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spalla il lembo del mantello.
Un'occhiata a Heinrich, riflesso nello specchio, nella medesima posizione.
Sebastiano ci attende all'imbarcazione.
Dopo lo scambio, usciremo sul lato opposto del Fondaco, direttamente sul Canal Grande. Da l, al Caratello. Poi verso la terra ferma.
Joo compare all'improvviso, e' tutto a posto. Un cenno a Gresbeck, andiamo.

Imbocchiamo rio del Vin, tra le cupole di San Marco e il campanile di San Zaccaria. Sebastiano sospinge la barca, io e Gresbeck siamo seduti uno di fronte all'altro. Allenta la tensione dei muscoli sul collo, massaggiandolo a lungo. Nessuno sente il bisogno di parlare. Dopo un'ampia curva prendiamo il rio di San Severo, un percorso largo e tortuoso. Passiamo sotto un paio di ponti fino al rio di San Giovanni, poi a sinistra, il canale si apre, sempre dritto.
Dalla terraferma a rotta di collo verso Trento, risalendo la valle del Brenta. Due giorni a cavalli lanciati, sostando solo per i cambi, scortati dai sei migliori uomini dei Miquez. Raggiungere Pole a ogni costo.
All'incrocio con rio dei Miracoli prendiamo a sinistra, fino al rio del Fondaco. Sbarchiamo.
Consegnare nelle mani del cardinale inglese la confessione di Manelfi. Solo Heinrich puo' farlo.
Cinquanta passi e siamo dentro. Intorno all'ingresso trambusto di capannelli: incrocio lo sguardo di Duarte. Solo un cenno della testa. Gresbeck e' al mio fianco. Entriamo nel quadrilatero del Fondaco dei Tedeschi.
Al centro del cortile campeggia il pozzo, rialzato da due gradini di pietra. Il mio posto. Andirivieni di uomini d'affari, immancabile mescita di birra.
Gresbeck gira sotto il portico a sinistra, punta dritto verso l'agenzia dei Fugger. All'altezza della terza arcata, entra.
Tocco le impugnature sotto il mantello.
Tre ordini di portici si innalzano sui quattro lati del cortile. Cinque arcate a terra, dieci su ciascuno degli ordini superiori, sempre piu' basse man mano che si sale.
Sulla destra quattro persone discutono fitto, contando sulla punta delle dita.
Un uomo appoggiato a una colonna, all'uscita che da' sul Canale.
Sull'angolo in fondo, alle mie spalle, un gruppo di tedeschi si passa delle carte.
Lo sguardo prosegue il suo giro. Altri uomini indaffarati, entrano ed escono in continuazione, percorrono il porticato. Dal primo piano, il rumore degli avventori della birreria, affacciati sul cortile, persi nelle chiacchiere.
All'ingresso principale, oltre il via vai, due uomini in nero, tengono i lati.
Rigonfiamenti sotto le cappe.
Fissano la porta della banca.
Merda.
Gresbeck e' ancora dentro. A destra, i quattro non hanno smesso di contare. Quello piu' discosto fa un gesto a indicare l'agenzia: attendere. Guarda verso le arcate superiori, alle mie spalle.
Mi volto. Dalla birreria un altro sgherro tiene d'occhio la banca.
Quello appoggiato alla colonna e' ancora l. Occhi nella stessa direzione.
e' una trappola.
Ci fottono.
Di nuovo sull'ingresso principale. I due corvi sono innervositi dal trambusto che viene da fuori.
Duarte entra nel Fondaco alla testa dei mercanti di Rialto. Il rumore aumenta.
L'agenzia.
Gresbeck mi viene incontro. Solleva il braccio puntando la pistola.
Mi hai fottuto di nuovo.
Fa fuoco.
Alle mie spalle un uomo si accascia e grida, riverso sul pozzo. Rumore di ferraglia per terra.
I mercanti invadono il cortile.
Gresbeck mi allunga la borsa: - Muoviti, cazzo!
Clamore indistinto, vengo risucchiato dalla ressa, risalgo la corrente che mi fa scudo, spintoni e urla in tutte le lingue.
Pietro Perna mi arriva sotto. Mi strappa la borsa di mano, scambiandola con una uguale.
Strizza l'occhio: - Habemus papam!
Sguscia fuori dalla calca, verso l'ingresso principale. La confessione di Manelfi e' al sicuro.
Mi abbandono alla marea dei mercanti di Rialto che sciamano in senso opposto, verso l'uscita sul Canale. Non vedo Gresbeck, raggiungo il portale sospinto di peso da un nugolo di uomini vocianti che sembrano impazziti. Colpi, grida. Lo sgherro alla porta viene travolto rapidamente.
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