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in Italia, et va sempre attorno persuadendo et insegnando questa dottrina.

Aspetta che anche Joo abbia finito di leggere: - e' la parte piu' sorprendente del costituto Manelfi, la deposizione che Pietro Manelfi ha rilasciato a Leandro Alberti, Inquisitore di Bologna. Una copia ha gia' raggiunto Roma insieme al pentito, e state pur certi che verra' debitamente epurata non appena uno degli uomini di Carafa potra' metterci gli occhi sopra. La seconda copia, completa di firme e controfirme, l'ho ricevuta dallo stesso Alberti, con il compito di consegnarla a Carafa in persona. Ho ricopiato questo passo prima di depositare l'intero incartamento presso la filiale dei Fugger al Fondaco dei Tedeschi. e' sicuramente il deposito piu' prezioso che abbiano mai avuto in cassaforte, e fortunatamente non lo sanno: qui e' scritto a chiare lettere che il ricercato numero uno dall'Inquisizione, Tiziano il battista, ha potuto avvicinare il cardinale Del Monte prima che fosse eletto Papa, e convincerlo dell'innocenza del Beneficio di Cristo, al punto da spingerlo a intercedere per la scarcerazione del suo autore. Fontanini e' veramente uscito di prigione grazie all'intercessione di un potente. Il Generale dell'ordine benedettino conosce personalmente Papa Del Monte. Ci sono prove tangibili della veridicita' del racconto.
La mia risata suona come una conferma: - Sembra pazzesco, ma e' cos.
Miquez resta perplesso: - Ancora non capisco cosa ci sia di cos prezioso.
Gresbeck, serio: - Ghislieri e i suoi compari stanno inchiodando gli Spirituali a uno a uno alle loro responsabilita' in merito alla diffusione del Beneficio di Cristo nelle loro diocesi. Carafa, al Concilio di Trento, li sta accusando apertamente di non averne bloccato la circolazione e in molti casi di averla favorita. Cosa pensate che accadrebbe se gli inquisitori stessi venissero a conoscenza dell'interessamento del Papa per l'autore e per i contenuti del Beneficio di Cristo? Cosa accadrebbe se i cardinali inquisiti, avvalendosi di questa testimonianza, annullassero il peso delle accuse mosse contro di loro?
Joo si sporge sul tavolo: - Carafa sarebbe fottuto. Ma chi ci garantisce che questo documento esista davvero?
- Ne' io ne' voi abbiamo piu' niente da perdere.


Capitolo 43
Venezia, 5 novembre 1551

Due giorni di veglia, alleviati da otto ore di sonno, bastano a impedire che un cinquantenne indolenzito allacci decentemente la sua giubba. Al terzo tentativo soltanto riprendo finalmente confidenza con i movimenti di ogni giorno. Lascio salire dallo stomaco l'agitazione necessaria a scacciare la stanchezza.
Gresbeck e' gia' nell'atrio, avvolto nel mantello, schiena appoggiata alla cassettiera e testa abbandonata all'indietro, quasi a cercare concentrazione con l'aiuto di lunghi respiri. Non avra' con se' armi da fuoco. Solo una lama corta, il minimo. e' vecchio quanto me. Piu' stanco. Posso fidarmi.
Fitta al polso, sempre fasciato stretto da un leggero tessuto d'oriente, variopinto, ripiegato piu' volte su se stesso, per la lunghezza di cinque dita, a coprire poco meno di meta' avambraccio.
Entrera' nell'agenzia senza destare sospetti. Ha carta bianca, i Fugger sanno con chi stare.
Stretti guanti di pelle scura, lucida, sottile, dei conciatori spagnoli, regalatimi dal giovane Bernardo Miquez.
Strano destino, la resa dei conti non e' come te l'aspetti. Rimbalza l'immagine riflessa dal sontuoso specchio, alto come me, largo due, della residenza Miquez, alla punta estrema della Giudecca. Non e' come te l'aspetti. Rada barba grigia incornicia il volto.
Dovra' trattenersi il tempo necessario a ritirare l'incartamento, niente convenevoli.
La vecchia gobba sul naso schiaccia leggermente la punta verso sinistra. I capelli legati dietro la nuca e lisciati con l'olio, dono di Beatrice. Le pistole incrociate in cintura, sfioro il manico del coltello assicurato dietro la schiena.
Mi verra' incontro, passandomi la piccola borsa di tela con dentro il documento.
Copro le armi tirandomi sulla
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