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Il barlume di luce era vicino, un varco o un incrocio di gallerie, dove tentare di orientarsi. La risata di una mitraglia in lontananza. La luce si allargò appena, un refolo di vento portò odore di putrefazione. Gallerie che andavano in tutte le direzioni, mucchi di ossa, corpi a brandelli, arti buttati alla rinfusa. Attraverso la maschera antigas vide l'ombra avvicinarsi, poi una fitta tra le scapole e il petto lo lasciò senza fiato. Si strappò l'elmo e osservò la scia di bolle scarlatte accompagnare la punta mentre usciva dalla carne. Andarono a scoppiare più in alto, come un grappolo di piccoli shrapnel. 
Benvenuto nella Terra di Nessuno, capitano. 
Qualcuno iniziò a gridare.
Aprì gli occhi all'improvviso, gli mancava il respiro, tossì.
Nancy era in piedi nella stanza e cullava la bambina che piangeva disperata.  
- Credi che i bimbi piccoli facciano brutti sogni?
Era tipico di Nancy inziare a parlare di punto in bianco come se stessero discutendo da ore. 
Robert annaspò, in attesa che il cuore si rassegnasse a restare nel petto. Bofonchiò qualcosa di incomprensibile e lasciò scorrere la memoria sotto la camicia, fino alla cicatrice e alla prima volta che era morto. Parole vaghe lo inseguirono mentre tornava al presente. 
Capitano Graves, ferito con onore. 
Rimase steso a fissare il soffitto. Il pianto cessò e poco dopo lei tornò a stendersi al suo fianco.
- Non mi hai risposto.
- Non lo so. - riuscì a dire.
- Io credo che sognino proprio come noi. 
La cinse in un abbraccio. 
- Ho fatto di nuovo quell'incubo.
- Allora forse è ereditario. Potrei odiarti per questo.
Nancy non chiedeva mai della guerra. Dopo la morte del fratello aveva chiuso la mente e non voleva più sentirne parlare. Forse una buona moglie forse l'avrebbe compatito, ma non lei: Nancy non era una buona moglie, e teneva a precisarlo. Era una donna. Jenny non sarebbe cresciuta con terrificanti storie di guerra, e nemmeno la creatura che portava dentro di sé. C'era bisogno di quiete e di oblio, di colori e serenità. Gli incubi restavano fuori dalla porta del piccolo cottage sulla collina.
Robert la amava anche per la sua fantasia, per il testardo entusiasmo nel costruire la loro vita ogni giorno, senza compromessi e senza smettere di lottare per quello in cui credeva. 
Con la mano le sfiorò il ventre. Aveva cominciato a ingrossarsi. 
- E' un maschio.
Nancy girò la testa per baciarlo.
- Hai paura di restare in minoranza, ammettilo.
Robert rise. Cercava sempre di indugiare nel dormiveglia, cullato dalla consapevolezza del corpo tiepido di sua moglie. Una sensazione atavica che ottundeva i sensi e sublimava le pulsioni. Una tregua prima che l'esistenza adulta reclamasse la decima di caos e rumore. O soltanto un modo per rimandare il momento di trovarsi esposto agli eventi. Era un vuoto inerziale, come prima del fischio che lanciava fuori dalla trincea. In guerra tutto insisteva sull'istante, ogni slancio in avanti poteva diventare un ritorno al ventre freddo della terra, che li avrebbe accolti materna, anche un pezzo alla volta se necessario, per concimare il secolo con il loro sangue. 
Si fece coraggio e si alzò. Prima di dirigersi alla stanza da bagno, si fermò davanti al lettino dove Jenny dormiva di nuovo tranquilla. Le sfiorò la guancia con un dito e si allontanò cauto. 
La rigida sequenza di gesti e pensieri era l'unico modo di affrontare il risveglio. Versò nel bacile l'acqua fredda e lavò via il sonno dalla faccia. Ancora gocciolante, si fermò a ricambiare lo sguardo dell'uomo nello specchio. Il sopracciglio che custodiva la scheggia di granata gli dava un'aria torva, da duro. La mascella da pugile faceva immaginare un buon destro. Il naso storto, un incidente di rugby. Fronte spaziosa, molti pensieri. Occhi grigi, quasi trasparenti. Una faccia è una biografia, pensò. 
Aveva di nuovo sognato il cunicolo. Ancora la terra dell'ombra. La pace firmata a Parigi non placava l'anima dei
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