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Cid.
La musica toccò l'apice, mentre uno stendardo verde e oro scendeva dall'alto. 
- Lawrence d'Arabia.

L'istinto gli disse di voltarsi. Scoprì un paio di occhi neri sul margine dell'ultima fila. Venti, ventidue anni al massimo. Si sforzò di tornare ai racconti del signor Thomas, reporter del Chicago Evening Journal, intento a offrire al gentile pubblico una serata di esotismo e grande epos. Reduce dallo strepitoso successo americano, finalmente a Londra lo spettacolo dell'anno. I racconti di viaggio di Lowell Thomas: con Allenby in Palestina. 
Giochi di dissolvenze, voce stentorea, musica. Gli ingredienti per un grand tour ai confini del mondo. Non era nemmeno l'Oriente, era Marte o l'isola dei Feaci. Bastava che ascoltassero, che guardassero le immagini e la fantasia avrebbe fatto il resto. La fantasia è l'arma più potente. Anche più della dinamite. Avrebbero ammirato quell'arabo posticcio come un principe delle fiabe e raccontato le sue gesta ai figli prima di metterli a dormire, pensando che da qualche parte, lontano, la guerra poteva essere una meravigliosa avventura.
Sentì ancora quello sguardo impertinente, come una violenta carezza sulla nuca. Irrigidì i muscoli. Difficile resistere alla tentazione di voltarsi di nuovo.
Questa volta il ragazzo rispose con un accenno di sorriso, abbastanza consapevole da tradire un certo studio di sé di fronte allo specchio. Arma impropria, la bellezza. 
Più tardi, quella sera, avrebbe scoperto che si chiamava Andy Mills e che non aveva fissa dimora. Era nato a Blackpool ventitré anni prima. A dodici era scappato di casa, saltando su un carrozzone di giocolieri, ed era arrivato fino a York, prima che lo rispedissero indietro. Per punirlo, il patrigno lo aveva fustigato a sangue. Quel giorno Andy aveva giurato a se stesso di ucciderlo, ma si era limitato ad andarsene davvero, quattro anni dopo. 
Era come sapere tutto ancora prima di domandare. Seduto al buio, a pochi metri di distanza, riconosceva il puzzo di solitudine, lo stesso che anche lui portava addosso. Odore di violenza incisa nella carne, di cattivi pensieri e amore negato.
Andy aveva girato parecchio e svolto i lavori più infimi per un piatto di minestra, prima di scoprire il segreto dei suoi grandi occhi spudorati. Il fatto che piacessero a più di uno disposto ad aprire i cordoni della borsa e la patta dei pantaloni, lo aveva tenuto lontano dai lavori pesanti. C'era voluta la guerra per toglierlo dalla strada: paga sicura e un viaggio in Europa a spese della Corona. Per quattro anni la fanteria del Lancashire era stata la sua casa. In congedo definitivo soltanto da pochi mesi, aveva ripreso a vagabondare per il centro, in cerca di marchette e di fortuna.
Si alzò e raggiunse il corridoio laterale, facendo in modo di passare vicino al ragazzo fino quasi a sfiorarlo. Pensò che i cani si comportano allo stesso modo: lasciano una traccia, un segnale. Attese nel foyer, fingendo di leggere il cartellone, fino a quando sentì i passi alle sue spalle. Lasciò che si avvicinasse, guardandolo di sottecchi.
- Ti piace? - chiese il ragazzo.
Una scrollata di spalle.
- E a te?
Andy mostrò il sorriso di denti candidi.
- Non guardo mai lo spettacolo, mi annoio. Mi piace di più guardare la gente seduta in platea.
Silenzio. Era chiaro che il ragazzo si aspettava che dicesse qualcosa, ma siccome lui non lo fece, non trovò di meglio che porgergli la mano.
- Andy Mills.
- Ned Vaine.
- Vuoi rientrare per il finale?
- Preferirei fare due passi.
- Come vuoi.
Si incamminarono, chiacchierando di cose banali, come fanno gli estranei che si incontrano in treno o nelle anticamere dei dottori. Stimolato da qualche domanda, Andy attaccò a parlare della guerra e dei compagni morti in Francia, ma tagliò corto, quei discorsi lo deprimevano, avrebbe preferito berci sopra.
Scovarono un pub e Ned gli offrì un paio di birre. Lui non bevve nulla, nonostante l'insistenza di Andy. Il ragazzo si
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