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ricordò d'essere a stomaco vuoto e ordinò anche dei panini. Alla fine era piuttosto allegro. Chiese a bruciapelo se avesse un posto dove andare. Ned disse di sì, ma prima voleva che gli parlasse ancora di sé, della sua famiglia. Così scoprì del patrigno violento e del giuramento di Andy. Le sue parole sapevano d'odio antico. Era ancora lì, sotto le cicatrici. Bastava poco per farlo affiorare. Magari era già successo in trincea, forse un tedesco aveva fatto le spese dell'ira funesta del soldato Mills, o un compagno d'armi che si credeva più furbo degli altri e fregava le razioni. Era quello che lo attirava, l'odio puro di un ragazzino nelle braccia temprate di un fante del Lancashire.
Lo condusse attraverso il quartiere governativo e superata l'Abbazia imboccò una stradina tra le case. 
Lo studio era all'ultimo piano, aveva i soffitti bassi e piccole finestre quadrate. 
- E' di un amico. - disse. 
Stava appoggiato allo stipite della porta, con il viso in penombra.
Andy si tolse la giacca e andò alla finestra a contemplare i pinnacoli del Parlamento.
- Un amico pieno di soldi?
- E' un architetto famoso. 
Il ragazzo non smise di guardare fuori.
- Cosa costruisce?
- Ha progettato la Banca d'Inghilterra.
- Deve averne, di grana. - Andy si interruppe, come se un pensiero gli avesse all'improvviso occupato la mente. - Perché non hai voluto vedere la fine dello spettacolo?
Ned sorrise. 
- L'avevo già visto.
Andy si voltò, ma non disse nulla. Nella sua breve vita doveva avere incontrato tizi  anche più strambi e ben poche cose potevano meravigliarlo davvero. Lo osservò misurare con lo sguardo l'ambiente spartano, poi avvicinarsi alla scrivania, sfiorare il manico intarsiato di un tagliacarte e una risma di fogli coperti da una calligrafia nervosa. 
- Per favore, non toccare.
La voce tradì una vena d'ansia.
Il ragazzo si voltò ancora a guardarlo, era poco più di un'ombra nell'angolo della stanza. 
- Cosa vuoi fare?
Ned rimase immobile. Andy fece un passo avanti, ma si bloccò, percependo la sua ritrosia. 
Ad un tratto l'aria dello studiolo era diventata densa da togliere il fiato. Ned percepì odore di panico. Il suo. Immaginò un energumeno sfilarsi la cintura dai pantaloni e farla schioccare sulla schiena di un ragazzino di dodici anni. Le urla riaffiorarono dal pozzo del tempo fino a quella stanza, i colpi sulla spina dorsale e sul costato come i rintocchi di una campana a morto. Le immagini erano confuse, l'uomo aveva le fattezze di un sottufficiale turco. Il sapore noto del sangue: si era morso l'interno della guancia. Strizzò gli occhi e riprese fiato, lo stomaco accartocciato come un foglio. Si sentì sfinito. 
Andy aspettava una risposta.
- Nel cassetto della scrivania ci sono dei soldi. Prendili e vattene, per favore.
Cercò di nascondere il tremore alla mano destra che ora risaliva il braccio. Andy sembrava confuso, ma si riscosse subito. Gli bastò un colpo d'occhio per contare le banconote e ritenersi soddisfatto. Puntò verso l'uscita senza chiedersi altro. Ned si appiattì contro il muro per farlo passare, come volesse diventare una sola cosa con la parete.
- Se cambi idea, mi trovi al Garden. 
La porta si richiuse con un tonfo lugubre che rimbombò nel petto.
Dopo un tempo indefinito si staccò dal muro e scivolò fino alla finestra. I rumori della città erano ronzii lontani, sirene di navigli sul fiume, automobili lungo Whitehall. 
La punizione non sarebbe stata sufficiente a colmare il lutto. Non più della solitudine che lo avvolgeva.
La mano prese a tremare forte. Provò a trattenerla con la sinistra, ma anziché placarsi il tremito si diffuse a tutto il corpo e lo costrinse a piegarsi sulla scrivania. I fogli volarono sul pavimento. Appoggiato sui gomiti afferrò il tagliacarte e con un grido soffocato si pugnalò la mano. 
Il tremito cessò. 
Crollò sulla sedia e rimase a guardare con occhi spenti il sangue che colava sul tavolo.

2. Robert

 
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