- Sì... Graves il poeta?
L'altro passò una mano tra i capelli umidi.
- Quel che ne resta dopo il diluvio universale. 
- Incredibile.
- Che non siamo affogati? Puoi dirlo forte.
- No, intendevo... 1915 è una delle mie poesie preferite.
- Mi fa piacere. - la fune si allentò, l'imbarazzo li inghiottì entrambi. - A dire il vero adesso sto provando a scrivere altro. In fondo la guerra è finita.
Non sembrava molto convinto nel dirlo.
- Già. - rispose Jack con lo stesso tono.
- Beh, arrivederci.
Jack lo osservò allontanarsi spedito, l'andatura un po' sbilenca. Quando ormai era lontano si accorse di non avergli detto nulla di sé. Non aveva detto di essere un adepto che bussava alla porta della sacra schiera. Né della raccolta che Heinemann si era degnato di pubblicare l'anno prima. Aprite i cancelli per me. Aprite i pacifici cancelli del castello. Fatemi entrare. Per ora rimanevano chiusi: a quella poesia Reveille aveva dedicato poco spazio e nessuna critica. Le pagine erano tutte per loro, i migliori poeti della sua generazione. Owen, Sassoon, Graves, Blunden e gli altri. 
Lo guardò rimpicciolire in fondo alla strada fino a sparire dietro l'angolo. Raccolse la borsa dei libri e si incamminò. L'attacco di panico se n'era andato rapido com'era venuto. Restava la sensazione di vulnerabilità.
Superò il Magdalen Bridge, lanciando appena un'occhiata ai canottieri che pulivano le barche sotto i rami dei salici. Dieci minuti di buon passo e lo accolse la periferia, placida e neutrale come la Svizzera. Casette a due piani, una attaccata all'altra, acquattate dentro minuscoli cortili. Vite che scorrevano parallele, perdendosi all'orizzonte, buongiorno e buonasera fino alla fine del tempo. 
Giunse davanti a un cancelletto verde. Si guardò attorno con forzata indifferenza, ed entrò.

4. Reading


L'apparecchio trillò solitario nel piccolo ufficio. 
Una volta. 
Due.
Alla terza, una mano si avvicinò e sollevò la cornetta.
- Parla Hogarth.

Scese dal treno calcandosi il cappello in testa, per via del vento e della pioggia che lo investirono appena messo piede sul predellino. I brividi lo convinsero ad aspettare la coincidenza alla tavola calda. Con la valigetta stretta nella mano sana si incamminò lungo la piattaforma, fino al piccolo pub. Dentro c'era puzza di chiuso e roba vecchia, oltre allo sguardo indifferente dell'oste: quello di chi vede transitare l'umanità da un punto fermo e ha ormai smesso di chiedersi dove vadano tutti quanti. 
Sorseggiò un caffé, alzando ogni tanto gli occhi sul rado andirivieni esterno. Le stazioni gli erano sempre piaciute, erano incroci di vite, templi del caso. Non puoi
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