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flauto, stagliate sul fondale dipinto: il Nilo, le piramidi, una falce di luna argentea. Il canto tenorile del muezzin seguiva la melodia. 
Un colpo di grancassa e l'uomo in tight guizzò fuori da una nuvola di fumo. Odore d'incenso investì le prime file, qualcuno tossì. L'uomo accennò un inchino e sfiorò il leggìo con la grazia di un direttore d'orchestra che controlla lo spartito. 
- Seguitemi, signore e signori, nelle misteriose terre d'Oriente, ricche di storia e di avventura, dove il Giordano trascina le sue sacre acque nel Mar Morto e ancora oltre, tra le oasi e le dune del deserto. 
Il genio della lampada aveva baffi sottili, capelli neri divisi in due onde dalla brillantina, un forte accento americano. Ritardava le parole, trattenendole in bocca quanto bastava a pregustarne l'effetto prima di mandarle a segno. 
La banda militare attaccò con Haendel, mentre un raggio luminoso sorvolava la distesa di teste fino a centrare lo schermo. Torme di cavalieri si riversarono dentro la Royal Opera House. Volti aspri, occhi freddi di predoni, antichi come i fuochi della Bibbia. 
- E' questo lo scenario della vicenda che andremo a raccontarvi. L'impresa del generale Allenby, il liberatore di Gerusalemme, e del Re Senzacorona d'Arabia. Colui che avrebbe potuto cingere lo scettro della Mecca e di Damasco e l'ha invece concesso ai legittimi eredi del Profeta Maometto. 
Comparve l'immagine di un occidentale in vesti arabe, con un vistoso pugnale ricurvo in cintura. Dalla cima di una duna sorrideva all'obbiettivo. Il contagio della meraviglia percorse la platea da un gomito all'altro.
Il tema musicale riprese, più basso di un'ottava.
- Turchi e tedeschi avevano messo una taglia di cinquantamila sterline sulla testa di questo giovane archeologo, vivo o morto. Ma io che ho avuto l'onore di conoscerlo, posso dirvi che gli arabi non l'avrebbero consegnato nemmeno per mezzo milione di sterline, perché sapevano che la possibilità di spezzare il giogo ottomano dipendeva in gran parte dall'abilità di questo timido giovane.
Ora l'arabo bianco si intravedeva in un semicerchio di beduini accovacciati, seduto appena più indietro degli altri, quasi volesse sottrarsi alla cinepresa. Qualcuno fuori campo li invitava ad alzarsi e loro sorridevano come scolari in una foto di gruppo. L'occidentale si schermiva, più basso di tutti, i tratti del viso sfuggenti sotto il copricapo. 
- Non era che un semplice studente di archeologia, con l'amore per la libertà tipico delle sue origini irlandesi, che aveva scelto di andare nel deserto a scavare le rovine delle antiche civiltà. Ma appena seppe della chiamata alle armi, corse ad arruolarsi nell'esercito britannico. Solo per scomparire di nuovo nel deserto... avvolto nel mistero.
Una pausa studiata e una tempesta di sabbia divampò sullo schermo, rossa da sembrare un incendio o una chiazza di sangue nella polvere.  
- Riapparve poco tempo dopo. Senza un giorno di addestramento e sfidando le stesse gerarchie militari, era diventato consigliere personale del re dell'Hejaz, lo sceicco Hussein, che insieme ai suoi figli, avrebbe guidato la rivolta contro i Turchi usurpatori. 
Un vecchio con il turbante e una gran barba candida che spiccava sulla pelle scura sovrastò gli spettatori. Lasciò di nuovo il posto all'arabo bianco, in una foggia principesca, sguardo fisso sul vuoto anonimo che l'osservava. La foto era colorata in maniera grottesca: gote rosa e labbra vermiglie. Un uomo truccato e mascherato. Irriconoscibile.
Archi e tamburi avviarono il crescendo musicale: le Guardie Gallesi pronte alla carica.
- Quella che vi racconteremo non è una storia di guerra e di massacri, ma di un uomo a cui vennero attribuiti poteri divini. Un giovane cavaliere, che da solo creò un esercito e liberò l'Arabia Santa, e che passerà alla storia al pari dei personaggi più grandiosi e pittoreschi. Di lui si canteranno le gesta nei secoli a venire, come fu per Achille, Sigfrido o il
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