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rovinare tutto all'ultimo momento, ritenuto irrilevante e dimenticato, ma che all'improvviso diventa la leva che puo' scardinare l'intero marchingegno.
Joo ha abbassato la spada: - Di cosa sta parlando?
Gresbeck: - Nemmeno io ho piu' quel fuoco nelle vene, Gert. Io sono gia' morto. Che sia tu o un sicario di Carafa, non fa molta differenza. Ho eseguito gli ordini per tutta la vita. Posso concedermi un finale diverso da quello che e' in serbo per me dietro il prossimo angolo. Posso concederlo a te, al Capitano Gert, all'avversario di tutta la vita.
- Perche'?
- Perche' siamo le due facce della stessa moneta, perche' abbiamo combattuto la stessa guerra e nessuno dei due ne esce vincitore. Il campo e' di Carafa, la speranza dei pezzenti e' sprofondata nel fango, ma anche Qoelet deve uscire di scena.
Questa volta sono io che sorrido, le parole mi escono lente, come se le soppesassi sulla lingua: - Ti sbagli, Heinrich, anche se puo' sembrare facile crederlo, io e te non siamo affatto uguali. Tu hai combattuto la guerra di un altro, hai obbedito agli ordini, hai svolto una parte nel suo piano. Hai servito tutta la vita, per un fine di cui non ti e' nemmeno concesso vedere il compimento: questa e' la tua sconfitta. Non sei stato battuto sul campo, come quelle migliaia di pezzenti ed eretici che hanno lottato contro i loro signori e contro il potere di Roma. Non ti resta niente, neppure il senso di quello che hai fatto. e' per questo che devi offrirmi l'ultima opportunita', perche' e' anche la tua, l'ultima occasione di riprenderti la vita che hai venduto a un altro.
Resta in silenzio. Infila la mano sotto la giubba e mi porge un foglio: - Manelfi non ha fatto soltanto i nomi dei suoi confratelli. Ha raccontato una storia, davanti all'Inquisitore. Quella di un eretico che andava in giro a ribattezzare la gente e di un cardinale che poi e' diventato Papa. Una storia che, se giungesse alle orecchie giuste, farebbe saltare tutto il piano di Carafa.

***

Et in primis interrogatus de quis eum initiavit doctrinae anabaptistae, respondit:

In Florentia Tiziano comincio' a predicarmi la dottrina anabattista et mi ribattezzo' dicendo ch'io non ero battezzato perche' non havevo fede quando fanciullo fui battezzato, et delle altre openioni antique de anabattisti, ovvero che li cristiani non possono esercitare magistrature et signorie, dominii et regni, et questo e' uno de primi principii de anabattisti; non era pero' ancora fra tali anabattisti concluso contra la divinita' di Christo et altri articoli novi determinati et conclusi nel concilio che fu fatto in Venetia, come ho detto di sopra.
Et detto Tiziano disse che li anabattisti erano nella benevolenza de Nostro Signore Iulio III, et che ben poteva testimoniarlo per haverlo incontrato ei medesimo ante che 'l facessero Papa.

Interrogatus an credat dectum Ticianum convenisse ad cardinalem Ioannem Mariam Del Monte, respondit:

Il detto Tiziano mi disse aver parlato al sudetto reverendissimo cardinale per una intera notte con vari ragionamenti. Et in particolare de quel libello famossissimo, Beneficium Christi, et de authore suo, fratre Benedetto Fontanini da Mantua. Tiziano mi disse haver questionato con Sua Signoria circa l'heresia de tale libello et haver convenuto non esservene alcuna. Item dimando' che Sua Signoria intercedesse per il sudetto Fontanini, carcerato in Padoa, reputandolo innocente. Impero' che il Fontanini fu poi mandato libero, io credetti al racconto di Tiziano.
Item Tiziano frequento' molti letterati, cortegiani et financo signori, tutti cercando di persuadere della bontate della dottrina anabattista et del sudetto Beneficio di Christo. Cos fece in Florentia con li cortegiani di Cosimo de' Medici, et anco in Ferrara, con la principessa Renata d'Este.
Item ha fatto el medesimo officio di persuadere Nostro Signore alla dottrina anabattista, Tiziano, nominato nella mia confessione, del quale non so altro suo cognome et per quanto io so lui porto' questa dottrina anabattista
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