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scia di sangue. Il mio. La testa gira, le gambe non reggono.
Perna tossisce: - La borsa... la confessione...
Mi volto, Gresbeck non c'e'.
Devo tornare indietro. Debolissimo, la nausea schiaccia lo stomaco, la vista annebbiata. Respiro profondamente, non devo svenire. Ripercorro i pochi passi fino alla porta, una distanza infinita.
Dalla soglia intravedo la sua sagoma in mezzo alla sala: la borsa in mano.
Tra me e lui una parete di fuoco.
Un passaggio stretto, arginato da due tavoli rovesciati.
- Di qua!
Un ginocchio cede.
La maschera a brandelli del Mulo si leva tra il fumo, alle sue spalle. Stringe un attizzatoio.
Grido, mentre cala il fendente.
Cadono entrambi.
Non li vedo piu'. No, Gresbeck si rialza, barcolla. Non ha piu' la borsa, guarda attorno.
Un istante.
Quello necessario a vedergli crollare addosso l'architrave del soffitto.


Capitolo 45
Costa ferrarese, quattro giorni dopo

L'imbarcazione lunga e stretta viene trascinata in secca dai marinai.
Con il braccio sano aiuto Demetra a trascinare i lembi della sottana inzuppati d'acqua. Perna, dall'altra parte, immerso fino alla cintola, impreca sottovoce.
Ci fermiamo sulla rena, sotto il sole opaco che non scalda.
Demetra mi tocca la fasciatura: - Stai attento a non bagnare la ferita. E mangia molta carne, hai perso un sacco di sangue.
Le sorrido, il trucco riesce appena a coprire i lividi sul volto: - Non ti preoccupare, hai fatto un ottimo lavoro con questo braccio malconcio. Sara' come nuovo.
Joo e Bernardo stringono la mano al piccolo Pietro.
- Siete sicuri?
Perna allarga le braccia, i punti di sutura sullo zigomo lo costringono a tenere un occhio semichiuso: - Andiamo, Joo, mi ci vedi in mezzo ai maomettani? Il turbante non mi dona affatto e poi quella gente non beve vino. Non beve nient'altro che acqua! No, grazie, non fa per Pietro Perna da Lucca. Preferisco restare.
Lancia un'occhiata compiaciuta a Demetra: - Saro' in ottima compagnia.
Bernardo lo abbraccia sollevandolo di peso.
Duarte lo bacia sulla guancia illesa, facendolo arrossire.
Gli occhi smeraldo di Demetra sono lucidi.
Le accarezzo il volto: - Cosa farai adesso?
- Ricomincero' da qualche parte, credo. O forse accettero' la proposta di Pietro. Me la cavero', non temere.
Perna e' imbarazzato: - Ferrara e' sempre una buona piazza, capito? Un buon punto di partenza per cominciare. Ho ancora parecchi contatti sparsi qua e la' per l'Italia, ci sara' molto da fare. Si continueranno a stampare libri, amico mio, non temere, l'ingegno degli uomini trovera' il modo di raggirare gli Indici e magari un giorno perfino di cancellarli. Servira' sempre qualcuno che se ne vada in giro a vendere libri, stanne certo.
- Detto da te, Pietro, suona come una garanzia.
Ridacchia commosso. Ci abbracciamo.
Joo indica il sentiero al margine della pineta: - La carrozza vi sta aspettando.
Pietro raccoglie il sacco: - Addio, testa quadra d'un tedesco -. Abbassa la voce. - Guardati le chiappe in mezzo ai maomettani e attento anche a dove infili l'uccello, capito? - Poi sorride. - Addio a tutti quanti!
Demetra: - Buona fortuna, Ludovico. E buon viaggio.
- La miglior fortuna a tutti e due.
Si incamminano sulla sabbia umida. Lui piccolo e tondo, lei alta ed elegante. Sul limitare degli alberi, Perna si gira verso di noi, a sbracciarsi in un ultimo saluto. Grida qualcosa che il vento si porta via.
Li vediamo scomparire in mezzo ai pini.
Joo mi affianca: - Dobbiamo andare. La barca di donna Beatrice deve aver gia' raggiunto la nave.
Ci accoglie sul ponte dell'ammiraglia della flotta dei Miquez. Il vento ha sciolto alcune ciocche dall'acconciatura, senza togliere nulla al fascino di donna, donandole anzi un'aria sensuale che prende al basso ventre e al cuore.
Le bacio la mano, tenendola per un istante tra le mie: - La prospettiva di viaggiare al tuo fianco rende piu' dolce la sconfitta, Beatrice.
Si toglie i capelli dal viso con una carezza: - Sconfitta, Ludovico? Lo credi davvero? Non siamo forse ancora vivi e
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