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Gresbeck riappare al mio fianco, si apre un varco e veniamo scaraventati sulla barca.
Via, via, al Caratello.

***

Passiamo sotto Rialto, Sebastiano spinge la barca con tutta la forza, infiliamo rio San Salvador.
Le mani mi tremano dall'agitazione. Vampate di calore dalla testa ai piedi.
Non sono sicuro di cosa sia accaduto. Di fronte a me il volto di Gresbeck pare calmo, sorprendentemente impassibile.
Mentre prendiamo a destra, per il rio degli Scoacamini, si fa passare della polvere da sparo e ricarica la pistola. Si volta indietro, accenna un'espressione rassicurante: non ci stanno seguendo.
Riordino le idee, passo le mani sul volto.
- Dove l'hai presa?
- Gert, dai Fugger si puo' depositare ogni cosa. So cosa hai pensato. Ma come vedi non hai riposto male la tua fiducia. Nemmeno a Mnster hai sbagliato a farlo: Heinrich Gresbeck e' stato un buon luogotenente.
- Ho creduto che quel colpo fosse per me.
- Quelli erano i sicari di Carafa. La preda ero io. Mi chiedo come potessero essere gia' l ad aspettarmi.
Rio dei Fuseri, lo risaliamo fino a rio di San Luca per sbucare di nuovo sul Canal Grande. Puntiamo dritto su rio dei Meloni.
- I Fugger sanno con chi stare, Heinrich. La loro proverbiale riservatezza scompare di fronte a chi garantisce che Dio e' dalla loro parte. Sono stati loro ad avvertire Carafa.
Si intravede l'imbocco di rio Sant'Apollinare, svoltiamo. Ci siamo quasi.
Gresbeck scuote la testa: - La caccia e' appena cominciata. Come raggiungeremo Trento? Anche se dovessimo riuscirci, Carafa ci stara' aspettando a braccia aperte.
La barca accosta.
Una smorfia che vorrebbe somigliare a un sorriso: - Siamo vecchi, Heinrich. Tenteremo.
Estrae un piccolo taccuino dalla tasca. Fogli gialli, avvolti dentro una striscia di cuoio chiusa da un laccio.
- Nella cassaforte dei Fugger c'era anche questo. e' l'unica traccia del mio passaggio. Tienilo, Capitano, e' tuo.
Lo infilo nella manica. Saltiamo giu'.
Percorriamo lo strettissimo vicolo uno dietro l'altro fino all'ingresso sul retro del Caratello.
La resa dei conti non e' come te l'aspetti.


Capitolo 44
Venezia, 5 novembre 1551 (un istante dopo)

- Porci bastardi, amici dei Giudei rottinculo! - Uno schiaffo. - e' finita la festa!
Pietro e Demetra legati alle sedie, tumefatti.
- Brutto nano di merda, mi voglio divertire prima di vedervi arrostire qua dentro!
Odore di pece.
Entro a passi pesanti, armi spianate, il Mulo non riesce a girarsi che il colpo a bruciapelo gli fa esplodere la spalla. Stramazza a terra.
Punto l'altra pistola.
Gresbeck la sua.
Loro sono in tre.
Non hanno avuto il tempo di estrarre le armi.
Occhi sbarrati sulle canne.
Immobili.
Con la coda dell'occhio: la borsa. Sul bancone. La confessione di Manelfi.
Scivolare avanti, prenderla.
Ma e' Heinrich che si muove, lentamente, lungo la parete, appoggia la mano sul marmo levigato.
Ce l'ha.
Un'ombra sulle scale, dietro di lui.
- Attento!
Si gira di scatto, la lama gli sfiora la faccia, la sua pistola fa fuoco, lo prende in pieno petto, lo sgherro del Mulo rimbalza contro i gradini.
Quello accanto al camino da' un calcio alla botte, la pece si rovescia sulla brace rovente, una fiammata che raggiunge il soffitto.
Mi si lancia contro, lama in pugno.
Come il morso di un cane sopra il braccio sinistro.
Urlo.
Lo prendo per i capelli dietro la nuca mentre perde l'equilibrio e gli sfondo la faccia contro lo spigolo del bancone.
Le fiamme si arrampicano sui tendaggi, corrono sul pavimento fino ai piedi di Perna e Demetra.
Presto, senza badare al dolore lancinante.
Sciolgo i legacci.
Libero Demetra.
Poi Pietro. Sibila tra i singhiozzi: - Figli di puttana!
Oltre la parete di fuoco vedo Gresbeck estrarre il pugnale.
Uno contro uno.
Quello esita.
Heinrich sorride. Scaglia la lama con uno scatto istantaneo.
Un rantolo, il bastardo vomita l'anima dalla bocca.
Tossisco, il fumo ha invaso la stanza. Demetra sviene, la trascino di peso con l'unico braccio. Fino all'uscita. Siamo fuori. Una
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