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oscurata da un credito impossibile da riscuotere. Per quasi mezzo secolo hanno finanziato le pretese e le aspirazioni dell'Asburgo: adesso ne seguiranno la sorte.
Cuius regio, eius religio. Chi non ha accettato di mettere sopra la propria testa un principe o di legarsi a una sola terra, non ha scelta. La sorte dei Giudei a Venezia ne e' stato l'esempio.
Quando i Talmud sono stati bruciati in Rialto, il 21 agosto del '53, Joo era gia' riuscito a procurare una via di fuga a Oriente a quasi un migliaio di Giudei sefarditi. Dopo l'editto di Giulio III, i roghi, gli arresti, il Ghetto, non c'e' stato piu' nulla da fare. Oggi lo stesso sta accadendo altrove per mano di Paolo IV.
Heinrich Gresbeck lo sapeva. Venezia portera' il peso di tutto questo, di aver ceduto il campo alla persecuzione piu' ipocrita e feroce. Il popolo della Bibbia porta via con se' il tesoro dell'esperienza, il sapere, la perizia, verso un'ennesima fuga. Per loro si apre la porta di un altro Impero, che li accoglie riconoscendone il valore. Ma insieme ai Giudei se ne vanno anche molti cristiani, altri uomini e donne senza terra, gettano la vita oltre le sponde del Mediterraneo, in mezzo a quegli Infedeli che ci hanno insegnato a odiare e che adesso, unici, ci accettano senza pretendere atti di fede.
Il loro sovrano indiscusso, Solimano il Magnifico, il cui nome appena mormorato basta a far rabbrividire ogni veneziano, e' l'uomo piu' ricco e potente del mondo, padrone di un Impero che si estende dalla Crimea alle Colonne d'Ercole, dall'Ungheria a Baghdad. Acuto conoscitore d'uomini e di popoli, siede sul trono che fu di Costantino con l'aura del guerriero invitto e del saggio tiranno. Non si puo' comparire al suo cospetto senza pensare che e' il conquistatore della Mesopotamia, che e' colui che ha portato le sue truppe sotto le mura di Vienna, che ha battuto Carlo V a Mohacs, l'uomo che con un solo cenno del capo potrebbe chiudere le vie dei commerci con l'Oriente, riducendo Venezia a una piccola cittadina portuale.
Se mi chiedera' del continente che i suoi possedimenti lambiscono, gli raccontero' la mia storia, cullando il convincimento che sapra' apprezzarla piu' del resoconto di un ambasciatore.
Non ci sono insegnamenti da trarne. Non c'e' alcun piano da seguire. Sono ancora vivo, ecco tutto. Con l'altra meta' del mondo, quella lontana terra che ho visto scivolare via dentro la nebbia in un giorno d'inverno, non ho piu' nulla da spartire. La lascio ai principi che rinsaldano i loro troni e scelgono quale fede dovranno seguire i sudditi; ai nuovi banchieri che si accingono a prendere il posto dei Fugger, recitando a memoria i testi di Calvino. A Calvino stesso, che mette al rogo Michele Serveto, scienziato e teologo. La lascio agli inquisitori che bruciano i libri; a Reginald Pole, ieri paladino della conciliazione, oggi Arcivescovo di Canterbury, persecutore di protestanti in Inghilterra.
Ma piu' di tutti la lascio all'architetto del piano che si realizza. A Giovanni Pietro Carafa, salito al Soglio Pontificio col nome di Paolo IV, all'eta' di settantanove anni, il 23 maggio del 1555.
- Ancora a letto?
Non l'ho sentita entrare nella stanza. Mi giro con un mugugno.
Beatrice inclina la testa per guardarmi negli occhi: - Il Sultano non sara' contento di dover attendere due infedeli del vostro calibro.
Seduto sul letto, con un braccio le cingo la vita, con l'altro la imprigiono in una stretta forte: - Fai attendere i potenti e dimostrerai loro che non li temi.
- S, e ti staccheranno la testa dal collo.
Ridiamo. Mi tiro su e raggiungo la stanza da bagno, il sollievo della mia vecchiaia. Ogni volta che metto piede qui dentro, almeno due ogni giorno, provo un misto di commozione e compiacimento per la mia condizione. Piastrelle blu e verde mare rilucono sul pavimento e sulle pareti. La grande vasca occupa un intero lato, per due braccia di larghezza. Puo' essere irrigata in maniera continua da due tubi che versano acqua calda o fredda. L'acqua, riscaldata in una cisterna
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