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al piano di sopra viene fatta defluire a piacimento e mescolata a quella fredda che scende dall'altro tubo.
In questa citta' di sogno i bagni sono indice di una civilta' superiore e di una considerazione del corpo e dell'igiene sconosciuta in Europa. Ve ne sono dovunque, di ogni grandezza e concezione, tutti pero' adatti a ritemprare le membra e la mente dalla fatica e dal clima.
Mi immergo nel tepore, immobile. Che il Sultano aspetti.
Josse'f mi fa sobbalzare irrompendo nella stanza con tutto il clamore possibile.
- Non sarai mica annegato, vecchio!?
Sfoggia il suo miglior vestito: gli stivali preferiti, alti al ginocchio, brache larghe, chiare; una blusa lunga imbottita, con i ricami sul petto; il coltello ricurvo alla cintura, l'elsa intarsiata; il copricapo tipico di queste terre avvolto sulla testa, azzurro, con una piuma bianca fissata da una spilla d'oro.
- Ci sono altre persone che dobbiamo incontrare prima del Sultano. Sbrigati, Samuele ci aspetta da un pezzo. Gli agi di questa citta' ti stanno facendo diventare pigro.
Scaglia un pezzo di sapone nell'acqua schizzandomi la faccia. Mi porge il grande telo: - Muoviti!

***

Nel grande Bazar coperto puoi trovare ogni cosa. Dopo aver camminato tra una miriade di banchi e stretti corridoi che si aprono tra le botteghe, al seguito di Samuele e Josse'f che guidano i miei passi inesperti, entriamo in un locale che espone spezie e granaglie.
Aromi d'ogni tipo investono l'olfatto. Intorno vi sono tavolini bassi, tappeti e cuscini, occupati da uomini intenti agli affari, alle chiacchiere e al narghile'.
Due grassi e sorridenti ottomani ci vengono incontro con ampi inchini.
Uno abbraccia calorosamente Josse'f, poi si rivolge all'altro: - Costui e' il molto onorevole Josse'f Nassi, una leggenda. E questo e' suo fratello Samuele, non meno valoroso -. Si illumina. - A Venezia questi uomini, conosciuti come Joo e Bernardo Miquez, sono considerati i principali nemici della Serenissima, per il fatto di essere da sempre nostri amici. Se tornassero a Venezia, stai pur sicuro che li impiccherebbero alle colonne di San Marco.
Ridono di gusto, il compare e' visibilmente ammirato.
e' il turno di Josse'f il sefardita: - Tuttavia non escludo di tornarci un giorno. Nonostante i suoi padroni, Venezia e' una splendida citta'. Signori, vi presento il mio socio, Ismael Il-Viaggiatore-del-Mondo, colui che dalle terre fredde e' giunto fino qui attraverso ogni sorta di avventura, nemico di tutti i potenti d'Europa.
I due opulenti mercanti si inchinano di nuovo con aria deferente.
Ci fanno accomodare, uno di loro comincia a caricare il fornello del narghile', mentre l'altro prega Josse'f di raccontare al socio della sua incredibile fuga da Venezia.
- Un'altra volta. Siamo attesi a corte e non vorrei sprecare il poco tempo a nostra disposizione in blandi pavoneggiamenti. Meglio parlare di affari.
- Certamente -. Un rapido battimani e un ragazzo in tunica bianca porta un vassoio con un bricco fumante e alcune tazze.
Il servitore versa un liquido scuro, dal profumo intenso e sconosciuto.
Guardo Josse'f.
Mi parla in fiammingo, la lingua dei remoti giorni di Anversa.
- e' proprio l'affare di cui dobbiamo discutere. Assaggialo.
Un sorso diffidente. Il liquido caldo scende in gola, un sapore forte, leggermente amaro, subito si fa largo una sensazione di vigore e rinnovata acutezza dei sensi. Un sorso piu' lungo e sulla lingua rimangono i grani posati sul fondo della tazza.
- Buono, ma non capisco...
- Si chiama qahve'. Si ottiene da una pianta che cresce nelle regioni d'Arabia.
Il mercante porge un sacchetto di chicchi verdi, Josse'f ne raccoglie una manciata.
- Vengono tostati, macinati in polvere e sono gia' pronti per l'infuso nell'acqua bollente. In Europa ne andranno pazzi -. Intuisce la mia perplessita'. - Il Sultano dimostra di apprezzare i servigi e le informazioni che gli forniamo, ma e' sempre opportuno avere anche altri progetti e buoni commerci da sviluppare. Credimi, le rozze genti
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