<?xml encoding="utf-8"?>
<A HREF="006#b" NOPUSH><</A>
finalità abbia ciascuna di esse, e come si debbano comporre i miti affinché il fare vada a buon fine." 
Cercò di aggiustarsi la toga sulle spalle e sporcò l'orlo di gesso. Si affrettò a spazzarlo con la mano riuscendo solo a imbrattarsi di più. Rinunciò all'impresa, avvolto in una nuvola bianca che lo fece assomigliare a un alchimista reduce da qualche esperimento mal riuscito.
- Ogni traduzione è un inganno. Parola di traduttore. - disse.
Il disappunto aveva fatto emergere l'accento australiano. 
- Se volete capire qualcosa di quello che studieremo quest'anno, dovete conoscere bene il greco antico. 
Si risedette e iniziò a riporre i libri nella cartella, ma poi, ricordandosi di qualcosa, lanciò uno sguardo all'aula. 
- Buona giornata, signori. 
Gli studenti si alzarono per raggiungere l'uscita. Non volevano farsi sorprendere dal temporale. Per tutta la mattina avevano osservato con la coda dell'occhio le nuvole addensarsi e gonfiarsi fino a incombere basse sul prato. Adesso ringhiavano minacciose alle guglie dei college puntate contro le loro pance.
Jack registrò le avvisaglie di un'emicrania e seguì il flusso cercando di non mostrarsi più nervoso di quanto già fosse. 
Moran lo affiancò con un sorrisetto sornione. Jack finse di non vederlo, ma sapeva che non gli sarebbe sfuggito. 
- Lo preferisco quando legge Euripide. Inoltre, se va in giro così conciato, conferma gli stereotipi sulla sciatteria dei coloniali.
Avevano raggiunto il corridoio.
- E' un rimprovero o un moto di solidarietà?
Moran scrollò le spalle.
- Noi saremo coloniali ancora per poco, Lewis.
Jack gli indirizzò un gesto svogliato.
- Al diavolo Michael Collins e tutto il dannato Sinn Féin. Fosse per loro la guerra doveva vincerla il Kaiser.
Moran si esibì in un ghigno crudele. Jack aveva il sospetto che la fisionomia rivelasse qualcosa del suo carattere: i tratti affilati del viso e le folte sopracciglia nere sembravano esprimere una minaccia costante. 
- Mors tua vita mea. - ribatté Moran. - Un giorno Michael Collins avrà un monumento in ogni piazza d'Irlanda. 
Jack non aveva voglia di imbarcarsi in quella discussione. Era inquieto e aveva la gola secca. Tossì. Le parole uscirono basse e strozzate.
- Non puoi pensare che una guerra clandestina sia onorevole.
- E' l'unica che agli irlandesi è concesso combattere. Che gli inglesi se ne vadano e i problemi finiranno. 
Eric Moran non dava mai segni di cedimento quando si parlava dei guai di casa loro. Era un feniano convinto, di quelli che non si erano voluti arruolare, testardo come soltanto un irlandese può essere. Jack ne sapeva qualcosa. 
- Hai un bel coraggio a parlare di clandestinità, signor Giano Doppiavita. - lo canzonò Moran - Uno di questi giorni ti seguo di nascosto e scopro il tuo nascondiglio segreto. 
Jack decise di cambiare discorso.
- Che ne pensi della traduzione di Murray? 
- Sei tu il poeta. Dimmelo tu. 
Erano arrivati all'uscita. 
- Non vedo cosa i miti abbiano a che vedere con i fatti. - un tuono lo fece trasalire. - Ci vediamo.  
Uscì dall'edificio quasi correndo.  

Al secondo tuono i contorni delle cose vacillarono, la paura divenne un ragno che si arrampicava lungo la schiena. Un attimo dopo le gocce martellavano il selciato. Un ticchettio forte, tremore d'ossa, denti battuti e bossoli che rimbalzano. I brividi investirono Jack a ondate. Altri colpi dall'alto, lo scroscio divenne più forte. Si riparò sotto un cornicione. Adesso il rumore era assordante, raffiche, guizzi di luce spaccavano il cielo. Trovò un angolo dove accucciarsi, le ginocchia al petto, le mani sulla testa.
Aprite i cancelli per me. Aprite i cancelli del castello. Fatemi entrare. 
Gli sembrò di sentire qualcuno lì vicino, ma non osò guardare. Da quando era tornato dal fronte i temporali adunavano fantasmi. 
Paddy, sei tu?
Sbirciò tra le dita e vide i tedeschi avanzare a mani alzate sotto il campanile del college, che però era uguale 
<A HREF="008" NOPUSH>></A>