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sbirri, spie. Tombe anonime. Nomi che non dicono niente, ma che hanno incrociato le strategie, le guerre, le hanno fatte saltare, a volte con la testarda consapevolezza della lotta, altre volte per puro e semplice caso, con un gesto, una parola.
Sono stato tra questi. Dalla parte di chi ha sfidato l'ordine del mondo.
Sconfitta dopo sconfitta abbiamo saggiato la forza del piano. Abbiamo perso tutto ogni volta, per ostacolarne il cammino. A mani nude, senza altra scelta.
Passo in rassegna i volti a uno a uno, la piazza universale delle donne e degli uomini che porto con me verso un altro mondo. Un singulto squassa il petto, sputo fuori il groviglio.
Fratelli miei, non ci hanno vinti. Siamo ancora liberi di solcare il mare.

***

Sul ponte il vento taglia la faccia volta al tramonto. Rigiro il taccuino tra le mani. Sciolgo il laccio che tiene assieme le pagine. Le scorro. Date, luoghi, nomi. Le riflessioni vergate con grafia piu' minuta.
Un foglio piegato mi cade in grembo. Una carta diversa.

A Giovanni Pietro Carafa,
Signore, questa e' l'ultima missiva di chi Vi ha servito per oltre trent'anni.
Il tempo nuovo che Vi accingete a inaugurare deve dimenticare i suoi anonimi artefici, coloro che hanno concesso agli eventi di combaciare con il piano. I nomi illustri dei vinti e dei vincitori rimangono alle cronache, a disposizione di chi vorra' ricomporre l'intricata vicenda di un'epoca e di cio' che essa ha prodotto. Quando i gesti saranno distanti e le vite avranno ceduto il passo al futuro, di quel silenzioso esercito di soldati di ventura, oscuri costruttori del labirinto, non restera' traccia alcuna. Dunque non si tratta d'altro che di accelerare il momento di questa scomparsa, quanto basta per sottrarsi all'ultima esecuzione.
L'ingenuita' e' perduta nel mezzo secolo che sta alle spalle, insieme alle speranze che ho contribuito a cancellare: non covo alcuna illusione di sfuggire al destino che so essere in serbo per me; non e' la vita che mi preme, poiche' fuori dal piano non sono altro che un vecchio mercenario disarmato, circondato dai morti. Quelli lasciati sul campo e quelli che si impadroniscono del mondo. Non fuggiro' davanti a nessuno di loro, ma il mio compito si esaurisce qui. Altri lo porteranno a termine. Mi accingo a incontrare un ultimo vecchio avversario, spero che sia lui a spegnere gli occhi che Vi hanno cos fedelmente servito per tutta la vita. Una vita scivolata via anch'essa insieme alle migliaia, decennio dopo decennio, soffocata nel sangue, e che scelgo di finire a modo mio.
Non potete farci niente, nemmeno rimproverarVi per non aver previsto la defezione del miglior agente sull'ultimo miglio: la mente degli uomini compie strane evoluzioni e non esiste un piano che possa comprenderle tutte.
Questo impedira' a ogni vittoria di compiersi fino in fondo. Anche alla Vostra.
Questo fa s che nessuno muoia invano, nemmeno chi, con il suo ultimo gesto, Vi somministra questa lezione.
Il Vostro osservatore
Q.


Epilogo

Istanbul, Natale 1555

Cuius regio, eius religio.
A ogni terra la religione del suo principe.
Con i principi si puo' sempre trattare. Concludere buoni affari.
Questo e' stato deciso ad Augusta, due mesi fa, siglando un accordo che sancisce la spartizione di beni, territori e confessioni in tutto l'Impero. Il nuovo Papa Paolo IV lascia ai protestanti i possessi requisiti alla Chiesa fino a oggi e benedice la pace ritrovata.
Cos si chiude definitivamente il coperchio che Lutero, il burattino dei nobili tedeschi, aveva sollevato quasi quarant'anni fa, dando la stura a decenni di speranze, rivolte, faide e restaurazioni. Quarant'anni, tanto e' occorso per strappare nuovamente ai popoli la scelta del proprio destino, e agli uomini quella della propria fede.
Cosi un'epoca si chiude. Carlo V, stremato, signore di un Impero prossimo al collasso, si accinge ad abdicare, lasciando in eredita' al giovane Filippo i debiti e le guerre future.
Anche la stella dei formidabili Fugger e' al tramonto,
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